Auto, la ripresina del mercato. Ma servono interventi governativi per svecchiare il parco e per le infrattutture di ricarica

Venerdì 2 Dicembre 2022 di Giorgio Ursicino
Il parco stampa italiano grande e molto anziano

In Italia, come in Europa, prosegue la ripresa del mercato dell’auto. Un po’ è dovuto dalla maggior disponibilità dei semiconduttori, diventati merce rara dall’esplosione della pandemia. Di più dalle dinamiche dei produttori impegnati a tutto campo nella svolta energetica per prepararsi alla fine dei motori a scoppio decisa dall’Unione Europea. A novembre nella Penisola sono state consegnate 119.853 vetture nuove, il 14,7% in più delle 104.519 immatricolate nello stesso mese dell’anno scorso. Il cumulato, però rimane deficitario a doppia cifra in percentuale, tanto che negli 11 mesi dell’anno mancano all’appello 160 mila auto, -11,6%. L’umore del settore non è dei migliori e le associazioni vogliono sfruttare i bilanci di fine anno e, soprattutto, l’insediamento del nuovo esecutivo per cercare di rimettere l’automotive sotto i riflettori.

I riflettori del governo sul comparto sembrano indispensabili se si vuole accompagnare il brusco cambiamento e non far crescere ancora la forbice che ci divide non solo con il Nord Europa. Per questo motivo l’Unrae, l’Unione dei Costruttori Esteri, ha programmato un incontro con la stampa il 13 dicembre per sollecitare l’attenzione di Palazzo Chigi. Le richieste sono le solite, punti dolenti che non sono mai stati affrontati con il dovuto impegno. Che si muovono su tre direttrici fondamentali. Robusto aiuto per cercare di svecchiare un parco circolante troppo anziano ed incentivare i veicoli a basse emissioni oltre a quelli zero emission. Mettere a punto un piano di sviluppo delle infrastrutture di ricarica, sia pubbliche che private definendo eventuali aiuti. Adeguare la normativa fiscale troppo penalizzante rispetto al resto del Continente, quanto meno per i modelli più ecologici.

Tornando alle vendite dell’ultimo mese si nota una discreta ripresa delle vetture LEV, quelle con la spina che, almeno per un buon numero di chilometri, possono viaggiare senza far rumore e senza inquinare. Le BEV (elettriche pure) sono risalite al 4,2%, la PHEV (ibride plug-in) al 5,5%, portando il totale di tutte le ricaricabili a sfiorare il 10%, barriera che gli altri quattro grandi paesi d’Europa hanno infranto da tempo. Da gennaio a novembre, purtroppo, questa percentuale è decisamente più bassa. Quasi scomparse le vetture a metano considerate fra le più pulite fra quelle con propulsore termico: appena lo 0,3% delle vendite totali.

Fra i brand molti hanno segno positivo. Fiat resta con un segno meno e scende al 11% del totale, appena 3 punti in più della Volkswagen. È evidente che ad indirizzare il mercato è l’offerta e non la domanda, altrimenti non si spigherebbero la performance di Stellantis poco sopra il 30% (6 punti di differenza in meno con il Gruppo di Wolfsburg rispetto allo stesso periodo del 2021). Eccellenti i dati della molisana DR che è cresciuta di quasi il 200%, ha una quota superiore al 2,5% e viaggia verso un anno da 25 mila consegne. Ottimo l’andamento anche della Tesla che ha superato le mille consegne in un mese che non chiude il trimestre.

Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 14:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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