Heineken scommette sulla Sicilia: la storica “Birra Messina” torna a casa dopo 20 anni

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Heineken scommette sulla Sicilia: la storica “Birra Messina” torna a casa dopo 20 anni

di Sabrina Quartieri

La sua etichetta merlata si ispira ai decori del Barocco siciliano, ma anche ai colori del cielo e del mare. Al centro, l'elegante veliero resta il simbolo di una terra di arrivi e partenze, di commerci e scambi, d’incroci di popoli e culture. Ma, soprattutto, di incontri. Come quello tra la “Cooperativa Birrificio Messina” e Heineken che, insieme, hanno realizzato un sogno: riportare a casa la storica “Birra Messina”, con una nuova ricetta speciale ai cristalli di sale. 
 
 


Figlio di un territorio aspro, duro, severo, eppure accogliente, ospitale e generoso, il quasi centenario marchio di “bionde” ha una storia che si intreccia con quella di 15 siciliani caparbi, ex operai e oggi imprenditori: nel 2007 la famiglia Faranda acquista da Heineken il “Birrificio Messina” di via Bonino, in centro città (con la garanzia della tutela dei posti di lavoro per cinque anni). Ma nel 2011 i nuovi proprietari annunciano la chiusura dello stabilimento e, per i 41 dipendenti, arrivano le lettere di licenziamento. Senza pensarci due volte, si dà vita allora a un presidio di protesta: un tendone di fronte al cancello d’ingresso del birrificio diventa la “casa” degli ex lavoratori per 18 mesi ininterrotti, con notti e giorni trascorsi tra caldi torridi e piogge torrenziali. Ma la priorità, per tutti, è difendere una vita intera spesa a servizio della più antica tradizione brassicola di Messina.
 
Un anno e mezzo dopo, nel quale non mancherà mai la solidarietà dei concittadini, arriva la svolta. O meglio, l’esordio di una rinascita che, all’inizio, sembrava impossibile: nel 2013, 15 operai dei 41 in protesta – consapevoli di saper fare la birra e con passione - investono il proprio TFR per risollevare le sorti del “Birrificio Messina” e fondare la Cooperativa che porta il suo nome. Mettendo le case a garanzia dei mutui e ricevendo il sostegno della “Fondazione di Comunità di Messina”, nel 2016 il nuovo stabilimento nella zona di Asi di Larderia, alle porte della città, avvia la produzione della “Birra dello Stretto” e della “DOC 15”. «Siamo stati 15 pazzi, da operai ci siamo ritrovati a fare gli imprenditori», racconta Mimmo Sorrenti, presidente della Cooperativa e mastro birraio da 37 anni. All’inaugurazione del birrificio nato il 9 agosto 2013, c'erano cinquemila persone, compreso Nino Frassica, invitato in qualità di padrino. «Vedere così tanta gente ci ha ripagato di tutta la fatica fatta – aggiunge Mimmo – perché oggi lo stabilimento lo vedete bello e moderno, ma prima c’erano solo stalle. Abbiamo dovuto lavorare notte e giorno per mesi prima di renderlo così. Siamo stati noi a togliere l’amianto, a fare i tetti e le tubature. Oggi che le nostre birre sono arrivate in Francia, in Svizzera, negli Stati Uniti e in Australia, però, siamo davvero felici».
 
Lo stabilimento simbolo di un sogno realizzato e di un successo quasi impossibile, quest’anno è in pareggio con i conti e al suo interno si lavora con la speranza di vedere presto un piccolo utile (Mimmo ha riscattato già la sua casa). Al “Birrificio Messina” la politica non entra: «Possono venire solo come privati cittadini. Se no li butto fuori», tuona il presidente iscritto all’anti pizzo di don Terenzio, parroco della Chiesa di Santa Maria, che ora è a Roma. Le porte sono sempre aperte invece per le scuole e per i turisti. Basta avvisare con un giorno d’anticipo. Attualmente, oltre ai 15 soci fondatori, nello stabilimento lavorano cinque giovani, tutti figli dei proprietari. Come Giuseppe, 27enne, che ha seguito la strada di papà Mimmo e si occupa di preparare le ricette nella sala cottura. L’incarico di vice presidente, invece, lo ricopre una donna, Francesca, 52 anni, separata con due figlie. Era già impiegata in via Bonino, subentrata a suo padre Felice, dopo la scomparsa. «È stata dura quando ci hanno licenziato, soprattutto vedere i politici “sordi” rispetto alla nostra causa. Ho accettato di far parte dei 15 perché avevo bisogno di ricominciare, il mio matrimonio era appena finito», confessa la vice presidente.


Con lei c’è Agata, l’altra socia donna, sposata e con un figlio di 23 anni al terzo anno di Ingegneria. In amministrazione, con un passato nel “Birrificio Messina” dal ’91, racconta: «Mio marito mi ha sempre sostenuto, sia quando ho deciso di entrare nella cooperativa, che durante il presidio. Credo che in quei 18 mesi di protesta sia stato dato un segnale forte ai cittadini e, secondo me, lo hanno recepito. D’altronde, un gruppo coeso e solidale di 41 persone non passa inosservato», conclude Agata. Se il primo sogno è stato raggiunto con anni di fatica e sacrifici, in poco tempo si è compiuto un altro grande passo: a gennaio scorso è stata infatti annunciata una partnership tra la Cooperativa e Heineken, per riportare in Sicilia, dopo 20 anni, il marchio storico “Birra Messina” con una nuova ricetta affidata ai 15 (più cinque): una lager di puro malto non filtrata, dal colore dorato e luminoso, che viene preparata con il sale marino delle saline di Trapani. Capace di esaltare la percezione dei sapori in bocca, senza rendere la bevanda salata, questo ingrediente viene dosato insieme al luppolo dai mastri birrai alla fine della bollitura, per far sì che tutte le sostanze aromatiche, come gli agrumi di Sicilia, vengano preservate.


“Birra Messina Cristalli di Sale” verrà prodotta, nei quantitativi compatibili con il massimo potenziamento possibile della capacità del birrificio (25mila ettolitri ogni anno), dai soci della Cooperativa. La restante parte si farà a Massafra, in provincia di Taranto, dove viene realizzata la “Birra Messina” (nel 1999 Heineken spostò gli stabilimenti di produzione in Puglia, lasciando nella città siciliana il centro di imbottigliamento). L’accordo di partnership ha una durata di cinque anni e prevede la distribuzione, in tutta Italia, sia della nuova “bionda” che delle altre birre dei 15. «Operiamo in Sicilia da 40 anni. Per “Birra Messina Cristalli di Sale”, che ha una forte identità locale, c’è venuto naturale parlare con Mimmo Sorrenti – spiega Alfredo Pratolongo, Direttore Comunicazione e Affari Istituzionali Heineken Italia – Quello che per noi è un piccolo incremento di volumi, per Birrificio Messina può rappresentare il raddoppio della produzione dando alla Cooperativa l’opportunità di crescere. La scelta di puntare sul marchio facendolo diventare nazionale, anche con un prodotto nuovo, è una rivincita e una sfida, ma soprattutto è un omaggio a una terra che amiamo, dove la birra è di casa», continua Pratolongo. 


Proprio in occasione di queste novità, è stata realizzata un’originale ricerca dal titolo “La Sicilia vista dai siciliani. Viaggio nella sicilitudine” (termine coniato da Leonardo Sciascia 50 anni fa). L’indagine commissionata da Heineken all'Istituto Doxa mostra che questo popolo si percepisce generoso e accogliente, non è campanilistico, se pensa al cibo si sente rappresentato da dolci, street food e rosticceria, e considera la vera Sicilia quella del dialetto (solo il 4% non lo parla), dei monumenti e dei siti archeologici, delle feste popolari e del pranzo della domenica. Ancora: otto siciliani su dieci ritengono di essere giudicati per stereotipi e nove su dieci sono infastiditi da questi pregiudizi. Ma a tutti (94%) fa piacere che, da quest’anno, “Birra Messina” porti la bandiera dell’isola nel resto d’Italia. Lo stesso sentimento emerge nel vedere utilizzato un loro prodotto naturale e unico, il sale di Trapani, nella nuova “Birra Messina Cristalli di Sale”. L’opinione, comune al 90% dei siciliani, è quella di un’unione metaforica tra il nord e il sud della loro terra, un messaggio che piace e di cui si ha bisogno. Riflessione condivisa dal resto degli italiani che cominciano a conoscere “Birra Messina”, si mostrano curiosi del nuovo prodotto ed entusiasti di assaggiarlo (87%). 


E se c’è sempre più “bionda” nelle abitudini dei siciliani (la bevono nove su dieci, soprattutto nel tempo libero), come si può degustare al meglio questa bevanda? A spiegarlo è Paolo Merlin, referente Cultura Birraria Heineken Italia: «Bisogna raffreddare il calice che si usa (preso in prestito dal vino) con dell’acqua fredda, per portarlo alla stessa temperatura della birra e evitare lo shock termico. In più, questo rituale serve a eliminare le impurità e a mantenere il cappello di schiuma, che evita il processo ossidativo e aumenta le percezioni olfattive». Mentre per aprire la prima “Cristalli di sale” davanti al più bello dei panorami, il luogo da non perdere è proprio quello dove nasce il suo ingrediente speciale: le saline di Trapani. Qui, al tramonto, quando il sole si tuffa nel mare e illumina le isole Egadi sullo sfondo, la magia dello scenario incanta. L’antico mulino a vento di 600 anni fa, una vite d’Archimede di legno e delle foto storiche di un piccolo museo raccontano ogni giorno la vita della salina, di proprietà della famiglia Culcasi e ancora attiva: le vasche disposte su 15 ettari di terreno, ogni anno producono duemila tonnellate di sale marino, ricco di iodio, magnesio e potassio. Alle saline si spala ancora a mano, per far rimanere i cristalli puliti. La passeggiata in compagnia di una “bionda” lungo il perimetro delle vasche che le separa dal mare è un’esperienza, specie in primavera o in autunno, quando il sito si popola di eleganti fenicotteri rosa.
 
 
 
 
 
 
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Sabato 8 Giugno 2019, 18:44






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3 di 3 commenti presenti
2019-06-10 12:22:28
....anche la birra mesina, torna a casa per difetto di procedura....!
2019-06-09 15:01:11
Ricordi giovanili e arsure....passati: ottima birra che in seguito si chiamo' Dreher pur rimanedo (ma non ripetendo) negli antichi fasti!
2019-06-09 11:16:26
Ho assaggiato la Messina cristalli di sale. Favolosa.