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Passioni e solitudini di Alessandra Graziottin

La bellezza del crepuscolo: quelle riflessioni rigeneranti e consapevoli

«A mezzogiorno si fa lavoro e politica. Al crepuscolo si fa poesia. Le abitudini del lavoro nascondono la nostra verità, ma non possono impedire che la sera arrivi, inducendo pensieri diversi. Pensieri di solitudine, maestri silenziosi. Se diamo loro attenzione e ascoltiamo quello che hanno da dire, diventeremo saggi». Questo dice Rubem Alves, teologo speciale, capace di sorprendente per libertà di pensiero, in un piccolo prezioso libro: La bellezza del crepuscolo (Edizioni Qiqajon, 2018).

E' una breve raccolta di scritti sul tramonto della vita, condivisi con spirito lieve. Suggerisce con gentilezza riflessioni profonde, acquietanti e rigeneranti insieme. Innamorato della vita, Rubem Alves ricerca personalmente l'alba e la sua intensità anche al crepuscolo, percepito come un tempo da vivere finalmente liberi dalle molte costrizioni che spesso hanno ingabbiato il resto dell'esistenza, per le più diverse ragioni. Nessun giovanilismo, ma un'intensità assaporata con ancora maggiore consapevolezza, ora che «vedo il cumulo di sabbia nella parte inferiore della clessidra. La parte superiore, gli dèi, per bontà loro, me la nascondono». E continua: «La prossimità della morte illumina la vita. Coloro che contemplano la morte negli occhi vedono meglio, perché essa ha il potere di spegnere dallo scenario tutto quello che non è essenziale. Gli occhi dei vivi toccati dalla morte sono puri. Essi vedono quello che l'amore ha fatto diventare eterno». Estendo queste riflessioni ai lettori di ogni età, dall'autunno anagrafico a quei momenti di verità in cui percepiamo intensamente la fine, o il rischio della fine, anche in una giovane esistenza. Quando per malattia o incidente, personale o di un amico che amiamo profondamente, sentiamo d'improvviso l'assoluta brevità e impredicibilità della vita: «perché, dopo ogni morte, la vita diventa per noi più delicata e preziosa». Ci comportiamo come se fossimo eterni, ce la prendiamo per situazioni che se morissi domani sarebbero di irrilevanza assoluta. Elogio del nichilismo? No: al contrario, ricerca attenta e affettuosa «di chi e che cosa, nell'inferno, non è inferno, e dargli spazio, e farlo durare», come ben scriveva anche Italo Calvino in Le città invisibili. Con l'aspirazione di scegliere il meglio di emozioni, affetti e sguardo sulla vita, ma anche di ogni azione, ogni giorno. È un allenamento, raffinato dall'esperienza e da una crescente capacità di solitudine, a sapersi accorgere dei piccoli incanti della vita. Che sbocciano anche nel lavoro, e non solo nell'innamoramento romantico o nei momenti di poesia.

Sto scrivendo a Mosca, dopo due belle relazioni svolte stamani a un congresso di giovani endocrinologhe, in un silenzio appassionato, attento a non perdere una parola. D'istinto mi sintonizzo con quell'ascolto che attende, mentre le parole scelte tra clinica e scienza diventano più persuasive, entrano sottili nel cervello destro, dove abitano le emozioni, dove il sapere appreso con gioia e soddisfazione abiterà per sempre. È una felicità assoluta poter insegnare ad allievi di ogni età, quando si sentono l'intensità dell'ascolto, la gioia, la sorpresa, la gratitudine. Quando si vedono, alla fine, gli occhi brillanti e i sorrisi accesi e felici. Come si fa a non prepararsi ogni volta al meglio? Insegnare è un privilegio e una responsabilità, che siano i bimbi delle elementari o gli studenti post laurea. Quanti insegnanti, oggi, ne sono consapevoli? Quanti sprecano un'opportunità straordinaria di dare senso e gioia alla propria vita e a quella dei propri allievi? Rientrata in albergo per scrivere, il tavolo alla finestra alta sulla città, mi sorprendono violenti i lampi e tuoni di un temporale furioso. Eppure era un cielo allegro di nuvole e blu fino a poco fa. Ma ecco un raggio di sole: rapido come un ultimo sospiro, riaccende il cielo al tramonto e illumina la città. Così è la vita. Sorrido, felice. Una bellissima giornata, di lavoro, certo, ma di lavoro con tanta passione e tanto cuore. E' questa la benedizione di ogni vita assaporata, da vivere come un giardino, perché dentro la fatica ci sono la speranza e la gioia dei fiori e dei frutti. «Perché il giardino è il luogo dove l'uomo e la natura diventano amanti», sostiene Alves. Leggete La bellezza del crepuscolo. Lasciate andare i pensieri. E riprendetevi la vita, ora.

www.alessandragraziottin.it

Lunedì 23 Aprile 2018, 15:03
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