Ilva, ArcelorMittal via il 4 dicembre. Tavolo al Mise con sindacati. Conte: non lasceremo spegnere altiforni

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Ilva, Arcelor Mittal via il 4 dicembre. I commissari presentano ricorso. Procura apre inchiesta sul recesso
Arcelor Mittal Italia e ArcelorMittal Energy hanno comunicato al Governo e alla prefettura di Taranto, il piano di «sospensione» dell'esercizio dello stabilimento di Taranto e delle centrali elettriche. Arcelor prevede di lasciare Taranto il 4 dicembre. I commissari dell'ex Ilva hanno depositato a Milano il ricorso d'urgenza contro il recesso dal contratto d'affitto avviato da Arcelor al tavolo di oggi al Mise tra azienda e sindacati, il ministro Stefano Patuanelli avrebbe esordito dicendo ad Arcelor di non riconoscere che per l'azienda ci sia oggi un diritto di recesso.​ La procura di Milano ha aperto una inchiesta contro ignoti. 

«Il Governo non lascerà che si possa deliberatamente perseguire lo spegnimento degli altiforni, il che significherebbe la fine di qualsiasi prospettiva di rilancio di questo investimento produttivo e di salvaguardia dei livelli occupazionali e la definitiva compromissione del piano di risanamento ambientale». Lo scrive su Facebook il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

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LA LETTERA
Sarà completata entro il 4 dicembre prossimo la retrocessione dei rami d'azienda di Taranto. Lo conferma ArcelorMittal in una lettera che ha come oggetto la «sospensione dell'esercizio dello stabilimento siderurgico operato da ArcelorMittal e la parziale sospensione dell'esercizio della centrale elettrica operata da ArcelorMittal Italy Energy». Nella missiva, inviata, tra gli altri al ministero dell'Interno, Ambiente, Regione Puglia e Prefettura e Comune di Taranto, si comunica che «saranno avviate le attività finalizzate all'ordinate e graduale sospensione dell'esercizio dello stabilimento siderurgico di Taranto operate con modalità atte a preservare la integrità degli impianti in pendenza della retrocessione dei rami d'azienda».

«In considerazione della connessione tecnica esistente tra lo stabilimento siderurgico di Taranto e la centrale elettrica di ArcelorMittal Italy Energy, alimentata a gas siderurgici, le attività di sospensione impatteranno, inevitabilmente, anche sulle attività della centrale, che dovranno essere in parte sospese», comunica l'azienda. «Le operazioni tecniche necessarie alla sospensione potrebbero comportare fasi transitorie con possibili emissioni visibili e possibile accensione delle torce dello stabilimento siderurgico».

«Per completezza il programma di sintesi allegato alla presente include anche gli interventi la cui attuazione, secondo la tempistica di massima ivi indicata, è prevista dopo il 4 dicembre 2019, data entro cui sarà completata la retrocessione dei rami d'azienda, fermo restando che, a valle della restituzione degli impianti, ogni decisione circa la prosecuzione dell'allegato programma spetterà unicamente alle società concedenti». Il programma, informa ancora ArcelorMittal, riporta le varie fasi della sospensione nonché informazioni riguardanti le attività che coinvolgeranno i principali impianti dell'area a caldo e le utilities di stabilimento
».

«Oggi l'azienda ha vietato le ispezioni ai commissari, credo che sia un atto gravissimo che dovrà avere un'adeguata risposta», ha intanto riferito il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, a margine dell'inaugurazione del ponte elettrico Italia-Montenegro.

IL RICORSO DEI COMMISSARI
È stato depositato a Milano il ricorso d'urgenza dei commissari straordinari dell'ex Ilva con cui si chiede ad ArcelorMittal di rispettare gli accordi presi in precedenza, visto che non sussisterebbero le condizione per chiedere il recesso dal contratto d'affitto. «I commissari dell'ex Ilva hanno appena depositato il ricorso cautelare e d'urgenza contro il recesso di #ArcelorMittal. Lo Stato non permetterà che l'azienda fermi tutto col rischio di compromettere gli impianti. Mittal torni al tavolo, per salvare produzione, lavoro e ambiente», scrive su Twitter il ministro Pd al Sud, Peppe Provenzano.


«SCUDO PENALE NON È IN CONTRATTO»
Non c'è alcuna garanzia della continuità dello 'scudo penale' nel contratto di affitto ad Arcelor Mittal dei rami di azienda della ex Ilva. È quanto si sostiene in sintesi nel ricorso cautelare presentato oggi al Tribunale di Milano dai legali dei commissari del polo siderurgico.

INCHIESTA DELLA PROCURA
Intanto la procura di Milano ha aperto un fascicolo «modello 45» (senza indagati e senza ipotesi di reato) 'per verificare la eventuale sussistenza di ipotesi di reatò nella vicenda relativa all'ex Ilva e alla querelle con ArcelorMittal. È quanto si legge in una nota firmata dal procuratore di Milano, Francesco Greco. È stata per questo data delega al nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza 'per gli accertamenti preliminarì. Il procedimento, si specifica nella nota, è stato assegnato ai magistrati Romanelli, Civardi e Clerici.

Nella causa civile promossa da Arcelor Mittal per il recesso del contratto d'affitto dell'ex Ilva è atteso un atto di intervento scritto da parte della Procura di Milano che ha deciso di essere parte del procedimento civile in base all'articolo 70. Secondo la norma, i pm concluderanno l'atto scritto con le loro richieste, in questo caso a sostegno dei commissari dell'ex Ilva. Nel procedimento inoltre potrebbe 'costituirsì autonomamente anche il Governo.


LO SCIOPERO
Le organizzazioni sindacali di Fim Cisl e Fiom Cgil, le rappresentanze sindacali unitarie e tutti i lavoratori della ditta 'Pietro Lacaita', impegnati nei cantieri di Arcelor Mittal, Arsenale e Torricella di Taranto, hanno proclamato uno sciopero dalle 7 di oggi fino a fine turno dopo che l'azienda ha comunicato ufficialmente che le retribuzioni del mese di ottobre 2019 «saranno riconosciute a data da destinarsi», a causa «dei mancati pagamenti delle fatture scadute da parte della committente Arcelor Mittal». Si tratta di una condizione, spiegano i sindacati, «che non è più sopportabile dai lavoratori e dalle rispettive famiglie». 

IL SINDACATO UGL
“Quanto deciso da ArcelorMittal è una scelta insensata, sembra essere un tentativo di demolire e sabotare uno dei settori più produttivi del nostro Paese, arrecando seri danni non solo alla nostra economia, ma ai 20mila lavoratori che sono coinvolti, compreso l’indotto. Spegnere gli impianti vuol dire distruggere l’azienda, cosa che assolutamente va evitata”. Lo ha dichiarato in una nota Paolo Capone, Segretario Generale dell'UGL, presente al tavolo convocato al Mise per discutere le sorti dell'ex Ilva. “Mi dispiace che ci sia confusione tra ciò che ha espresso il Presidente Conte e Mittal. Il Premier assente al tavolo, la settimana scorsa ha affermato che l’immunità penale non fosse una difficoltà per l'azienda, secondo cui però il problema principale riguardava proprio il rischio ambientale non più coperto da alcuna garanzia. Insomma, il Presidente del Consiglio dice una cosa e Mittal l'esatto contrario. In questo contesto, l’UGL resta a disposizione per avviare un dialogo proficuo con l’azienda al fine di continuare la produzione”.
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Venerdì 15 Novembre 2019, 12:35






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5 di 10 commenti presenti
2019-11-16 13:18:37
non credo nessuno possa obbligarli a comprare
2019-11-16 12:05:41
... il governo governa. il terzo potere comanda.. non so come andrà a finire ( anzi ) si. ma so che in siffatte condizioni nessuno verrà mai più ad investire in italia con questa spada di Damocle sulla capoccia..
2019-11-16 10:42:23
Se non è al passo coi tempi, chiudere. Tenerla aperta era come incentivare i produttori di ferri di cavallo con l'avvento della motorizzazione di massa, perfettamente inutile. L'industria automobilistica è in crisi, continua a riempire i piazzali di merce invenduta. I concessionario saltano per aria. Le auto sono fatte in acciaio, oltre che plastica. Se non c'è domanda non si produce. Mittal ha chiuso anche in Sudafrica.
2019-11-16 06:46:39
Dicono che sono state rifiutate comessee bloccatii rifornimenti ed i pagamenti e che in primavera la domanda di acciaio riprendera' vigore.Losannocosa sonoi flussistagionalididomanda, sti gran manager de noantri, anzi de Franza e de India? Questi"gestori in affitto" , invece, dichiarano che spegneranno gli altiforni uno ad uno, come fossero proprietari esclusivi. Altoforno spento significa refrattario che va a remengo, distrutto( e non si fa posto ad un altro piu'moderno).Caso Bagnoli fiNapoli...spentiglialtiforni, non e' rispuntato niente, solo una zona indusctiale demolita deserta con progetti strampalati.Come se un inquilino in affitto distruggesse impianti, bagno, caldaia ecc prima di andarsene. Bisognerebbe, mentre si tratta, militarizzare le maestranze e mandare pattuglie di militari e carabinieri a presidiare.Non siamo in India, dove si produce inquinando citta'di milioni di abitanti, le industrie di base , legate alla sicurezza nazionale e militari e non si cedono.Meglio privatizzarle, militarizzando i managers..
2019-11-15 19:22:03
Io non sono d’accordo con la politica del: quando si fanno profitti tutto va bene, se appena ci sono perdite si dismette. Basta chiacchiere, basta temporeggiare. Per l’Ilva si proceda alla nazionalizzazione e si salvi il posto di lavoro a decine di migliaia di Lavoratori. Lo Stato italiano, con il nulla osta dell’Unione Europea, investa quello che è necessario, bonifichi l’area dall’inquinamento e, visto che i cicli economici sono alterni, quando l’Ilva farà nuovamente profitti, lo Stato li incasserà e li impiegherà per il bene comune. L’esempio di Enel é Eni insegna. Diamine, dov’è l’orgoglio degli italiani, dobbiamo piegarci, sottostare alla volontà delle multinazionali?