Salva-Carige, è scontro sulla nazionalizzazione. Tria: meglio il mercato

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Carige, scontro su nazionalizzazione
ROMA Non c'è pace per il governo. Dopo il lungo ed estenuante braccio di ferro sulla legge di bilancio, l'esecutivo giallo-verde si spacca anche sul destino di Carige. Cinque Stelle e Lega spingono per la nazionalizzazione della Cassa di risparmio di Genova, il ministro dell'Economia Giovanni Tria, invece, punta sul mercato.

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Il tema è noto. Luigi Di Maio e Matteo Salvini non intendono mettere un euro pubblico per salvare la banca ligure, a meno che non diventi di proprietà dello Stato. Così di buon mattino il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, testa pensante della Lega sul fronte economico, mette a verbale: «La nazionalizzazione è una possibilità concreta» nel caso dovesse scattare la «ricapitalizzazione precauzionale» indicata nel decreto varato lunedì notte. Poco dopo è Di Maio a indicare lo stesso epilogo: «Crediamo nella nazionalizzazione che è l'unica strada percorribile per i 5Stelle. Il popolo sovrano si riappropria delle banche. Sarà il primo caso in Europa e con la banca daremo prestiti alle imprese e mutui più agevolati dalle famiglie». Ancora, puntando l'indice su chi ha amministrato l'istituto di credito: «Chiederò formalmente ai commissari di Carige di pubblicare l'elenco dei debitori della banca. Vogliamo capire per chi e per quali ragioni Carige è stata ridotta in quello stato, se c'è un caso De Benedetti come per Mps». «Se i commissari non vorranno farlo», rincara la dose Di Maio, «chiederò alla presidente della commissione Finanze della Camera, Carla Ruocco, di convocarli ed esigere l'elenco in sede parlamentare. Tutti devono sapere perché Carige versa in queste condizioni, di chi sono le responsabilità». Passano pochi minuti e contro la nazionalizzazione si schiera il governatore ligure, Giovanni Toti: «Carige ha le risorse per risollevarsi da sola». E il commissario ed ex presidente di Carige, Pietro Modiano: «Per salvare la banca bastano 320 milioni». Ma, dopo Giorgetti, scende in campo Salvini: «L'obiettivo è salvare Carige sotto lo Stato. Se ci saranno utili ci guadagnerà lo Stato». E il sottosegretario lumbard a breve giro chiarisce: «La nazionalizzazione avverrà se nessun privato ci mette i soldi, questo stabilisce il decreto. Toti e Modiano contrari? Se gli azionisti privati avessero ricapitalizzato non ci sarebbe stato bisogno del nostro intervento». E' a questo punto che Tria scende in trincea. Durante il question time della Camera, dopo che gli azionisti di governo hanno indicato la strada della nazionalizzazione, il ministro dell'Economia offre il petto all'artiglieria: «Una soluzione di mercato sarebbe comunque preferibile. Al momento non è possibile stabilire se si materializzerà l'emergenza» tale da richiedere la ricapitalizzazione precauzionale. Ancora: «Il governo è pronto a realizzare quanto necessario e con le modalità più opportune per la salvaguardia dei risparmiatori e del tessuto economico di riferimento in coerenza con il quadro normativo europeo». Peraltro, ricorda il ministro dell'Economia, l'ingresso sarebbe «a termine» in quanto la quota andrà ceduta nei tempi fissati dalla Unione europea. E non è detto che l'erario debba guadagnarci: la quota del Tesoro in Mps, che deve essere venduta entro il 2021, vale in Borsa 4,2 miliardi in meno di quanti ce ne mise il governo Gentiloni. Insomma, la possibilità di far guadagnare lo Stato con la nazionalizzazione di Carige è aleatoria.

LA MINACCIA
Ma dopo la lunga crociata condotta contro i governi di Renzi e Gentiloni accusati di essere amici dei banchieri, 5Stelle e Lega non possono permettersi di tirare fuori un solo euro per salvare l'istituto di credito senza procedere all'acquisizione dell'istituto di credito ligure. Una situazione imbarazzante che spinge in serata Di Maio a dimostrarsi ancora una volta un nemico dei banchieri: «Se quando pubblicheremo l'elenco dei debitori di Carige troveremo i soliti noti, gliela faremo pagare a tutti quei banchieri che in questi anni hanno ridotto così quella banca per fare un favore a qualcun altro».
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Giovedì 10 Gennaio 2019, 08:03






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