Mtv, così il web ha ucciso le star del videoclip

Sabato 31 Luglio 2021 di Mattia Marzi
Mtv, così il web ha ucciso le star del videoclip


Un conto alla rovescia, un razzo che decolla, un allunaggio fittizio. Sulla bandiera non ci sono le stelle e le strisce degli Usa, ma un logo: Mtv e sta per music television. Una voce annuncia: «Signore e signori, il rock and roll». Quello che sta per accadere avrà per la musica e la cultura pop un impatto enorme. Ad annunciarlo è il 28enne dj Mark Goodman: «Benvenuti sul primo canale di video musicali 24 ore su 24. Il meglio della tv unito al meglio della radio. A partire da questo momento, la musica non sarà più la stessa». Lo rimarcano subito dopo i Buggles con la clip dell'emblematica Video Killed The Radio Star, la prima in assoluto trasmessa da Mtv, il primo agosto 1981, 40 anni fa.

 

 

IL BUDGET

Duran Duran, Wham!, Spandau Ballet, per non parlare di Madonna e Michael Jackson, tra i primi ad attingere dal cinema per realizzare i suoi video (quello di Thriller, diretto da John Landis, costò 900 mila dollari; per Bad, invece, il Re del Pop si affidò nientemeno che a Martin Scorsese: 2,2 milioni di dollari il budget): musica da vedere, oltre che da ascoltare. In Italia Mtv sarebbe arrivato solamente sedici anni più tardi: il 1° settembre 1997 il canale rilevò gli spazi di Rete A. Alla presentazione partecipò Jovanotti.

«Lorenzo fu anche il primo protagonista dell'edizione italiana del format Storytellers, uno dei brand storici di Mtv, nel 2005: quando gli parlai della folle idea di un progetto multipiattaforma che non prevedeva neppure la tv, accettò senza farmi finire il discorso», ricorda Luca De Gennaro, (62 anni), dj e conduttore radiofonico anima artistica e musicale di Mtv Italia. A spianare la strada al canale furono due esperienze diversamente importanti. Mr. Fantasy di Carlo Massarini debuttò su Rai1 il 12 maggio 1981, ancor prima del lancio di Mtv: fu la prima trasmissione italiana riservata ai videoclip musicali. Nel 1984 cominciò invece le sue trasmissioni dalla toscana Videomusic, che trasmetteva solo musica. Clip comprese: «Cercavamo un modo per andare oltre il disco. I ragazzi registravano i programmi con le vhs.

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Oggi diamo tutto per scontato, 40 anni fa esperienze del genere non lo erano affatto», riflette uno degli ex vj dell'emittente, Attilio Grilloni, 51 anni, una lunga e gratificante carriera nella produzione di contenuti televisivi (oggi è il responsabile dei contenuti di Technogym). A Videomusic c'era anche Paola Maugeri, 53, poi passata nel 2001 a Mtv: «La musica era cultura. Per intervistare gli U2 e i Bon Jovi passavi una settimana con loro a Dublino o a New York. Avevi modo di frequentare i musicisti: oggi non interessa più a nessuno», dice.

A Mtv Italia si sarebbero fatti le ossa anche - tra gli altri - Victoria Cabello, Alessandro Cattelan, Daniele Bossari, Carolina Di Domenico, Federico Russo, prima che la musica perdesse sempre più centralità sul canale, dal 2015 su Sky. Le nuove modalità di fruizione della musica prima su YouTube e poi sulle piattaforme avrebbero penalizzato pesantemente l'attesa dei video, la cui uscita era un tempo percepita come un evento. Spingendo le case discografiche a ridimensionare anche gli investimenti. «Ramazzotti e Pausini giravano con budget da un milione di euro. Nel 2021 è impensabile», racconta Cosimo Alemà, regista e autore di circa 700 video.

 

GLI ASCOLTI

Lo confermano gli YouNuts!, duo composto da Niccolò Celaia e Antonio Usbergo, collaboratori di Jovanotti, Salmo, Mengoni: «Si può arrivare a 40 mila euro, ma è raro: in genere si gira con 10 mila euro». Cosa rimane di Mtv, a distanza di 40 anni? Poco. «Però Mtv, che ha sempre garantito ai fan un accesso diretto alla musica e ha creato momenti iconici, ha lasciato alla cultura pop una grande eredità - risponde De Gennaro - quella del video come forma più immediata di accesso alla musica.

I Maneskin sono un esempio». Il network ha abbandonato da una ventina d'anni la sua vocazione musicale preferendo reality e serie. Restano i premi, che però fanno ascolti bassissimi: nel 2018 gli Mtv Video Music Awards furono visti da 2,2 milioni di spettatori sul canale, nel 2008 l'evento tenne incollate allo schermo 8,4 milioni di persone. Non sono stati i video a uccidere le star della radio, insomma. Semmai, è il web ad avere ucciso le star dei video.

 

Ultimo aggiornamento: 08:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA