Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Gianluigi Aponte, il colosso del mare con la prua al cielo: la sua Msc ha messo nel mirino l'integrazione con Ita

Mercoledì 6 Luglio 2022 di Umberto Mancini
Gianluigi Aponte, il colosso del mare con la prua al cielo: la sua Msc ha messo nel mirino l'integrazione con Ita

Ginevra non è l’unico edificio che si distingue.

La sede europea dell’Onu e il quartier generale della Croce Rossa ti ricordano che sei in un luogo sul quale di tanto in tanto si accendono i riflettori del mondo. Ma le scenografie che si aprono quando entri nel palazzo tutto vetri in Chemin Rieu 12, dove batte il cuore pulsante del colosso di Gianluigi Aponte, trasmettono sensazioni di potenza celata. Il logo Msc all’ingresso quasi non si nota, eppure il gruppo è leader mondiale nei settori cargo e crociere, creato cinquant’anni fa da un imprenditore visionario e innovatore che esalta lo stile minimal, scevro da ostentazioni, decisamente riservato. Del resto qui, nel quartier generale del gruppo Msc, la cultura del lavoro, dell’impegno, della discrezione sono la religione, un marchio di fabbrica, un dna stampato sui muri. La stessa cultura che ispira tanti capitani d’impresa, che alle luci della ribalta preferiscono la concretezza, i numeri del bilancio, gli accordi siglati e non annunciati. Ed è proprio qui, nel cuore delle Alpi svizzere, laddove si saldano alla catena del Giura, con una vista spettacolare sul Monte Bianco, che Aponte, 82 anni, laurea in economia, origini sorrentine e una passione sconfinata per il mare, ha messo radici. Lo ha fatto per amore della moglie Rafaela Diamant Pinas, conosciuta giovanissimo e con la quale si era trasferito a Ginevra chiamato dal padre di lei, professione banchiere. Sicché, dalla tolda dei traghetti sulla rotta Napoli-Capri targati Achille Lauro (che anni dopo rileverà come Starlauro) ai salotti ovattati della banca ginevrina, dove divenne per lui naturale concepire il suo sogno, il passo fu breve. Un sogno realizzato con feroce determinazione, in un settore, quello dello shipping, dove la concorrenza è agguerritissima, i rischi elevati, lo scenario geopolitico in continuo mutamento, e dove sei costretto a farti squalo tra squali.

BANDIERINE OVUNQUE

Ma chi è davvero il “Capitano” Aponte, l’uomo che ha deciso di imbarcarsi in un’avventura che finora ha sconfitto quanti avevano imbracciato il timone della vecchia Alitalia, oggi risorta come Ita Airways? Nel trasporto via nave ha sbaragliato tutti, soffiando il primato al gigante Maersk, piantando bandierine in ogni angolo del mondo, grazie a una ferrea organizzazione e a una cura maniacale dei particolari. Secondo Bloomberg è il secondo uomo più ricco della Svizzera con 11 miliardi di patrimonio. Per Forbes occupa il 189° posto nella classifica dei più ricchi al mondo. Di fatto con la sua flotta, che realizza un fatturato aggregato non lontano da 60 miliardi, sposta il Pil di mezzo mondo, aprendo nuove rotte, costruendo porti, e assicurando lavoro a oltre 100mila dipendenti, di cui 15mila in Italia.

IL PRIMO ARMATORE

I numeri aggregati del primo armatore del pianeta non sono pubblici (per non favorire i competitor, dicono in Chemin Rieu 12), ma da alcuni report emerge, pur in maniera non del tutto definita, una forza che non ha eguali. E, sopratutto, una linea di sviluppo costante, sull’onda delle spinte commerciali prevalenti e delle intuizioni di chi pilota il gruppo. Il che non toglie che la pandemia anche al gruppo Msc abbia fatto i suoi danni: basti citare gli unici numeri noti, quelli di Msc Crociere, che nel 2021 ha chiuso in rosso per 935 milioni a fronte i ricavi per 790 milioni contro i 3,2 miliardi del 2019.

 Aponte possiede la flotta più giovane tra i big del settore, circa 650 navi porta-container, più una ventina di navi da crociera. E ha in mente, seguendo l’andamento del mercato, di crescere ancora, puntando su imbarcazioni green a basso impatto ambientale. Certo lui, così come gli altri armatori, vorrebbero avere certezze sul fronte dell’elettrificazione dei porti - l’Europa è in ritardo sulla realizzazione del piano - e sulle scelte dei combustibili verdi. Di là dalle indicazioni Ue, la spinta alla sostenibilità è un tratto distintivo del gruppo che sulle proprie navi da tempo ha imboccato un sentiero virtuoso, tagliando radicalmente le emissioni di CO2, diversificando la raccolta dei rifiuti, abbattendo i consumi. Ma il gruppo Msc non è solo la più grande piattaforma di scambi commerciali via mare, è un polo logistico a 360 gradi. Con oltre 300 treni, 3mila camion, 23 milioni di container trasportati ogni anno. E dalla sala controllo di Ginevra, il Comandante ha la fotografia in tempo reale delle oltre 230 rotte solcate dalle sue navi, con i puntini rossi che indicano i 500 porti toccati ogni giorno, i 62 terminal dedicati, gli innumerevoli i magazzini di stoccaggio, i 4.900 vagoni ferroviari che portano a destinazioni le merci. Per non dire della complessità di coordinare 524 uffici in 155 paesi diversi che quotidianamente si confrontano con i mutamenti degli scenari politici e la loro influenza sui traffici commerciali, il prezzo delle materie prime, il quadro macro economico e finanziario.

LA FAMILY COMPANY

In molti sostengono che la forza sta proprio nella family company (il figlio Diego guida la divisione cargo e la figlia Alexa è cfo del gruppo) che elabora la strategia con mano ferma e anticipando i tempi. Così Msc, che sta per Mediterranean shipping company, ha scavalcato il colosso danese Maersk ed è il terzo brand crocieristico mondiale (dopo Carnival e Royal Caribbean) con 19 navi in flotta, due in arrivo nel 2022 e ordini fino al 2027. Per avere contezza della sua capacità finanziaria, basti ricordare che negli ultimi sei mesi Msc ha acquistato per 5,7 miliardi Bolloré Africa Logistics, ha partecipato al salvataggio di Moby mettendo sul tavolo 150 milioni e si è fatta carico di completare il nuovo terminal container nel Canale di Panama, operazione di quasi 1,5 miliardi.

 Originario di Sant’Agnello, penisola sorrentina, Aponte non ha mai dimenticato la sua terra d’origine. Riservato, di poche parole, i suoi marittimi ne parlano con timore e deferenza. E non pochi dipendenti, pur avendo i requisiti per la pensione, preferiscono continuare a far parte del suo grandioso progetto. Nato da una famiglia a vocazione marittima (il cui nome appare già su documenti risalenti al XVII secolo), è partito negli anni ‘70 acquistando a prestito una nave di seconda mano, per poi non fermarsi più. Con una attenzione alle persone e alla valorizzazione del merito che, generalmente, solo chi si è fatto da solo mette in cima alla scala dei valori. Per questo pretende da tutti massimo impegno e dedizione.

SULLE ALI DEL FUTURO

Sulle prossime mosse si può solo osservare, guardando il recente passato, come il gruppo nel corso degli anni abbia gradualmente diversificato le proprie attività in modo da includere trasporti terrestri, logistica e un portafoglio in crescita di investimenti in terminal portuali. L’attenzione resta però fedele alle radici, così come fanno parte del dna di Msc l’innovazione costante e l’attenzione all’ambiente, ben prima degli altri concorrenti. E Ita Airways è solo l’ultimo dossier aperto. Unire il settore cargo via mare a quello via aereo è uno degli approcci strategici all’operazione, così come la valorizzazione del turismo made in Italy. Nonostante i decenni passati in Svizzera e gli uffici in tutto il mondo, lo sguardo di Aponte non ha mai smesso di volare oltre le Alpi, direzione Vesuvio. Dove tutto è iniziato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 8 Luglio, 11:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci