Ilva, pm: scudo penale una scusa, recesso dovuto a crisi aziendale

Ilva, i pm: «Scudo penale una scusa
recesso dovuto alla crisi aziendale»
Secondo la Procura di Milano il venir meno dello scudo penale è stato solo il pretesto usato da ArcelorMittal per chiedere il recesso perché «la vera causa della disdetta» del contratto d'affitto dell'ex Ilva è «riconducibile alla crisi di impresa» della multinazionale franco-indiana ed alla conseguente volontà di disimpegno dell'imprenditore estero. Lo si legge nell'atto di intervento della procura di Milano nella causa civile tra ArcelorMittal e l'ex Ilva. Dai verbali di testimonianza di un dirigente Arcelor emerge che l'ad di ArcelorMittal Lucia Morselli «ha dichiarato ufficialmente» in un incontro «ai primi di novembre» con «i dirigenti e i quadri» che erano stati fermati «gli ordini, cessando di vendere ai clienti». 

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In un altro passaggio della testimonianza di un dirigente sentito lo scorso 19 novembre dai pm di Milano e riportato nel loro atto di costituzione nel contenzioso civile tra l'ex Ilva e il gruppo franco indiano si legge: «Nonostante la sospensione del piano di fermata, l'azienda non ha tutto quello che serve per proseguire l'attività in quanto l'approvvigionamento delle materie prime è stato cancellato». «Il piano prevedeva di lasciare una scorta minima di materie prime solo per un altoforno per un mese».

Ma non finisce qui, perché in un passaggio della deposizione di Giuseppe Frustaci, dirigente di ArcelorMittal Italia, sentito dai Pm di Milano due giorni fa, viene rivelato che «i manager esteri sostenevano che per l'attuale 'marcia' degli impianti (vale a dire la produzione di 6 mln di tonnellate di acciaio), la qualità delle materie prime fosse troppo alta e che occorresse utilizzarne di qualità inferiore per abbattere i costi».

Oggi c'è stata una ispezione dei carabinieri nello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto a poche ore dall'incontro tra il premier Conte e l'azienda. L'operazione è delegata dalla procura ed eseguita dei carabinieri del Noe di Roma, del Nucleo sulla sicurezza sul lavoro e del Comando provinciale nell'ambito delle indagini avviate dopo l'esposto dei commissari dell'Ilva in As. Le verifiche riguardano le operazioni di bonifica nello stabilimento, la situazione generale della fabbrica, le attività di manutenzione finora eseguite e la sicurezza sul lavoro. A queste indagini collaborerà anche l'Ispra.

L'attenzione dei carabinieri è concentrata su «un attento controllo dell'area a caldo». Lo si apprende da fonti giudiziarie. L'indagine mira ad accertare se c'è stato depauperamento delle materie prime, se sono state eseguite manutenzioni o se gli impianti rappresentano un pericolo per i lavoratori, poi una verifica complessiva di parchi minerali, nastri trasportatori, cokerie, agglomerato, altiforni e acciaierie in generale.


L'attività investigativa, in cui si ipotizzano i reati di «Distruzione di mezzi di produzione» e «Appropriazione indebita», lunedì scorso era sfociata in una ispezione della Guardia di finanza (con acquisizione e sequestro di documenti, supporti informatici e cellulari) negli uffici dello stabilimento. L'ispezione dei carabinieri, sotto il coordinamento del Comando provinciale, era già stata programmata dal procuratore Carlo Capristo, dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone e dal sostituto procuratore Mariano Buccoliero, che si occupano dell'inchiesta. L'obiettivo, si apprende da fonti giudiziarie, è quello di «fare una fotografia dei luoghi per verificare le condizioni dello stabilimento secondo quello che è emerso dall'esposto dei commissari straordinari».

Uno scambio di atti istruttori è avvenuto tra le Procure di Taranto e Milano che hanno avviato indagini parallele sul caso ArcelorMittal. Lo riferiscono fonti giudiziarie, aggiungendo che «c'è pieno coordinamento e piena sintonia tra le due Procure nell'ambito dei rispettivi filoni investigativi. Non c'è alcun conflitto». L'indagine milanese ipotizza i reati di distrazione di beni dal fallimento e di aggiotaggio informativo, oltre ad un fascicolo autonomo per omessa dichiarazione dei redditi su una società lussemburghese di ArcelorMittal. La Procura di Taranto indaga per i reati di Distruzione di mezzi di produzione e Appropriazione indebita.


Quanto al vertice di oggi con Arcelor Mittal Conte ieri in Cdm ha detto che si può iniziare a trattare se l'azienda annuncerà la sospensione della procedura di revoca dal contratto sull'ex Ilva avviata in tribunale. Sul punto - spiega un ministro - si sarebbero tutti detti d'accordo come anche sull'impossibilità di trattare se verrà ribadita la richiesta di 5000 esuberi. Al tavolo, si è concordato, siederanno con Conte i ministri Stefano Patuanelli e Roberto Gualtieri. Si dovrebbero confrontare non solo con Lakshmi e Aditya Mittal, ceo e cfo del gruppo Mittal, ma anche con l'amministratore delegato dell'azienda in Italia, Lucia Morselli. 

 
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Venerdì 22 Novembre 2019, 10:32






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5 di 13 commenti presenti
2019-11-23 10:52:37
In un altro articolo, pubblicato oggi da questo Quotidiano, leggo: “Ilva, al via la trattativa tra governo e Mittal: si fa strada...”. Se la situazione dell’ex Ilva si risolverà positivamente salvaguardando migliaia di posti di lavoro, la salute dei Tarantini e l’Ambiente, a mio giudizio, il merito maggiore è del nostro Presidente del Consiglio dei Ministri, l’Avv. Giuseppe Conte. Una persona tenace, determinata, convincente nonché intelligente, istruita e competente che si impegna e lavora ogni giorno con serietà e passione. Come ho già scritto teniamocelo stretto l’Avv. Giuseppe Conte perché persone di questo spessore e con le qualità sopracitate sono rarissime.
2019-11-23 20:43:52
ma tu hai capito che conte può predicare finchè vuole ma se accendono i forni i giudici di taranto glieli spengono e se li spengo i giudici di milano glieli fanno accendere. tu che faresti visto che dici che la magistratura italiana opera sempre saggiamente?
2019-11-23 00:58:07
Ma anche l'Arcelormittal ha detto di voler restituire l'ILVA per TRE motivi, UNO SOLO dei quali e' il venir meno dello scudo fiscale. Nondimeno, se lo stato non rispetta i patti non puo' nemmeno pretendere che lo faccia la controparte, alibi o no. Tuttavia, la magistratura fa bene ad indagare sullo spegnimento degli altoforni, perche' comunque, anche se recede, l'Arcelormittal li ha ricevuti funzionanti e non li puo' restituire inutilizzabili.
2019-11-22 22:58:50
Bastava dire che vogliono recedere perchè la ditta perde ogni anno circa 750-800 milioni di euro.
2019-11-22 22:08:55
sarebbe bene che la procura di occupasse di quanto di sua competenza, certe opinioni di certo non fanno bene ad eventuali accordi con Arcelor che ora può avere pure la scusante della persecuzione da parte della giustizia italia. Dei veri incompetenti.