Cartelle esattoriali, tregua estesa a giugno 2022: stralcio per i ruoli fino a 1.000 euro e rottamazione per gli altri

Stop ai maxi-aumenti delle multe stradali. Detrazioni oltre 60mila euro, slitta il taglio

Martedì 22 Novembre 2022 di Andrea Bassi e Luca Cifoni
Cartelle esattoriali, tregua estesa a giugno 2022: stralcio per i ruoli fino a 1.000 euro e rottamazione per gli altri

La tregua fiscale voluta dalla maggioranza di governo e implementata dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha un menu piuttosto ampio. La misura di effetto più immediato è lo stralcio delle cartelle sotto i 1.000 euro, affidate all’agente della riscossione tra il 2000 e il 2015. Come già avvenuto in passato, la logica dietro questo intervento è che i costi per l’amministrazione finanziaria risulterebbero superiori rispetto all’effettivo beneficio per le casse dello Stato. Al di sopra di questa soglia scatteranno le nuove operazioni di rottamazione e di “saldo e stralcio” che si spingono di fatto fino al presente: saranno ammesse le cartelle emesse fino al 30 giugno di quest’anno (sempre partendo dal 2000). Nel primo caso si tratta di una definizione agevolata che permette di versare il debito originario senza sanzioni e interessi che si sono accumulati (che in alcuni casi portano al raddoppio del dovuto) a fronte di un versamento forfettario del 5 per cento. Scatta anche la rateizzazione automatica in cinque anni. Il binario del “saldo e stralcio” comporta invece un abbattimento della somma commisurato alla situazione Isee dell’interessato.

LE CONTROVERSIE

Ma nel testo entrato in Consiglio dei ministri sono presenti molte altre modalità per mettersi in regola: non solo rispetto ai debiti già iscritti a ruolo, ma anche a tutti i vari stadi del rapporto tra fisco e contribuente. Ci sono infatti la regolarizzazione degli omessi versamenti tramite ravvedimento speciale, la definizione agevolata delle somme dovute a seguito del controllo automatico delle dichiarazioni, quelle relative ai processi verbali di constatazione e alle controversie tributarie. Per queste ultime dovrebbe essere possibile anche la conciliazione agevolata. Prevista anche la rinuncia agevolata dei giudizi tributari pendenti in Cassazione.

Per quanto riguarda gli omessi versamenti di imposte, anche in questo caso il progetto esaminato in consiglio dei ministri sarebbe quello di permettere di saldare il debito con il Fisco pagando un forfait del 5 per cento di interessi e sanzioni. Le somme poi, potrebbero essere versate in 24 mesi. La sanatoria sugli omessi versamenti avrebbe lo scopo di andare incontro ai contribuenti onesti che hanno correttamente dichiarato le tasse, ma che poi non sono riusciti a versarle per problemi di liquidità. Nello stesso capitolo rientrano poi una serie di misure che hanno l’obiettivo di potenziare l’amministrazione finanziaria. Era stato lo stesso presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ad annunciare durante il suo discorso in aula sulla fiducia, che avrebbe rivisto i sistemi di incentivazione dei dipendenti del Fisco, rendendoli meno legati agli accertamenti e al recupero del gettito. 

Nella manovra vengono poi modificate alcune norme che riguardano l’emissione della fattura elettronica. Viene, per esempio, resa definitiva l’esenzione dall’obbligo per tutti i soggetti che sono tenuti a “passare” la tessera sanitaria, come per esempio gli studi medici. Salta invece, la cedolare secca sugli affitti commerciali, una misura a cui si era pure lavorato nei giorni scorsi. Così come, dopo le proteste del settore, è stato deciso di non aumentare la tassa sulle vincite per Lotto, Superenalotto e Gratta&Vinci.

L’ADEGUAMENTO

Un altro intervento riguarda la multe stradali (prima ancora che si trasformino eventualmente in cartelle): si tratta di congelare l’aumento degli importi dovuto all’adeguamento biennale connesso all’inflazione: sarebbe scattato proprio nel 2023 ma il governo vuole impedirlo.
Infine la revisione delle agevolazioni fiscali, le cosiddette tax expenditures. Attualmente per alcune detrazioni Irpef (escluse quelle sanitarie e per i mutui) c’è un decalage: si riducono progressivamente a partire dai 120 mila euro di reddito per azzerarsi a quota 240 mila. L’idea di anticipare questa forchetta (portandola da 60 mila a 120 mila) resta sul tavolo ma non dovrebbe entrare nella manovra.

Ultimo aggiornamento: 18:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA