Benzina, verso stop al rialzo dei prezzi. Opec, accordo raggiunto: da agosto 400 mila barili in più al giorno

Domenica 18 Luglio 2021
Benzina, verso stop al rialzo dei prezzi. Opec, accordo raggiunto: da agosto 400 mila barili in più al giorno

I produttori mondiali di petrolio hanno raggiunto l'accordo in seno all'Opec+ per aumentare la produzione a partire da agosto in modo significativo in vista della ripresa dell'economia mondiale.

A partire da agosto, l'alleanza petrolifera aumenterà la sua produzione giornaliera di 400.000 barili. Questo significa, tra l'altro, che la disputa tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che ha bloccato l'accordo due settimane fa, per ora è risolta. La situazione sarà riesaminata nel dicembre 2021, secondo quanto hanno concordato i Paesi.

 

Stop al caro benzina

L'accordo dovrebbe raffreddare il rialzo dei prezzi del barile. Il prezzo del petrolio è salito del 50% dall’inizio dell’anno, superando i 75 dollari al barile, ed è la principale causa dell’aumento dell’inflazione negli ultimi mesi soprattutto negli Stati Uniti. Gli effetti sono ben visibili anche in Italia, dove il prezzo dei carburanti è tornato ai livelli del 2018, con la benzina sopra gli 1,63 euro al litro e il gasolio intorno a  1,5 euro al litro. Un balzo dell’inflazione, attentamente monitorata dalle banche centrali, potrebbe ostacolare la ripresa economica, sia in Europa che in Nord America.

Con l'intesa appena raggiunta i prezzi dovrebbero stabilizzarsi verso il basso, con un impatto positivo anche alla pompa per gli automobilisti. Nei prossimi giorni si vedrà di quanto. «È un buon accordo per i consumatori a stretto giro», affermano alcuni analisti, i quali però temono che le pressioni dei prezzi, anche se più contenute, continueranno con l'aumento della domanda dovuto alla ripresa delle economie e quindi a una maggiore domanda.

IL NEGOZIATO

All'inizio di questo mese, l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e i suoi alleati, tra cui la Russia, sono stati costretti ad abbandonare il tavolo negoziale dopo il fallimento di ogni tentativo di mediazione su come gestire i prossimi aumenti della produzione di greggio, previsti a partire da agosto. L'intesa provvisoria prevedeva di aumentare l'output di greggio di 400.000 barili al giorno nei mesi tra agosto e dicembre, ma la trattativa è naufragata per le obiezioni dell'ultimo minuto degli Emirati Arabi Uniti che sono poi sfociate in uno scontro aperto con l'Arabia Saudita.

Il fallimento del negoziato aveva fatto impennare il greggio al massimo da sei anni con le quotazioni del Wti che hanno sfiorato, brevemente, i 77 dollari al barile. Nell'ultima settimana il prezzo del petrolio ha invece accusato ribassi intorno al 3% per il riaffacciarsi delle preoccupazioni di una contrazione della domanda dovuta alle varianti del Covid, mentre i mercati prezzano la prospettiva di una extra offerta dalla coalizione Opec+ proprio in vista di una intesa tra gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita.

«Un accordo di compromesso tra Opec+ e gli Emirati fa prevedere che sul mercato arriverà una maggiore offerta di greggio», ha spiegato John Kilduff, partner di Again Capital, e «l'altro fattore è l'impatto della variante delta Covid-19, che rappresenta una minaccia per il ritmo di ripresa della domanda». Martedì scorso l'Agenzia Internazionale per l'Energia aveva avvertito che senza un aumento della produzione dell' Opec+ il mercato petrolifero si «irrigidirà in modo significativo» con il rischio di ostacolare la ripresa economica.

 

Ultimo aggiornamento: 20 Luglio, 10:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA