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Azzardo Bitcoin, il commissario Consob Paolo Ciocca: «Sui crypto-asset l’Italia adotti proprie regole»

Mercoledì 1 Giugno 2022 di Francesco Bisozzi
GettyImages

Le chiamano “stablecoin”, ma non sono né monete né tantomeno degli strumenti finanziari stabili».

Paolo Ciocca, commissario Consob e considerato tra i maggiori esperti dell’argomento, insiste sulla necessità di rendere operativi il prima possibile i regolamenti europei Micar e Pilot sulla finanza digitale. «Il Micar, il regolamento europeo sui crypto asset, è oggetto di negoziato legislativo da oltre un anno e mezzo e rischia di non entrare in funzione prima del 2024. Nel frattempo l’Italia si può portare avanti: Germania e Francia si sono già mosse e sono avanti a noi nella regolamentazione degli asset digitali». Sullo sfondo il crollo del Bitcoin, che oggi vale la metà rispetto a soli sei mesi fa: «Chi pensa che siano un bene rifugio si sbaglia».

Ciocca, come possiamo definire una criptovaluta: un investimento a breve, un bene rifugio oppure un prodotto esclusivamente speculativo?

«Se parliamo di Bitcoin allora la mia risposta è secca: si tratta di un prodotto esclusivamente speculativo. Discorso diverso per i crypto asset, che con le Security token offering possono essere agganciati a strumenti finanziari rappresentativi di asset class tradizionali come azioni e obbligazioni. Prodotti che già conosciamo e che offrono determinate garanzie. Il discorso, insomma, è più complesso di come può sembrare a un primo sguardo: la finanza digitale presenta rischi e opportunità, bisogna imparare a limitare e a gestire al meglio i primi, e a sfruttare al massimo le seconde».

In che modo?

«Sono in dirittura d’arrivo i regolamenti europei che fanno parte del pacchetto sulla finanza digitale. Il Micar, Markets in crypto assets regulation, interviene appunto sugli asset digitali diversi dagli strumenti finanziari, come criptovalute e stablecoin. Il Pilot, invece, regolamenta la fase di sperimentazione delle piattaforme informatiche per lo scambio di azioni, obbligazioni e fondi di investimento sotto forma di token. Stando agli ultimi testi, per il Micar servono circa due anni prima che diventi operativo. La domanda che dobbiamo porci allora è questa: abbiamo a disposizione tutto questo tempo o conviene intervenire prima? Penso che l’Italia possa anticipare almeno in parte il regolamento europeo sui crypto asset».

Anche Fabio Panetta, membro del board della Bce, chiede un approccio meno tollerante. Come si sta muovendo la Consob in questa?

«Lavoriamo a norme che regolino la pubblicità di questi prodotti. All’estero c’è chi è già intervenuto. Mi riferisco per esempio alla Spagna, che ha optato per una stretta sulla pubblicità alle criptovalute e sulla loro promozione da parte degli influencer. Risultato: le campagne pubblicitarie rivolte a oltre centomila persone devono ottenere adesso un’autorizzazione preventiva da parte dell’autorità di Borsa iberica. A quest’ultima è stato dato il compito di vigilare con rigore sul marketing di Bitcoin, Ethereum e non solo, con l’obiettivo di evitare messaggi ingannevoli agli investitori».

Si va quindi verso lo stop alle promesse di guadagni facili con le criptovalute?

«Nel linguaggio giuridico si usa il termine decettivo, che vuol dire illusorio, falso. Le stablecoin, per esempio, sono decettive. Perché non sono coin, monete, nonostante vengano raffigurate come tali, e non sono affatto stabili. Investire in queste criptovalute è un po’ come scommettere. Chi non vuole esporsi a perdite totali del capitale farebbe meglio ad astenersi. Senza un sottostante, come nel caso dei Bitcoin, il valore dipende esclusivamente da domanda e offerta, e ciò si traduce in elevata volatilità e aleatorietà».

Negli Usa il presidente Joe Biden ha da poco firmato un ordine esecutivo sulle criptovalute per stabilire la prima strategia federale sui beni digitali nel Paese. Che ne pensa? 

«Gli Usa cercano il giusto compromesso. Vogliono incoraggiare l’innovazione ma allo stesso tempo puntano ad abbattere i rischi per consumatori, investitori e imprese. È la strada da seguire. Anche perché la tecnologia sottostante, la cosiddetta blockchain, presenta numerosi punti di forza: la tecnologia alla base dello scambio di criptovalute rappresenta un’innovazione stabile, sicura e utile. Ma servono regole comuni per usarla a nostro vantaggio. E occorre ampliare la sfera della sperimentazione, cioè ampliare il campo di applicazione della cosiddetta sandbox nazionale per accelerare la parte tech del Fintech, vale a dire intelligenza artificiale e big data, sicurezza cyber e logica, DLT applicata al backend».  

Ultimo aggiornamento: 5 Luglio, 20:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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