Penelope Cruz e Antonio Banderas: «Vi mostriamo quanto è folle il nostro lavoro»

Domenica 5 Settembre 2021 di Gloria Satta
Penelope Cruz e Antonio Banderas: «Vi mostriamo quanto è folle il nostro lavoro»

Si ride a crepapelle ma si riflette grazie al film in concorso Competencia Oficial, commedia sopra le righe diretta con intelligenza dagli argentini Gaston Duprat e Mariano Cohn che, assistiti dagli irresistibili Penélope Cruz, Antonio Banderas e Oscar Martìnez (Coppa Volpi a Venezia 2016 per Il Cittadino illustre, diretto dagli stessi registi), fanno il contropelo al mondo del cinema. C'è una regista stravagante e sadica (Cruz) che ingaggia in un suo film due protagonisti agli antipodi, decisa a disintegrare il loro egocentrismo: la star hollywoodiana Banderas e il mostro sacro del teatro Martìnez. E fra i due attori sono scintille: vanità, invidie feroci, rivalità, colpi bassi e prove estreme di umiltà imposte dalla donna scandiscono le prove, decisamente surreali, alla vigilia della lavorazione. Rivelando allo spettatore un dietro le quinte del cinema esilarante.

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Avete riso anche voi?
Penélope Cruz e Antonio Banderas: «Ci siamo divertiti come pazzi, sia quando abbiamo letto la sceneggiatura sia quando abbiamo recitato con Martìnez. Ma il film, sia chiaro, rimane un omaggio al nostro mestiere. Con tutto il rispetto che merita».


I registi hanno rivelato che avete dato dei contributi importanti alla sceneggiatura. Vi siete riconosciuti, almeno un po', nei vostri rispettivi personaggi?
P. C. «Oddio, no... Spero proprio di non somigliare alla psicopatica pericolosa che interpreto, è una donna intelligente e senza filtri ma io non vorrei mai arrivare al suo livello. Se sul set avessi incontrato un regista come lei, avrei chiamato i miei genitori pregandoli di venirmi a prendere immediatamente».
A. B. «Io sono del tutto diverso dal mio personaggio malato di narcisismo e competitività. Mi sono divertito leggendo la sceneggiatura e ancora di più a recitare, ma confesso che non ho ritrovato niente di me né del mio modo di essere attore».


Non è vero che c'è rivalità nel mondo del cinema?
P. C. «Certo che c'è, l'abbiamo vissuta tutti e la viviamo ogni giorno. Ma se è sana, la competizione artistica può anche essere costruttiva. Se invece arriva ai livelli paradossali descritti nel film, porta le persone troppo lontano, in luoghi poco raccomandabili».


Nel film sembrerebbe che gli uomini siano più vanitosi delle donne: è così?
A. B. «Non credo proprio. L'egocentrismo accomuna entrambi i protagonisti di Competencia Oficial. Ma la vanità non appartiene soltanto al mondo del cinema, riguarda l'intera società così come l'ipocrisia: politica, industria, mondo intellettuale non ne sono esenti. In ogni caso il mio personaggio è un maschilista, ha obiettivi poco nobili, ma resta comunque più trasparente rispetto all'attore interpretato da Martìnez che è più sibillino, narciso, intellettuale».


È lecito per un attore snaturarsi e compiere strani rituali prima di andare sul set come vediamo nel film?
P. C. «Ognuno ha il suo metodo di lavoro, l'importante è non invadere gli spazi degli altri. Quando giravo con Sergio Castellitto Non ti muovere, sono stata per settimane senza depilarmi, gli abiti dimessi e i denti neri per non abbandonare il mio personaggio. Familiari e amici che venivano a trovarmi erano convinti che fossi andata fuori di testa».
A. B. «Una volta mi sono trovato a lavorare con un attore che prima di girare ogni scena, per ottenere la concentrazione emetteva un muggito potentissimo. La prima volta ho pensato che sul set fosse sbarcata una mucca. Un'altra collega prima del ciak urlava invece una parola di sua invenzione. Ognuno, per dare il massimo, se la gioca a modo suo, basta non disturbare gli altri».

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Ultimo aggiornamento: 6 Settembre, 13:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA