Gerry Scotti a Verissimo, il dramma di Veronica Franco. Silvia Toffanin commossa

Sabato 5 Dicembre 2020
Gerry Scotti a Verissimo, il dramma di Veronica Franco. Silvia Toffanin commossa

Gerry Scotti a Verissimo, le ultime su IlMessaggero.itGerry Scotti è stato uno degli ospiti della puntata di Verissimo condotta da Silvia Toffanin. «A Natale potrei diventare nonno: è una femmina», ha detto Scotti a Verissimo. «Se nasce prima avvertimi», gli chiede Silvia Toffanin. Si è commosso invece parlando di Veronica Franco, la cantante di 19 anni morta di leucemia. Scotti l'ha conosciuta da vicino a "Tu si que vales". «È chiaro che questa edizione l'avrebbe vinta lei», ha detto Gerry ricordando la puntata in cui tutti si commossero in studio sentendola cantare: da Maria De Filippi a Belèn. Commossa, quasi sino alle lacrime, anche Silvia Toffanin.

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Ma l'ospitata è stata incentrata anche sul ricovero per Covid di Gerry. «Ora riesco a parlarne», dice subito Gerry Scotti accomodandosi nel salotto di Silvia Toffanin a Verissimo.  «In quel periodo che con poche e significative parole mi sei stata vicino», dice Gerry a Silvia. Di cosa parla? Dell'esperienza della malattia. Gerry Scotti ha affrontato il coronavirus, anche da ricoverato in ospedale.  E si capisce che non è stato facile e che ha avuto molta paura. Perché il Covid fa paura. 

 

 

«Il 26 ottobre sono risultato positivo, l'occasione: un controllo per lavoro. Pensi di cavartela come tanti a casa. Questo status di malessere mio è andato avanti per una settimana e sono andato a farmi controllare in ospedale e mi hanno detto "Forse è meglio se si ferma qui". L'atmosfera all'Humanitas la puoi immaginare: caschi, intubazione, macchine per la respirazione: io ero il più sano. O le forze ti abbandona del tutto oppure reagisci. E pare che in tutte le malattie il saper reagire è una componente della guarigione. Era pieno di ragazzi giovani che andavano dai 30 ai 40. Ci sarà qualche dottore anziano, ho pensato, e invece pure i dottori andavano dai 30 ai 40. Ci tenevo a dirlo», ha detto il conduttore tv elogiando il personale medico e infermieristico.

Poi ha parlato dell'esperienza del casco, quella capsula trasparente che si vede nelle tante immagini che arrivano dalle terapie intensive ed è una delle cose che fa più paura e ci convince a rispettare le regole anti contagio. Scotti conferma quella paura ma dice che non bisogna farsi intimorire se, una volta ricoverati lo mettono, perché il casco è fondamentale per guarire. «È stata l'esperienza più straniante, quella del casco. Una tortura. Lo strumento pensato per questa patologia per vedere se il tuo corpo riesce a respirare di suo è il casco. Ti manda la giusta quantità di ossigeno e con un sistema di pressione e depressione aiuta i tuoi polmoni. Se soffri di claustrofobia è terribile. Ma state tranquilli è il miglior modo per uscire dalla malattia», ha spiegato con il suo fare rassicurante. 

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E poi sul momento dell'arrivo in ospedale: «Io non ero neanche preparato, mi sono fatto mandare le cose. Devi essere legato a degli strumenti, hanno bisogno dio monitorarti giorno e notte, hai una quantità infinita di cannule... Dopo 36 ore sono tornato nella mia stanzetta. Ho avcceso la tv. Poi è lunga eh. Ed è lunga anche da guarito. Io Carlo Conti e Iva Zanicchi eravamo ricoverati nello stesso periodo, ci mandavamo i medssaggi: hey quanto ossigeno ti hanno dato oggi?» 

Durante la trasmissione tv anche un videomessaggio di Carlo Conti: «Gerry, un abbraccio: ora ci possiamo abbracciare noi, siamo immuni. Noi siamo sempre stati rivali, ma mai rivali, sempre rispettosi e con grande stima. Ora siamo fratelli di virus. Ci sentivamo, ci messaggiavamo quotidianamente, il livello di saturazione del sangue. Ci davamo coraggio. Non siamo arrivati a raccontare come era la pastina in brodo dell'ospedale ma questo ci ha fatto legare ancora di più. Gerry è un grandissimo uomo». 

 

 

Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre, 16:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA