Serie Tv, l'Europa sfida il Regno Unito: pronti a tagliare titoli su Netflix e Prime (a causa della Brexit)

Martedì 22 Giugno 2021 di Gabriele Rosana
Serie Tv, Europa pronta a fare guerra al Regno Unito: taglio dei titoli su Netflix e Prime
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La nuova sfida post-Brexit tra Europa e Regno Unito si sposta sul piccolo schermo e promette tempi duri per i cataloghi di Netflix e Amazon Prime. Dopo la guerra del pesce con la Francia nel Canale della Manica, la polemiche sui requisiti per l'importazione delle salsicce e delle carni lavorate attraverso il confine nordirlandese e i lavoratori europei rinchiusi nei centri di detenzione, Bruxelles e Londra adesso sarebbero ai ferri corti anche sul fronte della produzione cinematografica. L'Unione europea avrebbe infatti messo mano a un piano per ridurre la presenza delle produzioni britanniche e tutelare una «maggiore diversità dei contenuti», come ha rivelato dal Guardian sulla base di un documento interno alle istituzioni Ue visionato dalla testata britannica. Da The Crown a Downtown Abbey, da Fleabag a Black Mirror, insomma, uno stop o quasi nella Ue alle serie tv e agli altri programmi che portano le insegne della Union Jack.

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LA DIRETTIVA
Il riferimento, in realtà, come sempre quando si tratta delle regole europee, è un po' più tecnico, e riguarda una possibile revisione della direttiva sui servizi media audiovisivi (Avms): approvata tre anni fa dopo un lungo negoziato fra le istituzioni Ue, la normativa prevede una disposizione, fortemente voluta dalla Francia, a favore dei contenuti europei, che devono rappresentare la maggioranza delle trasmissioni televisive e almeno il 30% dei titoli disponibili sulle piattaforme di streaming come Netflix e Amazon. Una scelta fatta allora, in tempi pre-Brexit, principalmente per limitare la penetrazione dei titoli americani nel mercato audiovisivo europeo e sostenere, invece, le produzioni del Vecchio continente. Eccezione che oggi potrebbe rivoltarsi contro i cugini d'Oltremanica.

A orchestrare la vendetta sarebbe ancora una volta Parigi - che tra sei mesi assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell'Ue -, con il sostegno, perlomeno in queste fasi iniziali, anche di Italia, Austria, Spagna e Grecia. Benché dopo l'uscita dall'Ue il Regno Unito sia ad oggi un Paese terzo per l'Ue, infatti, i suoi contenuti audiovisivi si qualificano ancora come opere europee secondo la definizione adottata dell'Avms, che fa riferimento a una Convenzione internazionale - quella sulla televisione transfrontaliera -, di cui Londra è ancora parte: un'etichettatura di favore che avrebbe condotto a una «quantità sproporzionata» di programmazione britannica su tv e piattaforme in Europa; il che prosegue il documento citato dal Guardian ostacolerebbe una maggiore varietà di contenuti, provenienti ad esempio da Paesi più piccoli o realizzati in lingue meno parlate.
Con la Commissione incaricata di valutare il rischio prodotto da questa situazione mossa che potrebbe anticipare una fine del regime di favore per Londra -, la disfida delle serie tv si preannuncia come un nuovo fronte nella guerra perenne apertasi dopo la Brexit e che ha anche travolto le tournée musicali.

GRANDE PRODUTTORE
Il Regno Unito è il più grande produttore europeo di programmi televisivi e cinematografici, dalla vendita dei cui diritti ha incassato quasi 600 milioni di euro fra 2019 e 2020: «Perdere l'accesso a una parte sostanziale dei mercati dell'Ue sarebbe un duro colpo per l'industria audiovisiva e per tutta la catena del valore», ha detto il direttore esecutivo della Commercial Broadcasters Association Adam Minns.

Nessun commento, per il momento, da Netflix e Amazon, mentre anche Steven Spielberg cede al fascino - e al potere - delle piattaforme di streaming. Dopo aver difeso le sale cinematografiche contro i giganti on demand, il regista statunitense - produttore con la sua società Amblin Partners - ha firmato con Netflix per la realizzazione di una serie di film originali.

 

Ultimo aggiornamento: 07:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA