La svolta della Ue: il Green Deal passa anche dal nucleare. Da Bruxelles un ranking delle fonti meno inquinanti

Mercoledì 3 Novembre 2021 di Gabriele Rosana
La svolta della Ue: il Green Deal passa anche dal nucleare. Da Bruxelles un ranking delle fonti meno inquinanti

Ci servono più energie rinnovabili. Sono economicamente più convenienti, non inquinano e non vanno importate.

Allo stesso tempo, però, abbiamo bisogno di una fonte stabile come il nucleare e, durante la transizione, anche del gas». Dopo mesi di trattative sottobanco e tira-e-molla fra i governi, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen alla fine ha rotto gli indugi. Di fronte a una crisi dei prezzi dell’energia che ha innescato una spirale inflazionistica più duratura del previsto, la guida dell’esecutivo Ue ha liberato il campo dalle incertezze e confermato, per la prima volta in maniera inequivocabile, che Bruxelles includerà gas e nucleare fra le fonti (quasi) verdi utili alla transizione ecologica e al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal (-55% di CO2 nel 2030, rispetto ai valori del 1990, fino ad arrivare al target emissioni zero nel 2050).

DEFINIZIONE

Dalle parti delle istituzioni Ue la chiamano tutti tassonomia. È il nome poco accattivante del testo più atteso nel caldo autunno dell’Europa comunitaria: dovrebbe arrivare già a novembre, in anticipo sulla scadenza prevista entro fine anno e scongiurando anzi il rischio di un rinvio che sembrava possibile ancora qualche settimana fa. Dietro questa etichetta oscura ai non addetti ai lavori si cela la classificazione delle fonti di energia più o meno verdi, un ranking attraverso cui fornire agli investitori una definizione comune per mobilitare i capitali privati nella finanza sostenibile. Nel serrato percorso verso la neutralità climatica ogni fonte (diversa dal carbone) conta, a cominciare da gas e nucleare, è il mantra che si sente ripetere sempre più spesso a Bruxelles. Adesso è tempo di metterlo nero su bianco. E senza più indugi, vincendo anche le opposte resistenze degli Stati, con un messaggio chiaro per disinnescare il derby dell’energia: se via libera deve essere, riguarderà entrambe le fonti insieme. La decarbonizzazione delle economie non sarà un pranzo di gala, ma va comunque servita con i guanti di velluto. E accompagnata con cautela - è l’avvertimento dei governi a Bruxelles - per evitare effetti dirompenti nelle tasche di famiglie e imprese e nuovi gilet gialli in piazza. La partita dell’energia, del resto, va ben oltre le classiche fratture Ue nord/sud e est/ovest. E rimescola anche gli schieramenti, che variano in base alla composizione del mix energetico nazionale. Nelle ultime settimane la Francia ha intensificato il suo pressing su Bruxelles, senza perdere neppure un’occasione per ricordare il contributo dell’atomo al raggiungimento delle soglie del Green Deal.

 

 

ATTENZIONE

 Emmanuel Macron lo ha fatto pure arrivando a Roma per partecipare al summit del G20 all’Eur: «Stiamo assistendo a una fase in cui, nel medio e lungo termine, l’energia fossile costerà sempre di più: è ciò che vogliamo, per contrastare i cambiamenti climatici», ha detto con riferimento al crescente prezzo delle quote di CO2 sul mercato delle emissioni. «Ma le nostre aziende e i nostri cittadini devono essere accompagnati in questa transizione, o essa non si rivelerà sostenibile». L’inquilino dell’Eliseo crede nell’atomo - settore in cui Parigi è leader in Europa - anche come arma elettorale, tanto che, in vista delle presidenziali di aprile, anticiperà l’apertura di sei nuovi maxi-reattori. Macron ha con sé un vasto fronte, dalla Finlandia alla Repubblica Ceca, ma la nuova passione per il nucleare non convince altri governi, dall’Austria al Lussemburgo. La strada del compromesso sembra tuttavia in discesa. Del resto, il nucleare condivide il possibile destino verde (o quasi) con il gas. Stavolta sono Italia e Germania insieme nel fronte che preme per il riconoscimento nella tassonomia green della fonte fossile di minor impatto sull’ambiente. La crisi in atto ha dimostrato quanto non se ne possa ancora fare a meno in tempi brevi. Il premier Mario Draghi lo ha ricordato ai suoi colleghi del Consiglio europeo, con un esercizio di realpolitik climatica: «Il punto di arrivo sono le rinnovabili, ma per molti Paesi è difficile rinunciare subito al gas». Nonostante il cambio di governo, a Berlino non si cambierà idea, soprattutto ora che potrebbe avvicinarsi l’apertura dei rubinetti di Nord Stream 2, il controverso gasdotto che dalla Russia arriva direttamente in Germania passando sotto il Baltico. Le trattative continuano sotto traccia, mentre per la prima volta le rinnovabili superano le fonti fossili nei consumi Ue (38% a 37%). Alla ricerca di un compromesso, la tavolozza di colori della tassonomia Ue potrebbe arricchirsi di una nuova tonalità e associare un bollino più scuro - ambrato - a gas e nucleare, confermandone però al tempo stesso (e questo è ciò che politicamente conta davvero) il ruolo di fonti necessarie per sostenere la transizione verde dei Ventisette.

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Ultimo aggiornamento: 4 Novembre, 14:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA