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Lo show della super Luna nella notte più luminosa dell'anno

Non guardate il dito, guardate la Luna. E quella di questa sera è proprio l’occasione giusta per rivolgere uno sguardo verso il cielo. Nello scenario più affascinante che si possa immaginare, quello celeste, nuvole permettendo, va in scena la seconda super Luna del 2019, la più grande dell’anno in assoluto.
In questa particolare circostanza il nostro satellite naturale sarà diverso dal solito per due aspetti principali: «Intanto si troverà alla minima distanza dal nostro pianeta, a “soli” 356.761 chilometri, circostanza -spiega Andrea Longobardo, planetologo dell’Inaf presso lo Iaps di Roma- che lo renderà il 7-8 per cento più luminoso rispetto alle altre notti. Ma, a dire il vero -continua-, non si tratta dell’evento top. Ci sono altre situazioni in cui il disco della Luna aumenta la sua luminosità fino al 14 per cento. Un occhio allenato percepisce la differenza, ma per una persona non abituata è importante osservare il fenomeno accanto a un punto di riferimento».

LE DISTANZE
Per entrare nello specifico va ricordato che, in realtà, ogni mese la Luna si trova al Perigeo, la distanza minima dal nostro pianeta, e a quella massima, ovvero l’Apogeo. Il periodo di rivoluzione intorno alla Terra è di 27 giorni, 7 ore e 43 minuti che corrisponde al suo periodo di rotazione. Proprio per queste caratteristiche la Luna ci rivolge sempre la stessa faccia. I primi ad aver posato una sonda sul suo lato nascosto, invece, sono stati i cinesi: lo scorso 3 gennaio la Chang’e-4 si è adagiata all’interno del cratere Von Kármánson, in una zona dell’emisfero meridionale nei pressi del Polo Sud selenico.
Per ritornare allo spettacolo di questa sera, va ricordato che è particolarmente interessante in quanto il Perigeo coincide con la Luna piena. Ma c’è di più: per il terzo appuntamento dell’anno con questo particolare show celeste, bisognerà attendere solo qualche settimana. Il 21 marzo, data che coincide con l’equinozio di primavera, la super Luna calerà il tris.

SECOLI, MILLENNI
Paura ma allo stesso tempo serenità e soprattutto luce nelle tenebre. La Luna, da secoli, per non dire da millenni, ha sempre segnato i tempi delle attività umane. Per tali motivi per ogni mese dell’anno, i nostri antenati le hanno affibbiato un particolare appellativo e un colore. Magìa, scienza ma anche arte visto che il nostro satellite ha affascinato anche poeti, scienziati e artisti come Leopardi, Einstein, Bernard Shaw, Mark Twain e William Shakespeare. Quasi 50 anni fa l’evento epocale, il primo uomo a mettere il suo piede nel Mare della Tranquillità, fu Neil Armstrong. Seguirono tre anni intensi con le missioni Nasa che facevano la spola tra la Terra e la Luna. Poi arrivò l’oblìo e l’interesse si trasformò in routine. Nel 1972 big ben dice stop e l’ultimo umano a lasciare il suolo selenico fu Eugene Cernan. Il libro dell’astronauta scomparso nel 2107, The last man on the Moon, è stato tradotto in italiano solo due mesi fa.

IL RITORNO
Ma come avviene per le maree, l’interesse per la Luna è ritornato puntuale al centro degli interessi delle Agenzie spaziali di tutto il pianeta. Nel prossimo mese di marzo, dal 18 al 22, il Lunar and Planetary Science Conference in Texas, farà il punto delle ultime scoperte e traccerà la rotta delle prossime esplorazioni spaziali. Un modo come un altro per ribadire che è meglio non guardare il dito ma la Luna.

enzo.vitale@ilmessaggero.it
 

Lunedì 18 Febbraio 2019, 23:12
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