Neil Young cancella tutti i suoi pezzi da Spotify dopo il podcast No-vax di Joe Rogan

La decisione dopo le false informazioni diffuse sui vaccini

Giovedì 27 Gennaio 2022 di Leonardo Jattarelli
Neil Young, 76 anni
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Una decisione che farà discutere e una presa di posizione molto importante da parte di una star nell'era del Coronavirus. La piattaformq Spotify rimuoverà infatti la musica di Neil Young, su richiesta dell’artista stesso, che si è lamentato della presenza sulla piattaforma del podcast di Joe Rogan, un opinionista no-vax. 
Young ha scritto una lunga lettera contro la politica di Spotify sul Covid, accusando la piattaforma di «disinformazione» sulla pandemia.

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Ma un rappresentante di Spotify ha replicato a "Variety": «Vogliamo che tutti i contenuti musicali e audio del mondo siano disponibili per gli utenti di Spotify. Da ciò deriva una grande responsabilità nel bilanciare sia la sicurezza per gli ascoltatori che la libertà per i creatori. Abbiamo messo in atto norme dettagliate sui contenuti e abbiamo rimosso oltre 20.000 episodi di podcast relativi al Covid dall’inizio della pandemia. Ci rammarichiamo per la decisione di Neil di rimuovere la sua musica da Spotify, ma speriamo di dargli di nuovo il benvenuto presto». 

Il tutto era nato pochi giorni fa, quando, secondo il cantautore e chitarrista statunitense attraverso il podcast "The Joe Rogan Experience" del commentatore tv e comico Joe Rogan si erano diffuse false informazioni sui vaccini. Neil Young a quel punto,  con una lettera aperta, aveva chiesto che la sua musica fosse rimossa immediatamente. «O Rogan o Young, non entrambi», si legge. «Faccio questo - continuava - perché Spotify sta diffondendo false informazioni sui vaccini causando potenzialmente la morte di coloro che credono a quella disinformazione». 

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Young non è il primo a puntare il dito contro Spotify. Lo scorso mese, circa 270 tra dottori, scienziati e addetti del settore sanitario hanno sottoscritto una lettera aperta affinché ci sia più controllo sulle false informazioni intorno alla pandemia di Covid 19.

La sua storia

Dopo aver debuttato giovanissimo con la storica formazione dei Buffalo Springfield e aver raggiunto il successo nel supergruppo Crosby, Stills, Nash & Young, Neil Young, che oggi ha 76 anni, si è imposto come uno dei più carismatici e influenti cantautori degli Anni Settanta, contribuendo a ridefinire la figura del songwriter con album come "After the Gold Rush" e il vendutissimo "Harvest".Artista solitario e tormentato, capace di passare con disinvoltura dalla quiete della ballata acustica alla brutalità della cavalcata rock, per l’approccio volutamente “grezzo” che contraddistingue tanto i suoi dischi quanto i suoi concerti, è stato considerato da alcuni un precursore del punk, mentre la ruvida passione delle sue performance ha spinto tanto la critica quanto gli appassionati e gli stessi musicisti ad acclamarlo negli Anni Novanta padrino del grunge. È stato inoltre un personaggio determinante per l’evoluzione di generi come l’alternative country e l’alternative rock in generale.
Tratti inconfondibili del suo stile sono la voce acuta e nasale, la chitarra elettrica dalla sonorità abrasiva e quasi cacofonica, i testi introspettivi e malinconici (specie nella cosiddetta Trilogia del dolore, culminata nell’album "Tonight’s the Night", da molti ritenuto il primo concept album della storia del rock a misurarsi con temi quali il dolore e la perdita) nonché l’immancabile camicia di flanella, divenuta negli anni un autentico status symbol alternativo.
Young ha diretto (o co-diretto) anche alcuni film utilizzando lo pseudonimo Bernard Shakey, inclusi "Journey Through the Past" (1973), "Rust Never Sleeps" (1979), "Human Highway" (1982), "Greendale" (2003), e "CSNY/Déjà Vu" (2008).

 

 

Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio, 08:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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