L'opera ora è in codice: Fabrizio Plessi il primo artista italiano

Domenica 14 Novembre 2021 di Alda Vanzan
L'opera ora è in codice: Fabrizio Plessi il primo artista italiano

VENEZIA - Una volta c'era l'artista che creava un'opera: un quadro, una scultura, un disegno. E c'era un appassionato (un museo, un collezionista, un semplice privato) che se la comprava, la metteva dove preferiva (per i comuni mortali solitamente il salotto di casa) ed era felice di ammirarla, lui e solo lui, ogni volta che voleva. Anche oggi l'artista crea un'opera e l'appassionato se la compra. La differenza è che non sarà l'unico a poterla ammirare perché chiunque, quando vorrà, potrà vederla in Internet. Gratis. E allora cos'è che avrà comprato l'acquirente? Semplice: un codice. E con quel codice il legittimo e unico proprietario di quell'opera d'arte potrà vederla su qualsiasi schermo: il televisore di casa, lo smartphone, il computer. Il resto del mondo potrà comunque godere dell'immagine, ma solo il proprietario del codice potrà dire che quell'opera gli appartiene. Sua e soltanto sua.


Detta in soldoni, ecco gli NFT, Non Fungible Token, la nuova frontiera che da alcuni mesi, tra appassionati e scettici, sta tenendo banco nel mondo dell'arte. In Italia deve ancora prendere piede, ma un pioniere c'è: Fabrizio Plessi, veneziano, ha annunciato il suo ultimo progetto The Golden Age in cui utilizza la tecnologia degli NFT. Venerdì 18 novembre le sue cinque, uniche, nuove opere - flussi d'oro che cadono in una vasca, d'oro anch'essa, con un effetto morbido, elastico - saranno lanciate su Nifty Gateway, la più famosa piattaforma di aste online di arte digitale per token art non fungibili.


COSA SONO
Incomprensibile? La definizione tecnica è la seguente: un NFT è il certificato di autenticità di un'opera, un video, un file di testo o un file musicale. Non è l'opera in sé, è un attestato crittografico, unico e non riproducibile, contenuto in una blockchain, sostanzialmente un registro digitale. In pratica il collezionismo d'arte si è trasferito online, ma questo non significa che l'opera non esista: l'opera c'è, a cambiare è il senso della proprietà e il suo utilizzo.
Il giro di soldi (o di criptovalute) è enorme. The first 5.000 days, un collage jpeg di 5mila immagini realizzate da Beeple (al secolo Mike Winkelmann, illustratore e crypto artista americano di trentanove anni) tra il 1° maggio 2007 e il 7 gennaio 2021 è stato battuto da Christie's per 69,3 milioni di dollari. Il NFT del primo tweet di Jack Dorsey, fondatore di Twitter, è stato venduto per 2,915 milioni di dollari. Morgan ha messo in asta sulla piattaforma Opensea un suo brano musicale. Un video del cestista LeBron James è stato venduto in NFT per 200mila dollari. Adesso, in Italia, negli NFT si lancia Plessi.


L'ORO
L'oro non è una novità per l'artista veneziano: l'anno scorso ha fatto sgorgare cascate d'oro digitale dalle finestre del Museo Correr, in piazza San Marco. Adesso, con The Golden Age, ha realizzato cinque pezzi unici che venerdì saranno messi all'asta sulla piattaforma Nifty Gateway. Le aste in realtà saranno cinque: la prima durerà 24 ore, la seconda 48, la terza 72, la quarta 96, la quinta si concluderà dopo 120 ore. Chi si aggiudicherà uno dei cinque pezzi dell'età dell'oro dell'artista veneziano potrà decidere di visualizzare la creazione su uno o più schermi, oppure di tramutarla con l'opera fisica. In quel caso il codice sarà bruciato, l'opera non sarà più visibile in maniera digitale ed esisterà solo il pezzo fisico. Ma è una eventualità, questa dello scambio, che viene dato per remoto. Remotissimo. Il prezzo, in ogni caso, non c'è, lo deciderà l'asta. Paradossalmente uno dei cinque pezzi della nuova età dell'oro plessiana potrebbe essere aggiudicato per una manciata di euro. Nel settore, ovviamente, dicono che non sarà così.


LE RAGIONI
Per Plessi, che all'Istituto italiano di cultura di Abu Dhabi ha appena esposto delle installazioni che presentano l'acqua come elemento vitale e che sta preparando una nuova scultura da mettere all'ingresso della Torre di Zaha Hadid a Milano, non è stato difficile lasciarsi coinvolgere dai Non Fungible Token. «Io penso - ha detto - che il dovere di un artista sia di utilizzare tutti i mezzi che il proprio tempo gli offre. Fin dagli anni 60 ho immaginato che ci sarebbe stato un decollo vertiginoso delle tecnologie e che avrebbero potuto dare nuove emozioni all'arte». Anche gli NFT? «Gli NFT sono una nuova maniera di comunicare, di muoversi. E io, un po' da incosciente, mi ci sono buttato. Ma il grande problema di oggi è che o noi dominiamo le tecnologie o saranno le tecnologie a dominare noi. Il punto è: come le utilizziamo. Io dico che vanno utilizzate con la memoria storica di quello che noi siamo. E devono abituarci a vivere meglio. Sennò, che senso avrebbero?».

Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 10:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA