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Gianluca Amadori
SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE di
Gianluca Amadori

Referendum, mai più carcere per ladri d'appartamento e spacciatori

Venerdì 27 Maggio 2022

E' una politica schizofrenica quella che un giorno predica tolleranza zero volendo tutti in galera e il giorno dopo propone e sostiene, come nulla fosse, un referendum il cui effetto sarà quello di impedire l'arresto di criminali responsabili di gravi reati, compresi furti in appartamento e traffico di droga.
Ogni idea è degna di rispetto, ci mancherebbe, ma servirebbe almeno un minimo di coerenza. E, soprattutto, bisognerebbe spiegare bene ai cittadini quali sono gli effetti delle riforme prospettate. Invece la grancassa della propaganda omette quasi sempre la verità imponendo un dibattito che assomiglia al tifo da stadio.

Le finalità reali del  Referendum n.2 - Limitazione delle misure cautelari, appare evidente: impedire una volta per tutte che nei confronti di politici e colletti bianchi possano essere emesse ordinanze di custodia cautelare per reati quali corruzione, concussione, evasione fiscale, bancarotte e così via. In galera, secondo certa politica, devono finire soltanto i criminali di strada perché evidentemente si ritiene faccia più danno il furto di una lattina di birra al supermercato che il crac di una banca. L'assurdità è che, se passasse il Referendum n.2, in galera non finirebbero neppure ladri e spacciatori (dieci grammi o dieci quintali, è uguale).

SOLO VIOLENZA CON LE ARMI

Il quesito che vuole abrogare parte dell'articolo art.274, comma 1, lettera c) del Codice di procedura penale avrà un effetto ben preciso. Oggi, prima di una condanna definitiva, il giudice può limitare la libertà di una persona raggiunta da gravi indizi di colpevolezza emettendo un'ordinanza di custodia cautelare (per imporre
carcere, arresti domiciliari o altri obblighi meno gravosi) soltanto se ricorrono tre esigenze: pericolo di fuga, rischio di inquinamento delle prove e, infine, rischio di reiterazione di reati dello stesso
tipo. L'esigenza che più frequentemente ricorre è la terza: il referendum vuole modificare l'attuale norma in modo che si possa arrestare soltanto nei casi in cui vi sia il "concreto e attuale pericolo" che possano
"essere commessi  gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale" (oltre alle ipotesi di criminalità organizzata e delitti contro l'ordine costituzionale). In sostanza, dunque, carcere preventivo solo
per omicidi, rapine a mano armata e poco più. Nessuna misura cautelare per stalker e truffatori,per chi commette reati di usura e riciclaggio, associazione per delinquere e omicidio stradale, falso e
pedopornografia (e tanti altri), che saranno tutti processati a piede libero. Il che, oltre ad avere tante persone pericolose in libertà, significa anche tempi più lunghi per arrivare a condanna: i processi più rapidi, che si concludono in tempi ridotti, sono infatti quelli in cui l'imputato è detenuto a seguito di ordinanza di custodia cautelare.

MIGLIAIA IN LIBERTA'

Inoltre, se il referendum dovesse passare, sarebbero liberati immediatamente migliaia di persone accusate di gravi crimini che attualmente si trovano detenuti in attesa di processo, oppure già condannati e in attesa della sentenza definitiva. Nelle carceri italiane circa un terzo dei detenuti (quasi tutti in custodia cautelare) sono stranieri irregolari che verranno quasi tutti scarcerati. Ai cittadini va bene così? E va bene a quella politica che, pur sostenendo il referedum, sostiene a gran voce di volerli tutti in galera? L'impressione è che vi sia scarsa consapevolezza degli effetti dell'eventuale abrogazione dell'attuale normativa, e lo scarso dibattito sui quesiti referendari non ha certamente consentito agli italiani di farsi un'idea precisa. Di sicuro le norme, qualsiasi esse siano, valgono per tutti e non soltanto per chi vorrebbe il politico di turno.

CUSTODIA CAUTELARE
Chi sostiene il Referendum 2, spiega che in Italia la percentuale di detenuti in custodia cautelare, è più elevata che in altri Paesi: nel 2020 le statistiche del ministero della Giustizia registrano più di 82 mila misure cautelari emesse, di cui poco meno di 25 mila in carcere (in calo rispetto a quasi 32 mila del 2018).

Ma il dato è infannevole e va letto con attenzione: nel nostro Paese gli imputati sono infatti considerati in custodia cautelare anche dopo la condanna di primo grado, quella in appello e persino nell'ipotesi di annullamento con rinvio da parte della Corte di cassazione per la sola rideterminazione della pena. All’estero, dopo la condanna in primo grado, in molti casi si è già in espiazione pena e ciò spiega perché le statistiche mostrano un numero inferiore di persone in custodia cautelare. 

LA CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO

Del resto la Convenzione europea dei diritti dell’uomo prevede che ogni persona accusata di un
reato sia considerata innocente “fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata” (articolo 6 comma 2), mentre, secondo la Costituzione Italiana, “L’imputato non è considerato colpevole sino
alla condanna definitiva” (articolo 27 comma 2); mentre l’articolo 111 comma 7 stabilisce che contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale è sempre ammesso ricorso in Cassazione, tant'è l'imputato può impugnare perfino il patteggiamento da lui richiesto.

 

Ultimo aggiornamento: 16:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA