Lucio, quanto ci manchi: 20 anni dalla morte di Battisti

Lucio, quanto ci manchi: 20 anni dalla morte di Battisti

di Massimiliano Leva

Lucio, quanto ci manchi. Sono trascorsi vent’anni dalla morte di Battisti il 9 settembre 1998. Eppure, come sempre accade per i grandi artisti, il suo ricordo è più vivo che mai. «Le sue melodie erano la mia aspirazione - racconta Mogol - Ogni volta che arrivava con la chitarra e mi faceva ascoltare una nuova canzone, usava parole a caso solo per farmi capire quale fosse la melodia e così trovavo l’ispirazione per creare il testo migliore».

Lucio Battisti, un cofanetto speciale per l'anniversario della sua morte
 
 

Le nuove generazioni di cantautori mantengono un rispetto quasi reverenziale verso la sua musica; tra i colleghi, da Vasco Rossi a Claudio Baglioni, nessuno ha mai nascosto di essere stato influenzato dalla sua lezione. E lo ricordano i fan, che in qualche modo hanno legato un ricordo, un amore, un giorno o un passaggio della vita una delle sue canzoni. «Perché il segreto di Battisti stava proprio forse in questo: nella freschezza di una musica che era sempre nuova, diversa, capace di arrivare attraverso un formato pop, dritta ai sentimenti delle persone. In tanti, hanno riconosciuto qualcosa di personale nelle canzoni di Lucio», spiega Donato Zoppo, autore del libro bibliografico uscito per il ventennale della morte Il nostro caro Lucio (edizioni Hoepli).


Battisti-Mogol: alchimia magica di un sodalizio artistico che ha confezionato successi unici. Basterebbero, tra i tanti, Acqua azzurra, Acqua chiara, La canzone del sole, Emozioni, Giardini di marzo, Eppur mi son scordato di te. Una ricerca stilistica, quasi maniacale, nello stile del personaggio Battisti: schivo per carattere, timido per natura, a volte con un atteggiamento volutamente da antidivo, sfociato negli ultimi anni della sua carriera in un ritiro a vita privata che ha fatto di lui persino un nome poco simpatico ad alcuni. «Non dimentichiamoci che Battisti era un ragazzo nato e cresciuto a Poggio Bustone, negli anni 40 e 50, piena provincia laziale».

La mamma raccontava spesso di come già da bambino si isolasse. «Ha sempre detto che un vero artista deve esprimersi solo attraverso le sue canzoni. Figuriamoci se una simile personalità poteva apprezzare gli autografi, le foto con i fan, la vita da star. Non a caso cercò come Mina anche isolamento in Svizzera e poi a Londra. Anche in questo va guardata la sua voglia di cambiamento con il passaggio alla collaborazione con Pasquale Panella negli anni 80», ricorda Donato Zoppo. Una collaborazione, quella con Panella, che ha prodotto altri dischi, altre musiche, forse ancora oggi poco considerate: «Album come Don Giovanni hanno una ricerca stilistica notevole». Poi, dopo l’ultimo disco, Hegel del ’94, il ritiro in Brianza con la moglie Grazie Letizia Veronese, sino alla scomparsa il 9 settembre 1998. Lo ricorderanno tanti eventi, come la riedizione rimasterizzata in vinile di tutti i suoi dischi questo mese e, ovviamente, lo ricorderanno tutti i suoi fan.
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Giovedì 6 Settembre 2018, 02:30






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