Alitalia, la resa del governo: «Il consorzio non esiste più»

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Alitalia, la resa del governo: «Il consorzio non esiste più»

di Roberta Amoruso

Può essere davvero l'ora dello spacchettamento. Perché è l'ora delle alternative possibili alla soluzione di mercato ormai fantasma per Alitalia. Alla fine il governo ha ammesso la svolta obbligata a una settimana dalla frenata di Atlantia. Più cauto il premier Giuseppe Conte che guarda «alle alternative allo studio» visto che «la soluzione di mercato non è portata di mano». Più esplicito il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli quando dice che «non c'è più» l'opzione Atlantia-Delta-Fs e lascia intendere lo sbocco possibile per una compagnia «troppo grande per essere piccola e troppo piccola per essere grande», che così com'è «il mercato fa fatica ad accettare» e che fa fatica «ad essere competitiva». Tocca invece al viceministro dello Sviluppo Stefano Buffagni richiamare «il momento» delle «decisioni difficili», dei «ragionamenti per creare valore», ma anche per «rendere gli asset appetibili sul mercato». E dunque, «al di là del commissario unico», si parla della necessità di «alcuni approfondimenti normativi», magari di «qualche modifica di legge» (la Prodi bis, ndr), purché «si garantisca che le aziende siano funzionali, anche per le richieste Ue».

Alitalia, vendita dopo gli esuberi: azienda divisa in due e il volo a Lufthansa

Tutto per arrivare a dire che «lo spacchettamento dei servizi ha senso», ammette il viceministro alzando il velo su quel piano per dividere in due l'Alitalia, anticipato lunedì dal Messaggero. Un piano, con molte complessità tecniche, certo, ma che permetterebbe di alleggerire la compagnia da 3.500 esuberi affidandoli alla parte servizi, tra attività di terra, handling e manutenzione. Sono ancora troppi i dettagli da definire per parlare di una decisione dietro l'angolo. Ma è proprio questa la divisione tra le attività di volo e il resto degli asset, la strada che sta valutando al momento il governo. Per preparare la cessione futura delle sole attività di volo a Lufthansa, magari in cordata con Atlantia ed Fs.
Mentre in queste ore si intensificano i contatti tra Palazzo Chigi, Mise e Mef per trovare il grimaldello normativo, e mentre si cerca un segnale concreto da Lufthansa, qualche riflessione va fatta in relazione alle soluzioni più drastiche. La prima è che chi in queste ore parla di ristrutturazione di Alitalia, prima della vendita a una cordata guidata da Lufthansa, forse dimentica che da maggio 2017 la gestione commissariale ha già realizzato una profonda ristrutturazione di Alitalia: con un business plan limitato dal numero degli aerei e dalla fase di transizione verso un possibile partner, era difficile fare di più.

LE ROTTE AI TEDESCHI
Ma anche il fatto che invece si parli in queste ore sui tavoli cruciali di bando per lo smembramento della compagnia, sempre che si arrivi a tanto, è passibile di valutazioni critiche per più di un motivo. L'obiettivo dichiarato di questa strada è spingere Alitalia, un'azienda pubblica che nonostante tutto ha in mano il mercato italiano del trasporto aereo, alla massima efficienza con un costo del lavoro ben più leggero (grazie anche al trasferimenti alla società dei servizi di 3.500 esuberi), altre eccedenze di personale gestite con ammortizzatori, e una produttività degna di una compagnia che fa utili. Ma oltre all'ulteriore costo di questa operazione per le casse pubbliche, tra cassa integrazione e nuovo prestito ponte che dovrebbe ben superare i 400 milioni (dopo i 900 già alle spalle), c'è un costo ben più alto che non si può ignorare se si pensa al passaggio successivo a Lufthansa. L'Alitalia passerebbe a una società con base a Francoforte, certamente interessata al ricco boccone del mercato italiano, ma non certo a fare l'interesse di una parte Paese che rischia di tornare indietro di 50 anni se non saranno garantire certe rotte, per esempio per il Sud o verso la Sardegna, non sempre così profittevoli. Sappiamo che Lufthansa amplierebbe le rotte verso gli Usa e la Germania, per esempio. Bene. Ma non è ben chiaro però cosa farà delle rotte interne gestite secondo le logiche di una società privata con base a Francoforte. È la solita storia che va avanti da anni, si dirà, ma va comunque considerata con attenzione se si pensa di vendere aerei e rotte ai tedeschi.
 
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Mercoledì 27 Novembre 2019, 07:35






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