Loredana Berté, il dramma a Verissimo: «Fui violentata da ragazza. Borg? Chiamava le prostitute»

Sabato 21 Novembre 2020 di Eva Carducci
Loredana Berté, il dramma a Verissimo: «Fui violentata da ragazza. Borg? Chiamava le prostitute»

In occasione della Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, che ricorrà il 25 novembre, Silvia Toffanin ha dedicato il suo appuntamento settimanale nel salotto di Verissimo per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo delicato argomento, e lo ha fatto avvalendosi della testimonianza di donne che nel corso della loro vita hanno subito violenze, tra queste anche Loredana Bertè. 

 

«Le violenze fra le mura domestiche sono le più frequenti, di cui nessuno parla. Avevo cinque anni e mi sono salvata, mio padre, un padre padrone, prendeva di mira mia madre. Alla nascita della quarta figlia femmina si è defilato, perché lui odiava le donne, comprese le sue stesse figlie», racconta la cantante alla Toffanin: «Ho visto mio padre massacrare di botte mia madre all’ottavo mese di gravidanza. Ho visto le mattonelle del bagno bianche imbrattate di sangue. Ogni volta che metteva Beethoven qualcuno doveva essere picchiata. Mia madre mi portava al mare per dimenticare, ma non ho dimenticato». 

 

Benvenuti a #Verissimo! Vogliamo iniziare questa puntata speciale, dedicata alla violenza contro le donne, con una guerriera... Loredana Bertè! 💙

Pubblicato da Verissimo su Sabato 21 novembre 2020


 

 

 

Un distacco netto quello dalla sua famiglia: «Oggi sono io tutta la mia famiglia, dopo Mimì c’è stato un vuoto assoluto, il mio cuore è diventato un cuore di neve. Il tempo non cancella niente, è come se fosse successo ieri. La rabbia di mio padre arrivava dalla sua infanzia, ha vissuto queste cose, ma non lo giustifico. Come dice Mimì gli uomini non cambiano». 

I rapporti con la sua famiglia sono peggiorati da lì in poi: «Non si potrà mai perdonare un padre del genere. Fortunatamente è morto. L'ho visto quarant'anni dopo, al funerale di Mimì, mi ha picchiato anche lì. Io non l'ho mai conosciuto realmente, non ho sofferto quando ho avuto la notizia della sua dipartita. Lo stesso giorno ho visto mia madre, sempre al funerale di mia sorella, che ha chiesto della poliza sulla vita e i conti correnti. Voleva solo i soldi . Ecco perché oggi sono io la mia famiglia».

 

Dopo aver visto le violenze sulla sua famiglia anche Loredana Bertè ha subito delle violenze sessuali all'età di 17 anni: «Mi sono sentita in colpa per anni, ho un vago ricordo che cerco di reprimere, ma ogni tanto viene fuori. Ero vergine in un mondo in cui tutte erano navigate. Facevamo le tournée con Don Lurio, e c’era questo ragazzo che mi portava delle rose. Mi sono lasciata convincere, ci sono cascata. Un giorno mi ha invitato a cena, quando mi è passato a prendere per uscire con una scusa mi ha portato in un luogo angusto e mi ha violentata. Sono riuscita a uscirne viva per miracolo. Nonostante fossi andata in ospedale non ho potuto denunciarlo. Oggi è un signore della Torino bene. Non volevo che mia madre venisse a sapere della violenza, perché le avrei prese anche da lei e mi sarei sentita ancora più in colpa. Perché ero lì, anche se ho detto no. Non ho più voluto vedere uomini per anni interi». 

 

Una vita sentimentale comunque travagliata quella della Bertè, come racconta alla Toffanin: «Solo a ventun'anni mi sono ripresa. Poi è arrivato Bjorn Borg, per me era l'amore della mia vita, il potenziale padre dei miei figli. Volevo creare una famiglia con lui, ma dopo quattro anni di matrimonio la madre di Bjorn mi disse che non potevo avere figli, perché avrebbero dovuto avere il sangue svedese, non misto. Bjorn non mi ha mai messo una mano addosso, ma di violenza psicologica me ne ha fatta parecchia. Un giorno ha preso una pistola e me l'ha puntata alla fronte. Lo ha fatto per ridere, ma non ho riso al gioco. Di lui non ho mai avuto paura. Mi si è spezzato il cuore quando una sera eravamo vicino a Los Angeles e lui faceva delle esibizioni, ha preso il telefono e ha ordinato due prostitute molto navigate. Sono arrivate due signore vestite di pelle, con la carta della suite dove stavamo. E lui mi disse che dovevamo passare a un altro livello del nostro matrimonio. Lì mi sono sfogata, l'ho picchiato e me ne sono andata e non l'ho più voluto vedere. L'ho salvato dal tentativo di suicidio prima del nostro matrimonio, se non fosse stato per me ora sarebbe morto. Era depresso per il figlio che vedeva pochissimo. Anche io sono impazzita e non ce la facevo più, spariva per giorni interi, me lo riportavano amici carissimi, ho pensato anche io di compiere quel gesto così forte. Come al solito pensiamo sempre di salvarli, non di cambiarli, ma loro non vogliono essere salvati, sono così. Durante il fidanzamento era un altra persona, romantico, anche un po' geloso. Non voleva che andassi da un'estetista di Stoccolma, faceva prendere l'aereo all'estetista e alla parrucchiera di Milano. Era così, per quasi cinque anni. La droga l'ha cambiato, ma purtroppo non è stata solo colpa sua, anche di alcuni amici che lo volevano svezzare, perché lui non aveva conosciuto nulla del genere. Ho provato la droga anche io per lui, ma me ne sono allontanata, lui no, si è fatta prendere da questa cosa». 

La Bertè, nonostante tutto, ha reagito e oggi è una delle sostenitrici del movimento contro le violenze sulle donne: «Alle donne dico al primo schiaffo bisogna denunciare, non aspettare che arrivi il secondo. Sono stata violentata psicologicamente, mi sono sentita in colpa per anni». La cantante poi si è congedata dal salotto della Toffanin con un toccante ricordo della sorella. 

Ultimo aggiornamento: 16:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA