Morto Harold Bloom, l'inventore del canone occidentale: aveva ​89 anni

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Morto Harold Bloom, l'inventore del canone occidentale: aveva ​89 anni
Il grande critico letterario e scrittore statunitense Harold Bloom, teorico che ha sviluppato il concetto di 'Canone occidentalè, includendovi autori come Dante Alighieri e William Shakespeare, è morto oggi in un ospedale di New Haven, nel Connecticut, all'età di 89 anni. Considerato il più provocatorio e il più originale dei critici letterari americani, era professore emerito di letteratura inglese alla Yale University e alla New York University. Nato a New York l'11 luglio 1930 e cresciuto in una famiglia ebraica osservante, è il più celebre e influente critico letterario anglosassone. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo. In italia Rizzoli ha pubblicato «Il Canone occidentale», «Come si legge un libro (e perchè)», «Il genio», «Gesù e Yahvè», «La saggezza dei libri» e «Shakespeare». Per Feltrinelli è uscito «L'angoscia dell'influenza». Dal 1959 ha scritto più di quaranta libri: venti di critica letteraria, diversi libri in cui discute di religione e un romanzo. Ha curato la pubblicazione di centinaia di antologie, scritto saggi e prefazioni ad altre centinaia di edizioni di opere letterarie, in versi e in prosa. Il nome di Harold Bloom è uscito dalla ristretta cerchia accademica per diventare una figura nota al grande pubblico negli anni Novanta, quando pubblicò la sua opera «The Western Canon» (1994), ponendosi al centro di un dibattito sull'eredità dei classici, chiamato «guerra dei canoni», che ha suscitato un controverso e ampio dibattito.

Quali sono i testi e gli scrittori su cui la civiltà occidentale ha edificato la sua letteratura? Quali caratteristiche rendono un'opera o un autore «canonici»? E come si può conciliare il gusto personale con il bisogno di condividere un patrimonio comune? Da Dante a Shakespeare, da Molière a Goethe, da Cervantes a Tolstoj, Harold Bloom nel suo «Canone occidentale» ha individuato in questo volume ventisei autori, prosatori e drammaturghi che hanno fondato il nostro modo di leggere, scrivere e pensare. Con il suo stile unico capace di unire preparazione, passione e ironia, Bloom si è predisposto a fare la lista «perchè tutti hanno, o dovrebbero avere, un elenco di libri da leggere in vista del giorno in cui, fuggendo dai nemici, faranno naufragio su un'isola deserta». Opera profondamente personale, controversa, discussa, letta in tutto il mondo, «Il Canone occidentale» è ormai un saggio sui classici diventato, a sua volta, un classico degli studi letterari. Bloom impiega strumenti critici diversificati che non prevedono l'applicazione al testo di un metodo specifico. Ribelle fin dagli esordi della carriera, a lui si deve con «The Visionary Company» (1971; La compagnia dei visionari) l'appassionata rivalutazione della tradizione romantica inglese. Altre opere sono: «The Anxiety of Influence» (1971; L'angoscia dell'influenza), «A Map of Misreading» (1975; Una mappa delle false interpretazioni), «Kabbalah and Criticism» (1975; La cabala e la tradizione critica) e «I vasi infranti» (traduzione italiana del 1992).

Nel 1993 con «Book of J» (1993; Il libro di J) non ha esitato a mettere in discussione il lavoro di bibliologi e critici della Bibbia sostenendo la provocatoria tesi che il libro sacro sia stato opera di una donna. Al pari dell'Amleto di Shakespeare, Dio sarebbe un «personaggio letterario» nato dalla fantasia di una raffinata scrittrice vissuta durante il regno di re Salomone; e la stessa Bibbia, la parola antica su cui si è fondata la civiltà occidentale, sarebbe un'opera altrettanto «letteraria» come quella di Dante, Wordsworth, Melville e Kafka. In «Come si legge un libro (e perché)» (2000) l'autore, commentando brani di Maupassant, Proust, Hemingway, ecc., ci spiega quali esperienze formative cercare nella lettura. Nel 2002 ha pubblicato «Il genio», incentrato su quelli che a suo parere sono i maggiori scrittori della storia della letteratura, esclusi i contemporanei. Celebri sono le sue feroci stroncature critiche ad alcuni Premi Nobel per la letteratura: da Doris Lessing, accusata di aver scritto un solo libro decente quarant'anni prima, divenuta poi autrice di fantascienza femminista, a Jean-Marie Gustave Le Clézio, che ritiene illeggibile, a Dario Fo, che definisce semplicemente ridicolo. Toni Morrison non sarebbe stata degna del premio.
 
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Lunedì 14 Ottobre 2019, 23:34






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