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Aziende, nove su dieci non riescono ad assumere: anche il posto fisso non convince più

Martedì 14 Giugno 2022 di Maurizio Crema
Aziende, nove su dieci non riescono ad assumere: anche il posto fisso non convince più
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VENEZIA - La ripresa c’è, il lavoro pure. Mancano le persone giuste e le imprese venete non riescono ad assumere. Secondo un’indagine di Fòrema, l’ente di formazione di Assindustria Venetocentro, l’83% delle imprese venete intervistate (208) vuole assumere nei prossimi sei mesi (contro il 70% del 2021), il 40% a tempo indeterminato (altro dato in crescita). Ma l’88% delle aziende non riesce a trovare il personale adeguato (contro il 69% del 2021). Solo l’8% dichiara di non voler ampliare l’organico, contro il 18% del 2021. I profili più ricercati per il 2022 sono il progettista tecnico (29% delle preferenze), l’addetto alla logistica (15%) e l’addetto amministrativo contabile (10%). Circa la metà (48%) motiva la voglia d’assumere nell’aumento delle commesse e dell’attività. Ma contano anche l’evoluzione di processi di trasformazione organizzativa che hanno creato la necessità di nuovi ruoli o nuove professionalità, prima non contemplati (13%).

«Si confermano le previsioni di crescita dei sistemi industriali del Veneto, nonostante gli shock dovuti alla situazione internazionale, ai costi di energia e approvvigionamenti – spiega Enrico del Sole, presidente di Fòrema - la richiesta, crescente e insoddisfatta, di professionalità rischia tuttavia di mettere in discussione la ripresa. Servono interventi a supporto dello sviluppo del mercato del lavoro, mettendo a disposizione misure in grado di accompagnare gli individui, in particolare i giovani e i segmenti di popolazione più in difficoltà, a maturare competenze adeguate e un nuovo approccio al mondo azienda. Il programma Gol, Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, sostenuto dalle risorse del Pnrr, e il nuovo “Fondo Sociale Europeo +” rappresentano gli strumenti principali in mano alla Regione Veneto per attuare politiche di sviluppo e accompagnare la transizione».
«Mancano braccia e teste, cioè operai e tecnici specializzati sul web, ma anche manager e personale per la transizione verso la sostenibilità - spiega Roberto Baldo, coordinatore della ricerca e responsabile attività finanziate di Fòrema -. C’è sicuramente un tema demografico con cui fare i conti e anche a un problema legato al blocco dei flussi migratori. Ma c’è anche un tema di disallineamento tra le competenze richieste dal sistema industriale, mentre il nostro sistema industriale sconta anche la scarsa attrattività verso i giovani».
Un quarto delle imprese collega le assunzioni al normale turnover e ai pensionamenti. Le grandi imprese appaiono ancora più in difficoltà delle Pmi (la percentuale sale al 93%) ed è difficile per il 56% il reclutamento di figure operative per la produzione. Il 57% dichiara di non riuscire a ingaggiare il nuovo personale necessario per mancanza di figure disponibili perché già in forza presso altre aziende e perché il sistema della formazione non riesce a coprire la domanda.

«Le aziende che hanno lavorato sulla loro immagine per attrarre giovani e specializzati in Veneto sono ancora mosche bianche - spiega Baldo - forse perché molte sono inserite in grandi filiere della moda, dell’auto, quindi meno visibili. Mancano però le persone sia a livello dirigenziale, cruciali in un contesto sempre più incerto, che impiegatizio. Per questo sarà cruciale gestire al meglio le risorse per la formazione legate al Pnrr. I primi 55 milioni di euro destinati al Veneto sono già arrivati e la Regione si sta attrezzando: a luglio usciranno i provvedimenti operativi, a settembre si comincerà il lavoro sulle persone».


NUOVI FONDI
Sullo sfondo restano altri due aspetti: le dimissioni (66mila in Veneto nelle ultime analisi), i giovani laureati che se ne vanno in Lombardia, Emilia Romagna e anche all’estero. Come evidenzia Fondazione Nord Est «ben due imprese su tre faticano ad attrarre i giovani, ma di queste solo una su due usa la formazione per rendersi appetibile e ancor meno (una su tre) definisce percorsi di crescita professionale e/o adotta un’organizzazione che aiuta la conciliazione tra tempi di lavoro e di vita familiare».
 

Ultimo aggiornamento: 16:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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