Mef, debito e partecipate: via alla riforma. L'ipotesi di sdoppiamento del Tesoro

Il progetto di nuovo modello organizzativo del Tesoro fortemente voluto dal ministro Giancarlo Giorgetti

Mercoledì 1 Febbraio 2023 di Michele Di Branco
Giancarlo Giorgetti, ministro a Economia e Finanze

“Divide et impera” dicevano i latini. Dividi e governa.

Quando il potere che hai tra le mani è così vasto da generare gelosie e malumori, meglio separare competenze e funzioni accontentando chi ti sta intorno. All’osso è questa la filosofia che, al ministero dell’Economia, sta ispirando la riorganizzazione del Dipartimento del Tesoro, con l’istituzione di un nuovo Dipartimento dedicato alle società partecipate. Il progetto di riforma del modello organizzativo del Tesoro, fortemente voluto dal ministro Giancarlo Giorgetti, dovrebbe portare a scindere l’attuale Dipartimento in due. Da una parte la gestione del debito e le questioni internazionali; dall’altra verrebbe creata una nuova struttura per la gestione delle partecipate, la regolamentazione del sistema finanziario, la valorizzazione delle partecipate, gli asset strategici e il patrimonio pubblico, con una missione specifica sull’impatto delle decisioni politiche sull’economia reale. Il nuovo Dipartimento verrà guidato da un direttore generale nominato ad hoc. Un capodipartimento per il quale c’è già un candidato forte, a quanto pare fino a oggi senza rivali. Vale a dire Antonino Turicchi, manager di Stato di lungo corso entrato nella rosa dei papabili per la poltrona di Capo dipartimento del Tesoro prima che la scelta del governo cadesse su Riccardo Barbieri.

GLI OBIETTIVI

La riforma ha lo scopo di «assicurare il raggiungimento degli importanti obiettivi assegnati in primo luogo a livello europeo e internazionale – ha spiegato il Mef in una nota – tramite una diversa articolazione della struttura dipartimentale». Di fatto il nuovo Dipartimento si aggiungerà ai quattro già esistenti (Dipartimento del Tesoro, Ragioneria generale dello Stato, Dipartimento delle Finanze e Dipartimento dell’Amministrazione generale). La riforma, comunque, prima di diventare operativa, prevede alcuni passaggi intermedi: prima serve l’ok del Consiglio dei ministri al provvedimento, che dovrebbe arrivare sotto forma di Dpcm; poi ci saranno il passaggio al Consiglio di Stato e alla Corte dei conti. Nel frattempo il modello resta quello attuale con la direzione generale del Tesoro affidata a Barbieri scelto per prendere il posto ricoperto negli ultimi cinque anni da Alessandro Rivera, che sul tavolo ha lasciato al suo successore diversi dossier economici caldi.

I DOSSIER SUL TAVOLO

Il più urgente è la vendita di Ita Airways ai tedeschi di Lufthansa, ma ci sono anche il riassetto di controllo dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, e il Monte dei Paschi di Siena, dossier che per la premier Meloni è stato «gestito pessimamente» e su cui si lavora per l’uscita dello Stato. Ci sono poi le partite su cui l’Italia è impegnata a Bruxelles, dalla riforma della governance del Pnrr, al nodo del Mes fino alla riforma del Patto di Stabilità. La strategia dell’esecutivo Meloni è chiara ma lo spacchettamento del Dipartimento del Tesoro potrebbe potenzialmente creare alcuni problemi. La divisione della governance su debito e credito (che passerebbe al nuovo Dipartimento sulle partecipate) rischia infatti di legare le mani al gruppo di lavoro di Barbieri. Le due materie sono fortemente interrelate e senza i rapporti con il mondo del credito (le banche, innanzitutto) la gestione del debito potrebbe essere condizionata e ridotta. Le banche italiane hanno in pancia una mole di Btp, e nei prossimi mesi saranno chiamate a rinnovare parte del debito pubblico italiano. Da tempo è in corso una stretta delle Autorità europee sui requisiti di capitale che potrebbe condizionare le banche italiane in questa operazione. Una partita che il Tesoro dovrà seguire molto da vicino. Bisognerà vedere come si svilupperanno, nel concreto, i rapporti di forza tra le varie anime di Via XX Settembre. Ma qualche dubbio sulla funzionalità della nuova governance è giusto coltivarlo. Un primo banco di prova sarà l’apertura della stagione delle nomine pubbliche, con il rinnovo dei consigli di amministrazione di 67 società partecipate di primo e secondo livello, a cominciare da Eni, Enel, Ferrovie, Leonardo, Poste. Si parla di alcune centinaia di posti, il vero potere dello Stato. E sebbene tra Giorgetti e Meloni il rapporto sembra essere eccellente, dalla qualità delle nomine si capirà se a prevalere sarà il sovranismo o il draghismo, due componenti che tuttora affiorano nel governo.

LE INCOMPRENSIONI

Il ministro dell’Economia, tra l’altro, sarà chiamato a gestire i rapporti con Leo sul delicato dossier fisco. Il viceministro ha la delega per la riforma e, in questo caso, c’è il rischio di qualche incomprensione con il numero uno. Nel frattempo Leo marcia come un treno e prefigura una riforma strutturata in 4 parti: una parte con i principi generali, una sui tributi, una sui procedimenti e un’ultima con i materiali. Sui tributi si interverrà su tutte le imposte, dall’Iva alle accise, con una razionalizzazione, peraltro molto attesa. In particolare, per l’Irpef si punta a ridurre le aliquote da 4 a 3: ma per l’imposta sulle persone fisiche questo sarà solo il primo step, perché in prospettiva l’idea è di ridurle ulteriormente, con l’obiettivo di arrivare a un meccanismo sostanzialmente flat per tutte le categorie dei contribuenti. E fin qui, almeno per il momento, di problemi veri non se ne vedono.

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Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio, 14:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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