Manovra, taglio del cuneo in bilico, se slitta a ottobre bonus dimezzato per 14 milioni di lavoratori

Lunedì 4 Novembre 2019 di Michele Di Branco
Manovra, taglio del cuneo in bilico, se slitta a ottobre bonus dimezzato per 14 milioni di lavoratori

Cuneo fiscale, beneficio dimezzato. Il governo alle prese con il caso politico della plastic-tax e delle auto aziendali ora è sfiorato dall'idea (lanciata da Matteo Renzi nell'intervista al Messaggero) di far slittare di tre mesi l'introduzione della misura che punta a ridurre il peso delle imposte sui salari dei lavoratori. Qualora l'ipotesi venisse accolta, per effetto dello slittamento, il governo che ha messo sul tavolo 3 miliardi in legge bilancio relativamente al 2019, risparmierebbe la metà esatta di questa cifra (1,5 miliardi) da utilizzare in parte per rimodulare la plastic tax o il rinvio delle imposizioni sulle auto aziendali.

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Sicché verrebbe sensibilmente ridotto il bonus previsto per quest'anno, rispetto all'assegnazione annua di 500 euro attesa in busta paga da 14 milioni di lavoratori a partire da luglio 2020. Si ricorda infatti che Palazzo Chigi per questa voce ha messo sul piatto 6 miliardi relativamente all'anno prossimo, vale a dire il doppio dei 3 miliardi indicati per la seconda parte di quest'anno.

Di fatto dopo la sterilizzazione dell'Iva, che vale 23,1 miliardi, la riduzione del cuneo fiscale rappresenta il provvedimento più pesante della manovra sul versante della crescita, considerato che la gran parte degli interventi sul tavolo vale soltanto qualche centinaia di milioni. Il prossimo anno la riforma avrà una efficacia soltanto parziale. E se poi davvero andrà in porto lo slittamento di tre mesi ipotizzato, il taglio del cuneo fiscale finirà per partire solo dall'ultimo trimestre dell'anno, per diventare strutturale dal 2021.

Intanto, a fornire una stima sull'aumento medio previsto in busta paga per i lavoratori dipendenti è stato il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri: si parla di circa 40 euro netti in più a testa per chi ha un reddito compreso tra gli 8 mila e i 35 mila euro annui. Una cifra che potrebbe cambiare, spiegano dal ministero dell'Economia, a seconda di «come decideremo di modulare il taglio». Ma gli arrotondamenti possibili non cambieranno, a quanto pare, lo schema dell'operazione già delineato.

LE TAPPE
Funzionerà così. Il meccanismo, diviso in due spezzoni, prevede una prima parte della riduzione che riguarda i 9,5 milioni di lavoratori con redditi tra gli 8 mila e i 26.6000 euro, gli stessi che già percepiscono già il bonus Renzi. Una seconda parte coinvolgerà, invece, i 4,5 milioni di lavoratori con redditi lordi compresi tra i 26.600 e i 35 mila euro. Lì dove la misura del beneficio economico sarà evidentemente graduato in base al reddito dei contribuenti.

Nel dettaglio, la fascia dei lavoratori dipendenti con un reddito compreso tra gli 8 mila e i 22 mila euro dovrebbe godere di un aumento netto annuo di 170 euro, a cui aggiungere gli 80 euro del bonus Renzi. Per chi ha, invece, un reddito tra i 22 mila e i 26.600 euro l'aumento previsto è molto più robusto: 420 in più spalmati su 12 mesi. Infine, la fascia reddituale che ci guadagnerà di più in termini assoluti sarà quella tra i 26.600 e i 35 mila euro, i lavoratori che non ricevono il bonus Renzi. Per questi ultimi arriveranno fino a 1.100 euro mille in più in busta paga rispetto all'attuale salario netto annuale. Rimane escluso, da questo schema, la platea dei cosiddetti incapienti, ovvero la fascia dei lavoratori con un reddito inferiore a 8 mila euro non soggetti ad alcuna tassazione.

IL RECUPERO
In realtà, il dibattito sembra ancora aperto su questo tema. Ma l'orientamento del governo è chiaro: l'esclusione dei lavoratori più poveri, già esclusa dal bonus degli 80 euro di Renzi, si può giustificare in quanto si tratta della stessa platea già raggiunta dal Reddito di cittadinanza. E non importa se il viceministro dell'Economia Antonio Misiani da tempo sostiene che su 3,7 milioni di incapienti solo 3-400 mila lavoratori, quindi una parte minima, percepiscono il Reddito di cittadinanza. Questa fotografia potrebbe non essere sufficiente ad allargare la parte di maggioranza che spinge per un intervento anche a favore dei working poors. È più probabile che per far tornare i conti della manovra si ceda al pressing di Renzi. Meglio rinviare il taglio del cuneo fiscale dal 1° luglio al 1° ottobre per cancellare in un colpo solo dalla manovra la stretta sulle auto aziendali, la sugar tax e la plastic tax. Si tratta di recuperare 1,5 miliardi nel 2020 e non è poco.

Ultimo aggiornamento: 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA