Mostra del Cinema: stasera si saprà chi vince, tra i favoriti ROMA di Cuaròn

Mostra del Cinema: stasera si saprà  chi vince, tra i favoriti ROMA di Cuaròn

di Adriano De Grandis

VENEZIA - Stasera si saprà chi vince. Alle 21 verrà infatti comunicato il vincitore del Leone. Come al solito vive il solito gioco delle previsioni sui premi. Il film più papabile al Leone resta ROMA (tutto maiuscolo), che dal secondo giorno sta pure in cima ai voti medi della critica ed è stato ampiamente apprezzato anche dal pubblico. Il film di Alfonso Cuarón è quello che più lascia una sensazione di cinema corposo, dai contenuti alla realizzazione, con un'estetica rilevante. Il problema del film messicano sta nel presidente della Giuria, Guillermo del Toro, messicano anche lui a in ottimi rapporti col regista: un conflitto di interessi, se vogliamo leggerlo così, che molti altri presidenti in passato hanno ignorato premiando film mediocri; e che stavolta sarebbe davvero un peccato osservare.

Ci sono comunque valide alternative al Leone, tra cui i film di Yorgos Lanthimos sui feroci intrighi nella corte reale inglese (The favourite) e il western del francese Jacques Audiard The Sisters brothers, secondo alcuni anche l'altro messicano in concorso firmato da Carlos Reygadas (Nuestro tiempo), che però potrebbe scontare gli stessi problemi del film di Cuarón. Degli italiani ad avere più chances sembrerebbe il documentario di Roberto Minervini (girato nel Sud degli Usa) What you gonna do when the world's on fire?, che ha dalla sua il tema forte del razzismo, ora più che mai urgente. Anche Suspiria di Luca Guadagnino è accredito per qualcosa di importante, mentre Capri-revolution di Mario Martone sembra fuori da giochi.
IL GRAN PREMIO
Ricordando che oltre al Leone d'oro, la Giuria assegna un Gran Premio, un premio speciale, uno per la regia, uno per la sceneggiatura, per quanto riguarda i film (quindi esclusi gli attori), si fa strada la minaccia (è il caso di dirlo) che il Leone possa finire nelle mani dell'unica regista donna in Concorso (Jennifer Kent con il brutto The nightingale), sia per il fatto di essere appunto l'unica donna in gara, sia per il tema trattato (la violenza sulle donne), alle cui motivazioni va aggiunto l'eco dell'ingiuria incresciosa dell'accreditato, espulso prontamente dalla Biennale, urlata contro la regista sui titoli di coda del film e che ha fatto il giro del mondo.
LA REGIA
Per quanto riguarda l'aspetto della regia, oltre a quelli già citati, si devono anche aggiungere l'ungherese László Nemes, Shinya Tsukamoto, Brady Corbet, Mike Leigh, anche se questo è il premio più problematico, perché finisce spesso consegnato a registi sbagliati. La sceneggiatura potrebbe vedere premiato il lavoro, come sempre intelligente, di Olivier Assayas, il cui Doubles vies potrebbe aspirare anche a premi maggiori. Poche chances invece per First man.
ATTORI E ATTRICI IN ANSIA
Attori e attrici. Tra gli uomini potrebbe spiccare John C. Reilly, che interpreta il fratello più sentimentale dei due cowboy del western The Sisters brothers, ma possibilità ci sono anche per il medico lobotomista Jeff Goldblum di The mountain e, speriamo di no, il Van Gogh di Willem Dafoe. Tra le donne il pronostico è più complicato, dato l'abbondanza di candidate: si va dal cast intero di The favourite (Colman, Stone, Weisz) alla Portman di Vox Lux, dalla Yalitza Aparicio di ROMA (è la domestica) all'inevitabile Tilda Swinton di Suspiria, dalla Aisling Franciosi di The Nighingale alla Juli Jakab di Sunset, insomma un gruppo nutrito. Infine per l'attore emergente sembra aver battaglia facile il ferito simbolo della strage di Utøya in 22 July, il norvegese Jonas Strand Gravli.
 
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Sabato 8 Settembre 2018, 05:05






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