Il coronavirus mette in ginocchio "Airbnb": prenotazioni giù del 90%

Mercoledì 8 Aprile 2020 di Sabrina Quartieri
Airbnb

«Il settore è a pezzi ed è quello che uscirà più tardi dalla crisi». Non è ottimista Beatrice Alegiani, romana e host, fino a poco tempo fa, di “Airbnb”, il portale per l’affitto breve di appartamenti privati per le vacanze. Come lei, che lavora da anni nel turismo, sono preoccupati tutti i suoi amici che, nella Capitale, si guadagnano da vivere con delle case registrate sulla popolare piattaforma di viaggi. Da quando l'emergenza Coronavirus è esplosa, del resto, le cancellazioni delle prenotazioni non smettono di arrivare.

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«Gli host che conosco ricevono disdette continue. Alcuni di loro, poi, non essendo proprietari degli appartamenti che gestiscono e dovendo quindi pagare l'affitto – racconta Beatrice – sono obbligati a cercare in fretta business alternativi. Molti hanno già deciso che si sposteranno su portali specializzati in soggiorni più lunghi, sperando in chi si dovrà muovere per lavoro. Ma potendosi proporre solo a prezzi stracciati, considerando il momento, con i guadagni riusciranno a malapena a coprire le spese, sempre che troveranno a chi dare casa», conclude la ex host. 
 
Nella Capitale, nel resto dell’Italia e nel mondo, sono tantissime le storie simili a quella di questi romani. Il Covid-19 ha messo in ginocchio “Airbnb” che, a causa delle restrizioni agli spostamenti per limitare i contagi e della scarsa propensione a prenotare vacanze da parte dei suoi guest, ha l’attività ridotta all’osso. In questo quadro, secondo gli analisti, il business della piattaforma sarebbe già crollato del 90% sui mercati più colpiti dal virus. Ma il portale, nonostante il presente sia nero per il turismo azzerato, prova a fare il suo gioco e a rimanere a galla. 

Dopo aver annunciato un fondo da 250 milioni di dollari per aiutare gli host colpiti dalle cancellazioni dovute alla pandemia, la società riceve, ora, il finanziamento di 1 miliardo di dollari, in una combinazione di titoli di debito e titoli azionari, da due grandi investitori americani: “Silver Lake” e “Sixth Street Partners”. «Queste nuove risorse sosterranno il lavoro di “Airbnb” per investire nel lungo termine», spiegano dalla sede di San Francisco, dopo aver accantonato, almeno per adesso, l’intenzione di entrare in Borsa nel 2020 (con un valore che era stimato fino a 35 miliardi di dollari).
 
Nel comunicato diffuso sulla recente operazione non si precisa l’impatto finanziario della crisi del portale, ma si ricordano le origini della piattaforma, «nata durante la grande recessione del 2008», si legge nella nota con cui si scommette con fiducia su un rimbalzo dei viaggi quando le persone potranno nuovamente spostarsi. «Il desiderio di connessioni e viaggi è una prerogativa umana, che uscirà rafforzata da questo periodo di separazione», ha spiegato Brian Chesky, co-fondatore di “Airbnb”. Lo stesso è certo che «vedremo una nuova flessibilità nel modo in cui le persone lavorano e si spostano, oltre a un maggiore interesse in viaggi più vicini a casa», ha concluso Chesky. La scorsa settimana il “Financial Times” riportava che la società di San Francisco aveva ridotto la sua valutazione interna a 26 miliardi di dollari, a causa dell’impatto delle misure di confinamento. 
 
«Anche se il contesto attuale è chiaramente molto complicato per il settore dell’ospitalità, il modello economico diversificato, mondiale e resiliente di “Airbnb” è particolarmente ben posizionato per prosperare quando il mondo si sarà ripreso e potremmo tutti approfittarne nuovamente», ha sottolineato Egon Durban, co-ceo di “Silver Lake”, società che è salita alla ribalta delle cronache finanziarie il mese scorso con un altro investimento di alto profilo: un miliardo di dollari sul sito di social media Twitter. “Sixth Street Partners”, che gestisce 34 miliardi di dollari, si è affermato, invece, come uno dei maggiori finanziatori non bancari dopo la crisi. Tra le varie società tecnologiche sostenute, c’è anche Spotify.

Ultimo aggiornamento: 09:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA