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Passioni e solitudini di Alessandra Graziottin

Un libro per amico: è l'essenza della felicità

Un libro per amico: leggiamo di più, noi adulti, e incoraggiamo figli e nipoti alla lettura! Un buon libro è un compagno di viaggio, uno stimolo, una carezza per l'anima e la mente, un motivo di gioia, di riflessione, di conforto, a seconda del tema e della fase della nostra vita. È fantastico quando un libro appassiona al punto da diventare motivo di lettura golosa: per le intuizioni, le associazioni mentali, i ricordi, la nostalgia, perfino i tuffi al cuore. Certo, il libro deve prenderti, sedurti, incantarti, che sia un romanzo o un saggio. Una fortuna quando si hanno amici appassionati, della lettura e della vita, che regalano il libro imperdibile o lo segnalano.
Mi fiondo in libreria e, voilà, a casa contenta. L'ultima delizia è La misura eroica, di Andrea Marcolongo (Mondadori). L'autrice ha 31 anni: sveglia come un gatto, viaggiatrice curiosa, ha una solida laurea in lettere antiche e una vera passione per il greco e la visione del mondo che il mondo greco ha sviluppato. Scrive con il raro talento di rendere fresco, stimolante e attualissimo un approfondimento lasciato di solito agli ambiti accademici.
Perché lo consiglio? In questi tempi di rassegnazione, soprattutto tra i giovani, o di rancore sordo e distruttivo, senza progetti e senza futuro, Andrea Marcolongo riprende un mito antico e un manuale di sopravvivenza in mare, per ri-entusiasmare il lettore a ripensarsi e a ripartire per essere compiutamente se stesso, e non l'ombra pallida in cui molti appassiscono tristi. Per riprendere il mare, reale e metaforico, della propria vita, a qualsiasi età. Ho preso il mare fin da piccola, con coraggio, con gusto e qualche brutto naufragio. Sono ripartita, grazie a un temperamento indomito e a una famiglia che nei momenti bui mi ha sostenuta invitandomi però a riflettere, ad analizzare gli errori, a rimettermi in discussione a fondo e senza alibi. E a ripartire, con rinnovato entusiasmo, avendo appreso qualcosa di più sulla sfida di essere se stessi per una vita che abbia senso e gusto. Forse anche per questo lo splendido libro di Andrea Marcolongo mi ha commossa, vibrando in risonanza con le corde profonde della mia anima e della mia storia.
Sono certa che molti lettori e lettrici risentiranno emozioni vibranti e significative per la loro vita, le loro scelte, per superare un'impasse o una crisi profonda. Nel mito ritroviamo i grandi quesiti che la vita pone a ciascuno di noi. «Eroe, per i Greci, era chi sapeva ascoltarsi, scegliere se stesso nel mondo e accettare la prova chiesta a ogni essere umano: quella di non tradirsi mai. Vittorie e sconfitte non sono affatto il metro dell'eroismo: da millenni eroe è chi decide la sua vita», scrive Andrea. Con il richiamo a non restare ancorati in porto, ma a salpare coraggiosamente per il mare della vita come tanti secoli fa Giasone salpò alla ricerca del vello d'oro, incontrando l'amore, Medea, e il senso della propria vita, seppure con un destino tragico. Come bene scrive Lee Masters, nell'antologia di Spoon River. Tre i momenti essenziali per tutti: ascoltarsi, per capire a quale lido siamo chiamati; prepararsi (bene) come ogni coscienzioso marinaio; partire, senza voltarsi indietro, senza piani B che ci renderebbero facile la resa al primo momento di difficoltà.
Uno spunto di riflessione prezioso riguarda il legame etimologico tra felice e fecondo. Essere felici non è stare tranquilli, in disparte, ma è agire, fare, cambiare il mondo intorno a sé, e se stessi con il mondo. «Felice, dal latino felix, deriva dalla stessa radice verbale f di fecundus: fertile, produttivo. Fecondi non sono solo i campi di grano: fecondi siamo noi, che grazie alla felicità possiamo sorprenderci a compiere gesti o azioni che mai avremmo immaginato. Essere felici non significa quindi non avere problemi, contrattempi e vivere un imperturbabile stato di quiete quella si chiama tranquillità, calma, relax La felicità è invece l'opposto: è l'energia di agire, la gioia di fare, la voglia di cambiare di essere fertili, di veder sbocciare i fiori che siamo. E l'infelicità è il suo contrario: l'incapacità di muoversi, di scrollarsi di dosso pensieri pesanti, l'impossibilità di fare anche solo un passo oltre non fare niente, non dire niente, non amare nessuno rifiutare la fecondità della vita, così imprevedibile di occasioni, e preferire la sterilità, l'assenza di eventi...».
Un libro perfetto per i nostri ragazzi, inquieti e incerti fra il vegetare sui social, oppure impegnarsi (molto) e partire. Per essere fino in fondo se stessi, attivi e coraggiosi. Più fecondi, più vivi e felici.
www.alessandragraziottin.it

Lunedì 19 Novembre 2018, 00:00
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