Donne laureate e superspecializzate, ma il lavoro resta un miraggio

Donne laureate e superspecializzate, ma il lavoro resta un miraggio

di Angela Padrone

Sei donna, giovane, laureata, masterizzata, plurilingue, specializzata? In Italia le possibilità di trovare un lavoro all'altezza dei tuoi studi e delle tue capacità sono particolarmente scarse. Più sei qualificata, peggio è per te. Questo fatto illumina un lato oscuro del mercato del lavoro italiano che non ha uguali in Europa. E non solo per le donne.
Per spiegarlo bisogna immergersi brevemente nei dati sull'occupazione, ma abbandonando la logica dello zero virgola. Analizziamo il perché di grandi differenze tra un paese e l'altro e tra uomini e donne.
L'occupazione degli uomini, nel complesso, in Italia non è così diversa da quella di altri paesi simili a noi in Europa: è all'incirca del 68% degli adulti attivi, che è una cifra bassa se confrontata con la Germania (79%) o con altri paesi del Nord Europa, però non è un abisso, come quella che riguarda le donne. Il tasso di occupazione delle donne italiane invece è poco oltre il 48%. Significa che si discosta dagli altri paesi europei di 15-20 punti. Un abisso, questo sì.

TARGHE ALTERNE
Negli anni del dopo crisi gli uomini che avevano perso il lavoro hanno riguadagnato un po' di posizioni e sono tornati, con qualche inciampo, quasi ai livelli pre-crisi. Le donne invece undici anni fa erano intorno al 46% di occupazione e durante gli anni bui della crisi hanno perso meno degli uomini. Ma la crescita dell'occupazione femminile in Italia si è trasformata in una marcia estenuante, con progressi lentissimi. Quando arriveranno, le donne italiane, a quel 65-70% che è il tasso di occupazione degli uomini italiani, e un livello normale (anche se considerato insufficiente) in altri paesi europei?
Per rispondere a questa domanda ci si è molto interrogati sui modi pratici per favorire l'occupazione femminile e sugli aspetti culturali che continuano a pesare sulla scelta di tante donne di non lavorare. Si è anche ripetuto fino alla nausea che in questi numeri sta un paradosso: le donne sono più brave dei maschi a scuola, si laureano prima di loro, sono spesso più qualificate; ma hanno grandi difficoltà ad affermarsi nel lavoro. Perché? C'è un gap culturale? Si, ma la verità va oltre.

LO STUDIO CNEL
Ciò su cui si è riflettuto poco, nelle analisi che arrivano al grande pubblico, è un fatto: il mercato del lavoro italiano è caratterizzato da uno strutturale deficit di occupazione qualificata, e questo penalizza soprattutto le donne. Lo si evince dal XX Rapporto sul Mercato del lavoro 2017-2018 del Cnel, un'analisi particolarmente approfondita sui diversi settori del mercato.
Il deficit che riguarda l'Italia, scrivono Ivana Fellini e Emilio Reyneri, dell'Università degli Studi di Milano - Bicocca per il Cnel, è una debolezza strutturale «preesistente alla crisi». Questa debolezza si spiega con due fattori tipici dell'Italia: 1) la fragilità del sistema produttivo (fatta di altissima frammentazione delle imprese e di scarsa capacità di innovare); 2) lo sviluppo limitato del settore dei servizi, sia pubblici che privati (sanità, istruzione, servizi sociali e servizi finanziari). Poiché le donne sono tanto brave e qualificate, questo deficit nel lavoro di qualità le riguarda direttamente.

ANCHE GLI UOMINI
Con questo non si vuole dire che gli uomini non siano penalizzati. Anche tra gli uomini c'è un gap di opportunità con gli altri paesi europei, e il grande divario tra il mercato del lavoro italiano e straniero, è proprio nella fascia professionalmente più alta. In Italia, cioè, esiste un vuoto occupazionale. Un buco nero, che toglie opportunità e energie ai lavoratori e alle lavoratrici migliori. Ma che alla fine danneggia le possibilità di crescita di tutto il Paese.
Affrontare questo problema è la cosa più difficile in assoluto, perché non si tratta di lavori che vengono stimolati da qualche incentivo alle imprese o da qualche sgravio fiscale. Per spingere la crescita di questa fascia del mercato servono investimenti e riforme di lungo periodo, che facciano crescere poderosamente i settori che abbiamo indicato. Settori che sono molto influenzati dalla spesa pubblica e quindi danneggiati dal peso dal macigno come scrive il Cnel, del nostro debito.
Non sorprende quindi che le donne, soprattutto se qualificate, facciano tanta fatica a trovare un lavoro adeguato e che permetta loro di dare un contributo alla crescita del Paese. A questo deficit si è pensato poco non solo nell'ultimo anno o negli ultimi dieci anni, ma almeno negli ultimi 20 anni.
Il presidente Mattarella lo scorso 8 marzo disse: «La condizione delle donne segnala il grado di civiltà di un paese». Questo vale anche sul mercato del lavoro: le opportunità per le donne segnalano la salute (in questo caso la malattia) dell'intero mercato del lavoro e dell'economia italiana.
 
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Sabato 15 Giugno 2019, 13:37






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