Obbligati a crescere, Giorgetti: «Non è il futuro lo Stato al 100% delle imprese». Messina: «Serve crescita oltre il 2%»

Giovedì 6 Maggio 2021
Obbligati a crescere, Giorgetti: «Con la crisi lo Stato non può tirarsi indietro». Messina: «Crescita indispensabile»

Obbligati a Crescere. Il Piano - L’economia della prossima generazione è il titolo del webinar andato stamani in streaming sulle testate del gruppo Caltagirone Editore (Messaggero, Mattino, Gazzettino, Corriere Adriatico, Quotidiano di Puglia) . Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è definito, qualche ritocco, pochi dettagli e si parte. La rivoluzione digitale e la transizione ecologica sono gli assi portanti della strategia europea prevista dal Next Generation Eu: i due driver di sviluppo che coinvolgono in maniera trasversale imprese e istituzioni. Questi i temi al centro della discussione. 

Giorgetti. Il primo a intervenire al webinar è stato il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, che ha parlato degli aiuti alle imprese e del Recovery plan: «Lo Stato non può tirarsi indietro», ha esordito ma «il piano da solo non risolve il problema». Giorgetti ha poi affermato che è necessario un «nuovo ruolo pubblico in questa fase di crisi» ma, ha aggiunto, «è indispensabile la presenza dell'imprenditore privato».

«Noi abbiamo messo a punto questa strumentazione» con il Pnrr, «che risponde al ruolo pubblico in una situazione di crisi, dopo di che ci deve essere dalla parte privata, gli imprenditori che si rimettono in gioco. L'alternativa è che lo Stato diventi azionista al 100%, questo non può essere il futuro», ha detto Giorgetti. Secondo il ministro il Pnrr può aiutare le imprese in difficoltà «anche se non è che il piano da solo risolve il problema. Ho ribadito l'importanza della dimensione imprenditoriale, perché lo Stato deve fare la sua parte» con investimenti pubblici, risorse pubbliche, e anche «con l'intervento dello Stato in aziende in crisi o in settori, ma è indispensabile la presenza dell'imprenditore privato, che ha la volontà, il coraggio e si assume il rischio imprenditoriale», e che deve essere accompagnato in queste nuove sfide.

Il ministro si è poi soffermato sul settore dell'acciaio, assicurando che il governo ascolterà tutti e presenterà poi un piano. Anche in questo campo comunque, ha osservato Giorgetti, «lo Stato deve fare la sua parte». «Noi abbiamo un mondo produttivo legato all'acciaio privato che funziona benissimo - ricorda - che è eccellenza, non faccio nomi. Abbiamo dei problemi grandi in particolare a Taranto e a Piombino, limitatamente a Terni».

In particolare «su Taranto e Piombino il governo ha un progetto che si avvarrà sia delle risorse messe a disposizione dal Pnrr, sia anche delle capacità tecnologiche offerte dai cosiddetti campioni nazionali che noi abbiamo nei vari settori, che si potranno utilmente applicare a un progetto di cui andare fieri nel mondo», ha affermato Giorgetti. «Sono molto ottimista al netto della situazione molto complicata sotto diversi profili (basti pensare che il 13 maggio è attesa la sentenza del Consiglio Stato per quanto riguarda la possibilità di continuare a produrre a Taranto): quello che è chiaro è che senza acciaio si blocca tutto il sistema della manifattura italiana dove siamo secondi in Europa dopo la Germania, siamo bravi e capaci di fare», ha continuato. «Taranto, Piombino, Terni sono parte di un puzzle che deve in qualche modo essere coerente: stiamo ascoltando tutti e in tempi relativamente breve potremo presentare un puzzle coerente, che possa rispondere all'esigenza strategica di produzione di acciaio per la nostra industria manifatturiera», ha concluso il ministro.

Il ministro infine, parlando della farmaceutica, ha detto che è necessario guardare al settore non solo dal punto di vista della salute ma anche dal punto di vista industriale e ha immaginato per l'italia un ruolo di hub nel settore. «Come governo vorremmo mettere a disposizione un polo che coordini e finanzi queste ricerche» nella farmaceutica, «non è solo un problema di soldi, ma anche di ambiente. Se riusciamo a mettere su un ambiente, possiamo far diventare l'Italia un hub di riferimento per il sud Europa e Nord Africa», ha affermato il ministro, spiegando che «questo è il nostro obiettivo, di medio lungo termine». Sulla produzione dei vaccini, ha assicurato, «abbiamo avviato i necessari contatti con le big Pharma per cercare di convincerle a venire a produrre qui».

 

 

 

Messina. L'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina si è concentrato sulla crescita, indispensabile per ridurre il debito, ha spiegato. «E’ indispensabile realizzare la crescita. Se attiviamo tutto il potenziale del Piano, cresceremo l’1,5% dal 2025 al 2030 raggungendo un rapporto debito/pil del 140% (dal 157% previsto per quest'anno). Ma non basta - ha continuato Messina -. Dobbiamo trovare negli anni ulteriori fattori di crescita, in modo da portare la crescita oltre il 2% e garantire un rapporto debito/pil che ci renda indipendenti dalla Bce».

«Bisogna puntare sui punti forza del nostro Paese, unici in Europa. Quindi sul risparmio degli italiani e sulla capacità  delle imprese di muoversi nel mercato interno, ma soprattutto nell’export. Vogliamo essere la banca di riferimento, la cinghia di trasmissione del Pnrr per le imprese e le famiglie. Essere l’infrastruttura finanziaria del Piano, perché siamo la banca delle filiere, con il 25%-30% del mercato, nel Paese delle filiere. E abbiamo anche riorganizzato la struttura della banca in base alle filiere per scaricare fino a terra il Piano. Mettiamo, quindi, a disposizione 270 miliardi per le imprese e 140 miliardi per le famiglie. Alle piccole imprese andranno circa 120 miliardi, mentre alle grandi saranno destinati 150 miliardi. Ma siamo in grado anche di anticipare la scommessa per settore. Siamo in grado di puntare oltre 80 miliardi sul green, oltre 60 miliardi sulle infrastrutture e oltre 100 miliardi sull’innovazione».

Infine Messina ha parlato di fintech che ha detto non sostituità le banche, assolutamente. «La tecnologia è fondamentale ma è un mezzo. Il mondo delle banche si basa sulla fiducia e, e la fiducia si basa sulle relazioni tra le persone. Il Fintech è un ulteriore valore che concorre alle aree di business della banca ma il capitale umano rimane la forza delle aziende», ha sostenuto il manager.

Colao. Il ministro dell'Innovazione Tecnologica Vittorio Colao ha iniziato sottolineando il problema demografico dell'Italia e si è soffermato sul digitale, che abbassa le barriere per chi vuole fare impresa e spinge la mobilità sociale. «Dobbiamo crescere, e in Italia dobbiamo farlo di più - ha affermato il ministro -. Perché avremo anche un problema demografico molto forte. L'innovazione tecnologica è particolarmente importante perché spinge la mobilità sociale e abbassa le barriere del fare. In cinque anni - ha spiegato Colao - se tutti collaboreranno raggiungeremo i migliori livelli europei per connettività».

«II Piano nazionale di ripresa e resilienza - ha aggiunto il ministro - serve a dare delle opportunità ai giovani. E ha a disposizione una discreta quantità di fondi che permetterà a donne e uomini non solo di lavorare, ma anche di avere tempo per essere madri e padri di famiglia. Ma la parte principale del Piano - ha aggiunto il ministro - non sono i progetti, ma la loro implementazione. Per questo le procedure di semplificazione saranno uno dei cardini del Recovery italiano. E l'innovazione sarà un fattore centrale. L'innovazione - ha spiegato Colao - permette di misurare i tempi dei processi amministrativi. E permette di fare confronti».

«Sapremo quanto tempo impiegherà una pratica ad essere svolta in un determinato ufficio, e quanto in un altro che fa lo stesso lavoro magari in un altro posto del Paese. Ma questo - ha voluto sottolineare - non per punire, ma per vedere cosa fa chi ci mette di meno e mutuare questi comportamenti per migliorare i servizi».

La tecnologia, poi, ha detto ancora Colao, «permette anche di avere chiarezza nelle risposte della Pubblica amministrazione. Spesso riceviamo - ha spiegato - carte pubbliche di cui fatichiamo a capire cosa vogliono dire. Il digitale, invece, è un sistema binario fatto di sì o di no. Questo può aiutare a ristabilire la fiducia nel rapporto tra cittadini e amministrazione».

Sulla questione della "paura della firma" dei dirigenti pubblici, Colao è stato chiaro. «Dobbiamo dire al dipendente pubblico che, a meno che non ci sia dolo, non rischia un procedimento penale se firma un atto. Ci possono certo essere errori, ma questi vanno valutati sotto altri profili».

Alla domanda se sia vero che il governo ha messo in un cassetto il tema della rete unica per la banda larga, Colao ha risposto che l'intenzione dell'esecutivo, proposta nel Recovery, «è quella di soddisfare le esigenze dei cittadini. Le questioni societarie, ha aggiunto, le valutano le società e le autorità preposte come l'Antitrust. Noi - ha detto il ministro - vogliamo portare a tutti la banda ultralarga, indipendentemente da dove si trovano e lo faremo con delle gare in concorrenza tra gli operatori. Il nostro obiettivo - ha concluso Colao - è indipendente dagli assetti societari».

Giovannini. Il ministero delle infrastrutture e della mobilità gestirà 62 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lo ha spiegato lo stesso ministro Enrico Giovannini. «Una cifra ragguardevole», ha sottolineato. «Una parte degli investimenti andrà alle infrastrutture - ha spiegato ancora il ministro - un'altra alla "vita dei cittadini". Su questo punto ci sono i 4 miliardi destinati all'edilizia popolare. Un investimento senza precedenti. E i 4 miliardi per il rinnovo delle infrastrutture idriche».

«Nel piano - ha spiegato inoltre Giovannini - abbiamo inserito i progetti che riteniamo fattibili entro il 2026. Altri, come l'alta velocità Salerno-Reggio Calabria, che saranno chiusi entro il 2030, li abbiamo finanziati con risorse nazionali».

«Abbiamo inoltre fatto un'analisi dei rischi sulle procedure legati a questi 62 miliardi di investimenti. Queste analisi porteranno all'emanazione, a metà maggio, di un decreto per le semplificazioni. Un testo più ampio di quanto il suo nome non dica. Il decreto sarà accompagnato anche da una legge delega per la riforma del codice degli appalti, perché ci sono opere che non sono nel piano ma che vanno comunque accelerate», ha rilevato ancora il ministro.

«L'idea del governo è quella della "reingegnerizzazione" dei processi. Prima degli appalti ci sono altre fasi: la progettazione, le autorizzazioni. Nessuno vuole smantellare le procedure di Via o le verifiche paesaggistiche che, tra l'altro, sono previste nella nostra Costituzione. Ma queste fasi devono avvenire in parallelo e bisogna potenziare le strutture. Posso semplificare gli appalti - ha spiegato Giovannini - ma se non ho sufficienti architetti e ingegneri che fanno poi le valutazioni e le verifiche non ho risolto nulla».

«Anche il dibattito pubblico è un elemento imprescindibile. Nel momento in cui faremo tanti investimenti, senza il coinvolgimento dei cittadini il piano non si realizzerà», ha poi avvertito Giovannini.

Il ministro si è quindi soffermato sull «"cura del ferro", un capitolo che vale 25 miliardi. L'obiettivo è sviluppare le ferrovie con la chiusura della "T": portare l'alta velocità a Reggio Calabria e chiudere la Brescia-Padova. Ma è anche previsto il raccordo con le linee regionali. E vorrei citare la Orte-Falconara e la Roma-Pescara, le linee ferroviarie che andranno da est a ovest. Ci sono anche 8,5 miliardi per i materiali rotabili, che vuol dire nuovi treni, nuovi autobus, nuove metro. C'è anche un investimento significativo nei porti per renderli resistenti ai cambiamenti climatici, che purtroppo ci sono e ci saranno, e connetterli con l'ultimo miglio. Non dobbiamo mai dimenticare, ha concluso il ministro, che tutto il piano è sottoposto al principio di non danneggiare l'ambiente. Un principio che la Commissione verifica con particolare rigore. Per questo non ha permesso che fosse finanziata la costruzione di strade con i fondi del piano. Ma nonostante questo - ha detto il ministro - abbiamo ottenuto di poter finanziare con 300 milioni di euro, le strade che collegano le aree interne alle nuove reti veloci per dare accesso ai cittadini che vivono in zone non raggiungibili dalle ferrovie».

Carfagna. «La priorità - ha spiegato il ministro del Sud Mara Carfagna - è porre le basi per una riunificazione economica e sociale del Paese. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ci aiuta a fare questo balzo in avanti. Per il Sud - ha proseguito il ministro - c'è una quota di 82 miliardi di euro del Pnrr, che diventano 130 miliardi se si aggiungono i fondi strutturali e quelli del React Eu».

«L'impiego di questi fondi - ha sottolineato Carfagna - determinerà una crescita del Sud aggiuntiva del 24 per cento, rispetto al 15 per cento della media nazionale. Si stima che ci sia una crescita dell'occupazione femminile del 5,5% e del 4% di quella giovanile. Significa centinaia di migliaia di donne e di giovani che troveranno occupazione nel Sud».

Il tema dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni, ha detto ancora il ministro, «è alla base delle disuguaglianze. I Lep sono una disposizione inserita nella Costituzione ma inattuata da venti anni. La conseguenza è che i fondi nazionali vengono distribuiti non per l'effettivo fabbisogno, ma con il criterio della spesa storica. E questo crea disparità». «Questo principio negli anni ha alimentato le disuguaglianze. Basta considerare alcuni dati. Nel Nord ci sono 32 posti negli asili nido ogni 100 bambini. Al Sud solo 13,5. Questo vale per tutto, per l'assistenza degli anziani, per il trasporto locale, per il tempo pieno nelle scuole. Si tratta di un modello indegno per un paese civile».

«Va superato - ha proseguito il ministro - per evitare che 20 milioni di cittadini debbano scontare un peccato originale, quello di essere nati al Sud. Adesso dobbiamo attuare queste disposizioni sui Lep. Stiamo lavorando sui primi due capitoli, gli asili nido e l'assistenza agli anziani».

Profumo. L'amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, ha cominciato il suo intervento parlando di digitale. Il manager ha ricordato che il gruppo ha 2.700 imprese nella sua filiera di fornitura e che le sta supportando nella loro evoluzione digitale. Il digitale ha sottolineato Profumo non è solo quello che prima facevamo con la carta, «non è solo quello. Se si usa in modo intelligente si valorizzano le informazioni e si possono elaborare soluzioni che non saremmo capace di vedere in modo immediato». La digitalizzazione, ha però avvertito il numero uno di Leonardo, «non deve essere fine a se stessa ma deve essere sempre connessa con l'evoluzione di quello che si fa, pensiamo alla transizione ecologia o all'esclusione sociale, che posso essere molto aiutate dal digitale. Va inserita quindi in un quadro di insieme. Bisogna occuparsi di come ci si connette con il sistema europeo - ha poi continuato Profumo -. E pensare alle tematiche di cybersecurity. Pensiamo anche al lavora da casa, faccio fatica a chiamarlo smart tworking, che ha aumentato moltissimo la superficie attaccabile. Quindi noi vediamo il digitale come una evoluzione d'insieme dell'azienda», ha detto ancora Profumo.

Parlando poi delle prospettive di crescita e di riduzione del debito, Profumo ha sottolineato: «Abbiamo una grande fetta di risparmio» da spingere in investimenti e consumi, «una base industriale importante, siamo la seconda manifattura d'Europa, con grandissima capacità, che obiettivamente rappresenta una base significativa su cui impostare le crescita» e poi la «semplificazione burocratica e della giustizia che credo che siano rilevanti per togliere alcuni cappi alla nostra capacità di crescita».

Starace. L'amministratore delegato dell'Enel, Francesco Starace, ha affermato che non ci sarà alcuno «stop post-pandemia all’economia circolare. L’Italia è già uno dei Paesi più circolari e il tema rimarrà centrale. Un recente studio Ambrosetti dice che se in Europa l’economia circolare è ancorata a 380 miliardi di Pil, circa 30 miliardi è il peso dell’Italia. Rappresentiamo uno dei migliori esempi di economia circolare, anche grazie a delle politiche industriali intelligenti. E non a caso, siamo considerati una best practice  a cui guardare. Enel è molto impegnata in questa direzione, sia all’interno, sia tra i nostri appaltatori».

Esiste «una transizione giusta», con costi limitati, anche in termini di risorse umane nel passaggio all’elettrico dai consumi combustibili fossili? «Una recente stima parla di 1,4 di posti di lavoro netti derivanti dall’elettrificazione - ha rilevato Starace -. Netti vuol dire che ci sono anche posti di lavoro che si perdono accanto a quelli che si guadagnano. Ma ci sono delle politiche necessarie per affrontare tutto questo. Noi sappiamo cosa vuol dire visto che abbiamo chiuso 23 centrali». E allora, «la prima cosa da fare è dire e spiegare quello che succede davvero, dire la verità di fronte a un cambiamento del settore così rivoluzionario. A quel punto è necessario attivare un percorso di riconversione professionale. E dunque, sono necessarie anche risorse. Questa transizione ha un costo e bisogna puntare sui nuovi settori. Il saldo per l’economia è sempre positivo, ma evidentemente questo passaggio deve essere affrontato anche con il pubblico».

Candiani. Silvia Candiani, amministratore delegato di Microsoft Italia, ha parlato di digitale, investimenti e formazione. Si è detta d'accordo con Colao che ha parlato di «governo arbitro» e ha aggiunto la definizione di «governo magnete»: capace cioè di attrarre investimenti dai vari player grazie al Pnrr. «Abbiamo annunciato un anno fa un piano di investimenti da 1,5 miliardi per accelerare la trasformazione delle aziende», ha sottolineato Candiani ponendo l'attenzione su cloud, data center e pmi. «Fondamentale lavorare in partnership con gli altri player, per esempio di recente Poste Italiane. Importante fare rete e creare un ecosistema di innovazione: necessarie competenze digitali e tecnologiche».

Candiani ha continuato sottolineando che per Microsoft «uno dei temi più importanti è il Piano “ambizione Italia” per le competenze digitali. Abbiamo formato un milione di persone in Italia. Oggi c'è un mismatch tra persone nel mondo del lavoro e circa il 20% delle posizioni restano non coperte. Il rischio è sprecare il talento dei giovani, anche perché c'è la disoccupazione giovanile. È molto utile la collaborazione pubblico-privati. Abbiamo messo a disposizione i nostri corsi digitali e collaboriamo con le università. Molto importante aumentare la crescita».

«Microsoft ha fatto investimenti per rendere i data center meno impattanti sull'ambiente. E' fondamentale ridurre il consumo di Co2. Gli obiettivi sono diventare carbon neutral entro il 2030 e carbon negative entro il 2050.
È importante anche allungare la vita dei macchinari per evitare di sostituirli. Inoltre ora vengono costruiti anche sui sottomarini per ridurre l'impatto del raffreddamento», ha quindi sottolineato Candiani.

Candiani ha poi parlato del suo percorso formativo, che inizia studiando economia in Bocconi, per poi proseguire all'Insead in Francia. Ha cominciato a lavorare a McKinsey nella consulenza. Poi Intesa Sanpaolo, Vodafone e da 10 anni in Microsoft. È stato utile lo studio della matematica finanziaria, ma in generale ritiene importante «continuare a imparare e investire nelle competenze». Un tema ricorrente nel suo intervento. Candiani ha inoltre sottolineato che con il digitale si possono risolvere anche i problemi del quartiere e, riguardo le Stem (le discipline scientifiche), è importante toccare la tecnologia fin da piccoli.

Infine alla domanda come appare il progetto Italia dal punto di vista americano Candiani ha replicato: «Possiamo essere orgogliosi del Next Generation Eu, come mi piace chiamarlo perché guarda al futuro. Importante l'accelerazione degli investimenti dal punto di vista dei privati. Un esempio è la Tax credit nel digitale. Un tema che è un driver di cambiamento dato che il digitale ci permetterà di competere con gli altri Paesi».

Innocenti. Pietro Innocenti, amministratore delegato di Porsche Italia, ha parlato di come il Pnrr affronta il tema della mobilità sostenibile. Ha ritenuto fondamentale il tema delle infrastrutture e ha analizzato alcuni punti del Piano. Prima di tutto l'elettrificazione del mercato dell'auto: «Oggi le vetture elettriche sono lo 0,2% del totale e per arrivare al 16% in 9 anni bisogna darsi molto da fare». Altro aspetto sono le infrastrutture di ricarica, consentendo una ricarica agevole. «La Germania non è prima in Europa – ha 7 colonnine ogni 100km – ma è messa molto meglio di noi. Prima è l'Olanda, con 40 colonnine ogni 100km. La Germania stanzierà 5,5 miliardi». 

Innocenti giudica poi basso lo stanziamento del governo di 750 milioni previsto nel Recovery plan per la costruzione di stazioni di ricarica elettrica (contro i 5,5 miliardi stanziati dalla Germania). «Bisogna cercare di investire nelle autostrade per stazioni ultrarapide per ridurre i tempi di ricarica intorno ai 20 minuti, che è il tempo medio di una sosta. Però queste colonnine sono molto costose». Innocenti ha citato il caso della Norvegia. Paese che ha fatto una scelta molto chiara: ha investito molto sulla defiscalizzazione. Lì per una vettura elettrica non si paga l'iva e imposta di bollo. «Queste tecnologie costano molto. Occorre che tutti facciamo la nostra parte. Ma è una battaglia che non possiamo vincere senza il governo. Servono le risorse».

Alla domanda cosa può fare Porsche per modificare questa tendenza che prevede uno squilibrio tra le risorse e gli obiettivi, Innocenti elenca gli investimenti di Porsche. Soprattutto riguardo alle stazioni di ricarica (ultrarapide con potenza da 300kW), anche tramite collaborazioni (con Enel X e Q8). E cita di nuovo il caso della Norvegia dove viene venduto un gran numero di vetture elettriche perché è conveniente acquistarle.

Salini. Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, ha detto di essere «molto fiducioso sulle riforme che accompagnano il Pnrr e cioè giustizia, pubblica amministrazione». Basta quanto è stato stanziato per fare il Paese del futuro? «La prima domanda da farsi è quale è il paese del futuro che vorremmo? Non abbiamo una visione del Paese a 30 anni. Dobbiamo pensare a che Paese vogliamo essere: industriale, di turismo, manifatturiero, un Paese che diventa sede di vacanze e pensionati. Dobbiamo scegliere la nostra missione». 

«Bisogna raffrontare i 240 miliardi del Pnrr al Pil dei prossimi sei anni, quindi ai quasi 10 mila miliardi di pil che sviluppiamo nei sei anni, sono il 2,6-2,7 % sul pil, che è quanto spendevano prima della crisi». Insoma, secondo salini, il Recovery «è una spinta importante ma solo una gamba», servono altri programmi di spesa «altrimenti è splo uno strumento anticiclico e non riesce a dare quella spinta che ci serve». 

«E' evidente che 230 miliardi nel futuro sono in realtà pochi, le infrastrutture che ci sono, se guardiamo, sono già opere in corso, ma dobbiamo necessariamente fare altro per i giovani», ha detto ancora l'ad del Gruppo WeBuild, sottolineando che serve «creare occupazione: l'ingegneria in questo paese è capace, se non facciamo progettare il futuro agli ingegneri, difficilmente riusciremo a realizzarlo».

Salini ha poi citato il piano infrastrutturale senza precedenti varato dal presidente americano Joe Biden che prevede investimenti per trilioni di dollari. Invece in Italia «abbiamo il peccato originale di fare dei bellissimi piani, ma poi non siamo coerenti e ci mettiamo i soldi che servono per realizzarli», e la sostenibilità «costa, è un lusso che si possono permettere i paesi ricchi». Salini chiede quindi di accelerare sull'apertura dei cantieri anche per creare occupazione. Quello che Webuild chiede, ha detto, è «di lavorare, ci sono molti cantieri aperti, ma alcuni che vanno aperti, chiederei di velocizzare i percorsi di gare» perché «ogni gara che viene aggiudicata significa migliaia di posti di lavori».

Battisti. Gianfranco Battisti, amministratore delegato e direttore generale delle Ferrovie dello Stato Italiane, ha iniziato il suo intervento affermando che il tema posto da Salini – la messa a terra delle gare per i cantieri – «non è banale. Ci sono 7 cantieri che nei prossimi due mesi saranno attivi. Con conseguenze occupazionali – nuovi posti di lavoro – e crescita del Pil». «In questo modo si può incidere a prescindere dal Recovery. Stiamo velocizzando le gare. Siamo di fatto il primo grande investitore del Paese: abbiamo investito 8 miliardi di euro. Anche per quanto riguarda la tecnologia: 4 miliardi di gare, rendendoci il più grande investitore in Europa riguardo alla tecnologia. Noi non ci siamo mai fermati sui grandi cantieri, come il Terzo Valico. Sono infrastrutture fondamentali per connettersi in Europa. Genova, Milano e Torino saranno collegate in meno di un'ora. Così si crea un tripolo urbano in grado di competere con le più grandi città europee. Inoltre connetteremo Genova con i grandi corridoi, non solo Rotterdam, ma anche Venezia. E la Brescia-Padova permetterà il collegamento veloce tra Milano e Venezia».

Riguardo ai 25 miliardi previsti dal Pnrr per il ferro, Battisti ha affermato: «Le Ferrovie se li aspettavano proprio per terminare i grandi corridoi europei, che cambieranno l'assetto logistico del Paese. Per esempio il cambiamento della Napoli-Bari. Nascerà un grande aerea urbana. Risultato? 20mila nuovi posti di lavoro e 1% del Pil. Metà degli investimenti verranno fatti al Sud». 

Battisti infine ha osservato che ora il lavoro si può fare da remoto e i piccoli centri potrebbero non svuotarsi più. «Si sta assistendo a una de-urbanizzazione verso i centri più piccoli dove a volte la qualità della vita è più alta. Verso quei centri Ferrovie sta portando l'alta velocità. Si sta investendo molto - ha aggiunto -. Per via dei costi e dei tempi non si è creata una nuova linea, ma si stanno facendo miglioramento infrastrutturali e dei servizi offerti. Quei territori potrebbero crescere ridistribuendo i flussi turistici».

Ultimo aggiornamento: 22:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA