Premio Strega, il "bis" di Sandro Veronesi: era riuscito solo a Paolo Volponi

Venerdì 3 Luglio 2020 di Riccardo De Palo
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Alla fine il superfavorito Sandro Veronesi, con il suo Colibrì «così piccolo ma simbolo del guerriero» ha prevalso sul concorrente più agguerrito, il giallista Gianrico Carofiglio. Con duecento voti contro i 132 dell'autore de "La misura del tempo", lo scrittore di Caos Calmo diventa il secondo a vincere due volte il Premio Strega (exploit riuscito solo in passato a Paolo Volponi, nel 1965 con "La macchina mondiale" e nel 1991 con "La strada per Roma").


Un premio che Veronesi ha dedicato a un ampio spettro di affetti.  «Sto pensando alla mia famiglia, ai
miei figli, a mia moglie, ai miei fratelli. Sto pensando al mio editore, a Elisabetta Sgarbi, a Umberto Eco che è stato così generoso da fondarla questa casa editrice. Sto pensando agli amici che mi hanno sostenuto, che hanno votato il libro. Sto pensando all'uomo nuovo, che poi è una donna. A tutte le persone nuove che ci sono e a tutte le navi in mare». «Solo l'amare, solo il conoscere conta, non l'aver amato, non l'aver conosciuto - ha proseguito Veronesi - La gente cambia, le persone cambiano. C'è un paesaggio diverso, nativi digitali che adesso leggono, che hanno un atteggiamento diverso e questo uno lo percepisce anche se qua dentro sembra che il tempo si sia fermato. Non mi ricordo nulla della prima volta, lo leggo sui libri che c'è stata una  vittoria».

Solo le bricioli per gli altri quattro concorrenti. Al terzo posto Valeria Parrella con "Almarina" (Einaudi), 86 voti.
Al quarto posto Gian Arturo Ferrari con 'Ragazzo italiano" (Feltrinelli), 70 voti, al quinto Daniele Mencarelli con "Tutto chiede salvezza" (Mondadori), 67 voti e al sesto Jonathan Bazzi
con "Febbre" (Fandango Libri), 50 voti. A presiedere il seggio Antonio Scurati, vincitore della scorsa
edizione del Premio Strega, con "M. Il figlio del secolo". Hanno votato in 605 su 660 aventi diritto al voto.



Si è trattato di una edizione molto particolare, al Museo Etrusco di Villa Giulia, il primo in un'epoca di pandemia. Pochi invitati (una ottantina rispetto ai soliti mille). «Qui si sente che è passata la pandemia ed è giusto si senta
perché abbiamo sofferto», commenta  Parrella. Un colpo d'occhio impressionante, meno tavoli, posti distanziati, e la mitica lavagna con la giuria spostati nella balconata del Ninfeo, un luogo suggestivo ma molto lontano da dove si trovano gli ospiti (che prima osservavano le operazioni di voto poste su un palco davanti al Ninfeo. Il direttore della Fondazione Bellonci, Stefano Petrocchi, sottolinea che questo risultato è comunque «un miracolo», considerato che fino a pochi mesi fa si temeva di doversi limitare a una diretta in streaming.

Eppure l'effetto Strega "light", alla fine, comincia a piacere. «Mi sembra più umano. Era davvero una bolgia. Le persone adesso si parlano, niente spintonate. È paradossale vedersi mascherati. C'è una calma strana», nota la Sgarbi. Ultimo aggiornamento: 09:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA