Thom Yorke da record: in
6000 sognano all'Arena

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Thom Yorke da record: in
6000 sognano all'Arena

di Michele Bellucci e Fabio Nucci

PERUGIA - Fan in attesa dal primo pomeriggio e un alone di mistero che ha accompagnato il suo arrivo in città. Thom Yorke è l'artista meno scontato di Umbria Jazz 2019, che con il leader e frontman dei Radiohead aggiunge ancora un mattone nel muro delle sue contaminazioni. Una scossa per il festival e per i circa 6.000 dell'Arena. Con lui sul palco stasera (e nel tour che segue l'uscita dell'album Anima) solamente il produttore, nonché collaboratore di lunga data, Nigel Godrich e il visual artist Tarik Barri. In scaletta solamente brani tratti dagli album realizzati come solista, ovvero The Eraser, Tomorrow's Modern Boxes e Amok (quest'ultimo inciso con la band Atoms For Peace).

L'inizio del live è soft, con Interference che Yorke interpreta dietro al synth guardando più volte il pubblico. Sembra che stia prendendo le misure con la platea di questa sera anche prima di imbracciare la chitarra: una lenta passerella al centro dello stage, accompagnata da applausi e grida, poi scatta il groove di A Brain in a Bottle e il boato cresce. Le immagini proiettate sull'enorme schermo curvo alle spalle dei tre artisti sul palco invia segnali luminosi tanto astratti quanto coinvolgenti. Il live entra nel vivo con la profonda e ballereccia Impossible Knots e soprattutto con con Black Swan, che vengono mixate come in un party elettronico. Ora le dita dell'artista britannico pizzicano un basso, invitando con i suoi movimenti il pubblico a seguirlo in una danza ritmata. È un'onda sonora che invade l'arena con un fluire continuo che inquieta e a tratti ipnotizza. Non fosse per bassi spinti a tal punto da fare agitare i sismografi e scuotere il pubblico che Yorke si diverte a coinvolgere saltando come un'Anima(le) da palcoscenico, quale Thom è. Ci sono le tracce del suo retaggio musicale che porta inevitabilmente ai Radiohead con sfumature solo vagamente melodiche e una ricerca del suono, nudo ed elettrico, che richiamano i futuristi e talentuosi Blue Nile.

Così, in meno di mezz'ora la platea si è trasformata in un mare di teste che ondeggiano, con brani come Harrowdown Hill che mostrano tutta la loro potenza evocativa e si venano di sfumature rock. Il merito è anche degli intricati visual, che seguono la musica creando ipnotiche variazioni. Si va avanti con Pink Section, che rallenta il battito e fa palpitare il pubblico. La voce del frontman dei Radiohead riempie il cielo su Nose Grows Some e c'è da scommettere che tra i 6.000 dell'Arena a molti siano venuti i brividi. Nel cielo ora non c'è più neppure una nuvola ed è il momento di spingere sull'acceleratore: Last I Heard (…He Was Circling the Drain) è un tripudio di basse frequenze e lampi colorati, su The Clock il pubblico di Uj tiene il tempo con le mani mentre Yorke guadagna il fronte del palco dimenandosi, quindi torna ad imbracciare la chitarra per la rilassata (Ladies & Gentlemen, Thank You for Coming), la bonus track presente solamente nella versione in vinile dell'album Anima.

A proposito, ascoltare dal vivo l'ultimo lavoro di Thom Yorke ne esalta ovviamente il messaggio artistico. La provocazione di fondo è quella di aprire la mente, perdere di vista i confini formali fondersi con quel muro di suono che accompagna la voce nei suoi frequenti vocalizzi. Sono canzoni, sì, ma allo stesso tempo frammenti di un manifesto che si intravede sullo sfondo. C'è l'amore, c'è lo strazio, c'è la vita e c'è la voglia di trascenderla. Il concerto va avanti e il battito cardiaco dei presenti è sintonizzato con le vibrazioni che scaturiscono dal palco. Con Has Ended si entra in una gabbia, Amok è un viaggio onirico che prosegue con Not the News, poi un un breve momento di silenzio prima che Truth Ray trasporti tutti in un languido buco nero. L'atteso crescendo finale regala il brano più noto, quella Traffic che apre l'album Anima e che fa vibrare lo stomaco. Twist è quasi un tuffo nella drum 'n bass con tanto di luci stroboscopiche sparate verso il pubblico. Finisce il concerto e pubblico attende per il bis. Quando Yorke rientra si piazza dietro la tastiera e testa il suo italiano, "Grazie per essere qui stasera"; il ringraziamento è reciproco, a giudicare dal lungo applauso che accompagna l'inizio della malinconica Dawn Chorus. Il finale regala ancora Runwayaway, Default e Atoms for Peace. 

Un concerto fatto di strappi, dissonanze, controtempi, ma anche di armonie che sbocciano improvvise, echi suggestivi e suoni caleidoscopici. E poi ci sono le immagini, che diventano anch'esse strumento musicale. Quelle respirate stasera a Perugia sono atmosfere che segnano un'altra evoluzione nella già ricca di mutazioni carriera di Thom Yorke. Una concezione a tratti sfuggente, che non ha il sapore della rivoluzione quanto piuttosto dell'evoluzione. "Le scatole del futuro" sono ormai aperte. 
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Domenica 21 Luglio 2019, 00:16






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