Cardinal Ravasi: «Ho twittato su Sanremo perché la Chiesa deve parlare ai giovani»

Cardinal Ravasi: «Ho twittato su Sanremo perché la Chiesa deve parlare ai giovani»

di Mario Fabbroni

«Il mio tweet per il Festival di Sanremo? Sapete che amo la musica, penso sia una delle arti che aiutano gli esseri umani a interpretate al meglio il mondo che cambia»
Già, ma lei ha sollevato tanta curiosità. Insomma, non capita tutti i giorni un Cardinale che parla di Sanremo...
«Ho scritto il tweet per sottolineare il problema più grande che ha la Chiesa, quella di non saper parlare il linguaggio moderno, quello che i giovani usano sui social. Invece dovremmo dare contenuti e valori di umanità alle nuove generazioni. Perché no, anche di fede».
Il Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ieri all'Università Federico II di Napoli per l'incontro sul tema Homo sum. Molteplicità dei saperi, sta cavalcando i social network visto che ha cinguettato il suo apprezzamento per due canzoni in gara al Festival. Ravasi ha infatti riportato in un tweet un passo della canzone Argento vivo di Daniele Silvestri: Avete preso un bambino che non stava mai fermo. L'avete messo da solo davanti a uno schermo. E adesso vi domandate se sia normale se il solo mondo che apprezzo è un mondo Virtuale. Quindi ha dedicato un altro tweet al pezzo di Simone Cristicchi: (Abbi cura di me): Basta mettersi al fianco invece di stare al centro.
Ritiene fondamentale la questione del linguaggio per la Chiesa?
«Credo sia il problema più importante, oramai i cattolici sono una minoranza nel mondo. Ma quei figli perduti vanno riconquistati. Serve un autentico rinnovamento pure nella formazione ecclesiastica».
Spesso i social vengono demonizzati, però...
«Ed è sbagliato. Le nuove tecnologie rappresentano infatti la più efficace forma di comunicazione. Vanno utilizzate con il linguaggio giusto, dando contenuti che riempiano il vuoto virtuale. Papa Francesco l'ha capito, lui è davvero empatico».
La pedofilia nella Chiesa però è altrettanto grave. Siamo alla vigilia di un summit in Vaticano atteso da tutto il mondo, quasi fosse un referendum sull'operato di Papa Francesco. Lei cosa ne pensa?
«Il fenomeno è scabroso, va denunciato e bisogna dare una svolta. Ma non è la Chiesa a tenere il primato dei casi di pedofilia, ci sono ambienti - come quello familiare oppure quello sportivo - dove è molto più alta l'incidenza dei casi di pedofilia di cui sono vittime donne e uomini».
Lo storico viaggio del Papa negli Emirati Arabi ha evidenziato come Islam e Chiesa possano avvicinarsi. Può accadere qualcosa di importante nei rapporti tra le due grandi religioni?
«Vedremo. Di sicuro l'Islam ha molte più difficoltà della Chiesa cattolica nel parlare al mondo che cambia tanto velocemente. Noi ci stiamo ponendo il problema da tempo, loro forse iniziano ora a rendersene conto».
Quale è l'aspetto più fuorviante per la formazione culturale e sociale dei giovani moderni?
«L'invasione delle fake news: oramai vengono confezionate così bene, che sembrano addirittura autorevoli. Invece si diffondono troppo facilmente autentiche sciocchezze».
Ma al Cardinale Ravasi piace l'Italia di questi tempi? Ritiene che la politica usi troppo spregiudicatamente i social network?
«I politici dovrebbero comprendere che le parole dette hanno un peso e che il tessuto sociale va ricompattato».
Sul caso migranti, la Chiesa è davvero l'ultimo baluardo?
«La Chiesa deve intervenire quando in campo ci sono troppi disvalori. Non bisogna mai dimenticare la nostra comune umanità, indipendentemente da pelle e condizioni di vita».

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mario.fabbroni@leggo.it
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Giovedì 7 Febbraio 2019, 05:01






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