Crisi aziendali: 158 tavoli aperti in attesa di soluzioni

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Crisi aziendali: 158 tavoli aperti in attesa di soluzioni

di Mario Ajello Giusy Franzese

C'è chi lo chiama, troppo spietatamente, il grande assente. Di fatto i fascicoli delle crisi aziendali, molti ereditati dai suoi predecessori più quelli che si sono aggiunti in questo anno di governo gialloverde, continuano ad ammucchiarsi sulla sua scrivania e di soluzioni se ne vedono pochissime. Gli occhi, le mani, l'attenzione e la concentrazione del ministro Luigi Di Maio sono altrove. Salvo nei casi mediatici, in cui il leader grillino, non sapendo a che santo votarsi, alza la voce e finge muscoli che non ha. Lo ha fatto ad esempio, proprio qualche giorno fa, con la vertenza Whirlpool che rischia di mettere in strada 420 lavoratori e in ginocchio una parte già molto sofferente dell'Italia del Sud. «Io non mi faccio prendere in giro» ha urlato sventolando i fogli dell'accordo firmato dal suo ministero a ottobre sulla faccia dei vertici italiani della multinazionale, arrivando a minacciare di farsi ridare indietro 15 milioni di risorse pubbliche stanziate per il rilancio del gruppo. Il suo pugno duro ha spaventato così tanto le multinazionali che operano in Italia che il giorno dopo i franco-indiani di ArcelorMittal hanno deciso unilateralmente e in barba agli accordi firmati proprio con Di Maio a settembre scorso, di mettere in cassa integrazione 1400 dipendenti del siderurgico di Taranto.



IL CAPOTAVOLA
I tavoli aperti attualmente al Mise - secondo i dati sindacali perché il ministero non li fornisce - sono 158 e coinvolgono circa trecentomila lavoratori compreso l'indotto. Ieri, travolto dalle polemiche, il mise ha pubblicato il calendario delle prossime riunioni: ce ne saranno otto tra il 12 giugno e il 3 luglio. In verità non possiamo dire che le riunioni non si siano tenute fino ad adesso. Solo tra maggio e questa prima settimana di giugno saranno stati una quindicina gli incontri al ministero sulle varie vertenze aperte. Quasi tutti però presieduti dal vice capo di gabinetto Giorgio Sorial che guida la struttura per le crisi d'impresa. Di Maio, che dovrebbe essere il capotavola, salvo casi eccezionali non si è visto. Prima la campagna elettorale, poi gli scontri durissimi con Salvini della vigilia del 26 maggio, quindi la depressione post elettorale e successivamente la fatica della ricucitura per poter sopravvivere nel tandem con il capo leghista, il ministro pentastellato si è tenuto a debita distanza dall' impegnare il cervello per tentare di risolvere i fatti che toccano il corpo vivo delle persone: il loro posto di lavoro.

Dopo la batosta elettorale sembrava che, in un bagno di umiltà, volesse ripartire con una marcia diversa. Tant'è che il 27 maggio, dopo la conferenza stampa sul bilancio del voto, ha presenziato il tavolo di Mercatone Uno. Non c'era invece il 6 giugno all'incontro di monitoraggio sulla situazione occupazionale e produttiva del sito produttivo Ast di Terni, dove i sindacati temono per il mantenimento dei livelli occupazionali. Non c'era nemmeno a quello sul monitoraggio sulla situazione occupazionale e produttiva dei siti di Battipaglia e Terni della società Treofan Italy acquisita dalla Jindal Films Europe. Nessuno lo ha visto il 30 maggio alla riunione del tavolo sulla situazione della società Agile (ex Eutelia), dove è in ballo la ricollocazione di 145 lavoratori ora disoccupati.
Il fatto è che manca totalmente una visione di politica industriale - un genere in realtà mai troppo coltivato in questo paese - da parte del governo gialloverde.

L'ESPLOSIONE
Tutti gli incontri sulle varie vertenze, presente o assente il ministro, si sono sempre conclusi al massimo con la concessione o la proroga della cassa integrazione straordinaria. Nessuna soluzione strutturale è stata trovata (salvo rarissimi casi che poi come la Whirlpool si sono rivelati una trappola o un'illusione). i dati Inps sono la cartina di tornasole: ad aprile (ultimo dato disponibile), c'è stata un'esplosione della cassa integrazione straordinaria aumentata di ben il 78% rispetto allo scorso anno. E pensare che il comunicato diffuso tre giorni prima del voto per le europee, dall'amico e fedelissimo neo presidente dell'istituto Pasquale Tridico, sottolineava il grande successo del decreto dignità con il raddoppio delle stabilizzazioni di contratti. Dato importante, ma certamente parziale, non tale da giustificare l'esultanza di Di Maio e la sua squadra, specie in presenza dei numeri sulle crisi industriali, sulla cassa integrazione straordinaria e sui licenziamenti che fanno tremare i polsi.
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Sabato 8 Giugno 2019, 09:32






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