Bollette, stangata sulle case di riposo: luce e gas gonfiano le rette. Rate più alte anche di mille euro al mese

Le Rsa in crisi ora vendono i beni di valore. Non solo bollette: i fornitori chiedono fino al 30% in più. Le Regioni corrono ai ripari

Sabato 24 Settembre 2022 di Francesco Bisozzi
Bollette, stangata sulle case di riposo: luce e gas gonfiano le rette. Rate più alte anche di mille euro al mese

A Bordighera, provincia di Imperia, la casa di riposo San Giuseppe è costretta a mettere in vendita quadri e mobili superflui per riuscire a pagare le bollette. A settembre il conto di luce e gas è arrivato a 36mila euro, contro gli 11mila euro del precedente bimestre. È stato il presidente della fondazione che controlla la Rsa, Vincenzo Palmero, ad annunciare che verranno messi in vendita beni di proprietà della casa di riposo per saldare le fatture.

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Non se la passa meglio Villaggio Amico, Rsa in provincia di Varese, alle prese con un aumento dei costi gestionali del 900 per cento per effetto dell’energia sempre più cara. Il presidente di Villaggio Amico, Massimo Riboldi, nelle settimane passate aveva chiesto alla Regione Lombardia di aumentare il rimborso fornito quotidianamente per ogni paziente: «Qui il rischio è che le rette aumentino di circa mille euro al mese per ogni assistito, con pesanti conseguenze per le famiglie degli ospiti». 


IL FENOMENO
Per l’Associazione italiana ospedalità privata sono almeno 120 le strutture sanitarie a rischio collasso nel Lazio, tra cui numerose case per anziani. Queste 120 strutture valgono 12mila posti letto e danno lavoro a oltre 17mila professionisti, tra medici, terapisti, infermieri e altri. Insomma, le case di riposo sono al collasso e a pagarne il prezzo rischiano di essere anziani, disabili e rispettive famiglie. Ecco perché per salvare le Rsa dal caro bollette stanno scendendo in campo le Regioni.  Dopo la Lombardia, anche il Lazio si appresta a tendere la mano alle case di riposo, utilizzando parte delle risorse che il governo ha destinato alla sanità con il decreto Aiuti bis, 400 milioni di euro. La Regione Lombardia ha appena messo sul piatto quasi 40 milioni di euro. Così il governatore Attilio Fontana: «Abbiamo stanziato oltre 39 milioni di euro per le Rsa. Siamo venuti incontro a tutta la rete delle unità di offerta sociosanitarie residenziali e semiresidenziali e domiciliari per persone anziane e per persone con disabilità». Dalla Pisana fanno sapere che l’emergenza è allo studio dell’assessorato alla Sanità.


I PROVVEDIMENTI
Grazie al decreto Aiuti bis il Lazio può contare su circa quaranta milioni di euro per la sanità, una parte dei quali (ma la quota resta da definire) andrà ai privati. Si è mossa la Regione Liguria, dando il via libera allo stanziamento di 2 milioni e 160mila euro a sostegno delle strutture private per anziani, accreditate e contrattualizzate. «Abbiamo ritenuto indispensabile riconoscere loro un incremento del 2,7% della produzione erogata», ha spiegato il presidente della Regione Giovanni Toti. Sulle Rsa pesano non solo le bollette alle stelle, ma anche le richieste dei fornitori che si occupano dei servizi di ristorazione, pulizia e lavanderia, pure loro alle prese con lo shock energetico. In molti stanno chiedendo di rivedere i contratti in essere e aumenti anche del 30 per cento. 


È successo per esempio nel centro residenziali per anziani Domenico Sartor a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso. In Puglia le rette delle case per anziani aumenteranno da ottobre. In risposta alla richiesta di supporto avanzata da Rsa e centri diurni, la Regione ha approvato le nuove tariffe relative alle prestazioni residenziali, semiresidenziali, ambulatoriali e domiciliari, che saranno applicate dal mese prossimo. Nelle Rsa per anziani la spesa ricade per il 50 per cento sulle Asl mentre l’altra metà grava sulle famiglie. Per coprire la sua parte la Regione investirà oltre 25 milioni di euro. In difficoltà le Rsa della Toscana: l’allarme arriva da Confcooperative Federsolidarietà e Confcooperative Sanità, tra le associazioni nazionali del coordinamento dei gestori dei servizi di assistenza socio sanitaria, profit e non profit. Come se ne esce? Il riscaldamento non può essere abbassato nei locali dove soggiornano anziani e persone disabili. In pratica non si possono pianificare risparmi energetici in ambienti che hanno caratteristiche assistenziali e sanitarie. Soffrono tuttavia anche scuole materne e nidi paritari, mense scolastiche e aziendali. L’ascesa del costo delle bollette non risparmia nessuno, i piatti nelle mense rischiano di restare vuoti e i nidi di chiudere i battenti. 

3 - Continua
 

Ultimo aggiornamento: 25 Settembre, 12:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA