Violenza contro le donne, Bonetti: «Ogni anno trenta milioni per proteggere le vittime»

La ministra delle Pari opportunità: dal governo piano strutturale, 400 euro al mese a chi non denuncia perché non ha un reddito

Venerdì 26 Novembre 2021 di Claudia Guasco
Violenza sulle donne, Bonetti: «Ogni anno trenta milioni per proteggere le vittime»

È un crimine odioso e la condanna unanime, affinché le denunce non restino sulla scrivania a prendere polvere è stata introdotta la legge Codice rosso, per rieducare gli uomini violenti c’è il protocollo Zeus, dal 2011 esiste anche un trattato internazionale, la Convezione di Istanbul. Ma alla fine ciò che conta sono i numeri e dicono che quest’anno i femminicidi in Italia sono l’8% in più rispetto al 2020.

Violenza contro le donne, Mattarella: fallimento della società nel suo insieme

Qualcosa non ha funzionato. «Nonostante gli sforzi messi in campo a ogni livello, dal punto di vista della normativa è necessario intervenire nella fase immediatamente successiva alla denuncia, nelle pieghe in cui si possono insinuare le criticità che poi esplodono nei casi di cronaca. Interventi come il fermo e il braccialetto elettronico garantirebbero sicurezza alle donne dando loro la libertà di vivere», afferma Elena Bonetti, ministra delle Pari opportunità e della famiglia. Ieri era a Strasburgo, dove nella giornata simbolo della lotta al femminicidio ha incontrato la segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejcinovic Buric «proprio per certificare con chiarezza l’impegno del governo italiano, anche nel sostenere una normativa che a livello europeo deve vedere tutti gli stati membri impegnati nel contrastare questo aberrante fenomeno».

Punto centrale è il nuovo Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2021-2023, presentato in Cdm la scorsa settimana.
«Le vittime devono sapere che c’è uno Stato che accoglie le loro richieste d’aiuto, che possono denunciare e chiamare senza timore il numero 1522. Con il nuovo Piano abbiamo reso strategiche, stabili e strutturali le azioni messe in campo dal governo. Con un’ottica di sistema, quella della cabina di regia che presiedo e che coinvolge diversi ministri competenti, enti locali, parti sociali, centri antiviolenza, forze dell’ordine. Serve infatti una rete condivisa non solo a livello nazionale, ma anche territoriale. Il piano è suddiviso in diverse aree di intervento: prevenzione, protezione e sostegno, assistenza e formazione. Fondamentale anche la parte che si occupa di perseguire e punire i crimini contro le donne, affinché siano certe che se tendono una mano c’è chi l’afferra e le salva».

E a garanzia di tutto questo, ci sono i soldi.
«Trenta milioni, cifra ora finalmente stabile, erogati ogni anno alle Regioni per i centri antiviolenza e le case rifugio, ai quali vanno aggiunti 5 milioni destinati a bandi nazionali per la formazione e l’eradicazione della violenza contro le donne più altri cinque per l’attuazione della strategia per la parità di genere. Non solo. Per il triennio 2020-2022 abbiamo stanziato 3 milioni per il microcredito di libertà e 7 milioni per il reddito di libertà, che prevede un assegno di 400 euro al mese rivolto alle donne che escono dalla violenza e hanno bisogno di recuperare un’autonomia finanziaria. La dipendenza economica infatti si associa e si integra alla violenza fisica, che spesso non viene alla luce perché donne senza reddito si sentono costrette a chinare la testa e a restare a casa. Questo è inaccettabile, per loro e per i loro figli. L’autonomia finanziaria è un diritto».

L’Osservatorio dei centri antiviolenza calcola che una vittima su tre è a reddito zero e solo il 27% sporge denuncia.
«Proprio per questo con le ministre Cartabia, Lamorgese, Gelmini e Carfagna stiamo lavorando a un nuovo provvedimento, vogliamo presentare al Consiglio dei ministri un pacchetto di misure a protezione delle donne che si rivolgono all’autorità giudiziaria. Ragioniamo su vari interventi possibili, come l’arresto in flagranza di reato o l’ammonimento del giudice nei confronti dell’aggressore: se la prescrizione non viene rispettata, rafforza le possibilità di un intervento immediato a tutela della vittima. Per i casi più gravi si ipotizza il fermo cautelare e il braccialetto elettronico, mentre a protezione diretta delle donne si valutano forme di vigilanza dinamica da definire. Devono sentirsi al sicuro senza stravolgere la propria esistenza».

L’assoluzione, due giorni fa, del diciottenne che ha ucciso il padre che picchiava la mamma ha riportato in primo piano le vittime collaterali dei femminicidi. I figli.
«Che sono anch’essi succubi. Bambini e ragazzi costretti ad assistere al massacro della madre sono a loro volta vittime. Sono necessarie misure di sostegno di mamma e figlio, per ricostruire una vita insieme. Ma sono indispensabili anche strumenti più incisivi e puntuali per gli orfani di femminicidio. Le risorse del fondo dello Stato a loro destinate devono arrivare subito».
 

Ultimo aggiornamento: 00:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA