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Passioni e solitudini di Alessandra Graziottin

La vita non aspetta, dimenticarlo equivale a un suicidio

«Avevo vent'anni un minuto prima di compierne settanta. Sento terrore al pensare che la mia vita si estinguerà senza ricompensa: mi hanno vinto i figli ingrati (...), la resa di un marito incauto, la rabbia quotidiana contro qualsiasi avversario...». Così scrive Paolo Gutiérrez nel suo romanzo Los libros repentinos (Planeta Edizioni). Quanti di noi si sono accorti con sgomento, se non con terrore, di avere vent'anni un minuto prima di averne settanta? Di trovarsi quasi d'improvviso nell'ultima stagione della vita con un senso doloroso di inconcludenza, di giorni senza nome scomparsi nelle paludi inquiete della memoria, di vita non vissuta, di senso non trovato, in uno sostanziale smarrimento di sé? Per molti è una dolorosa crisi di senso, segnale comune della grande epidemia che percorre il mondo ad alto reddito. Con due picchi di età, gli anziani e i giovani, per diverse ragioni inquietanti.

Le persone adulte, quando hanno concluso, con poca soddisfazione, il ciclo primario della famiglia e del lavoro. E i due milioni di giovani senza orizzonti, in Italia, che non studiano, non lavorano, non sono in formazione. I tristi NEET, not (engaged) in education, employment or training. Definiti da un non-essere, da un'identità negativa, da un'ombra di sé, un fantasma. Zombie del giovane uomo o della giovane donna che potrebbero essere. Figli spesso di coppie che in modo più o meno consapevole attraversano o avranno la stessa crisi di senso. Maria Luisa Spaziani, poetessa sensibile, dà voce a sua volta a questa crisi trasversale, ai sentimenti che ostacolano la ricerca di sé e la realizzazione dei propri talenti: la tendenza a camminare pestando la propria ombra, ossia l'incapacità di slanciarsi verso il futuro; il timore di perdere se stessi cogliendo la sfida dell'ignoto; la paura dell'orizzonte, ossia di accettare il cammino, a volte senza fine, come parte integrante della vita.

Vorremmo liberarci di questa zavorra, di questa sagoma nera che opprime il nostro spirito, ma intanto ci limitiamo a non inciampare, e così lo sguardo rimane rivolto a terra, senza aperture e senza prospettive. Con pochi versi coglie in profondità il dramma di tante persone, sia giovani e smarrite nell'inconcludenza, sia giunte all'autunno della vita che si accorgono con sgomento di non avere saputo valorizzare, e a volte nemmeno saputo scoprire, le proprie aspirazioni più profonde. Per i più anziani è difficile raddrizzare una vita sfuggita di mano. E i giovani? Il primo passo è non arrendersi alla palude, alla rassegnazione, all'inconcludenza. A volte con l'aiuto di un adulto affettuoso ed emotivamente solido, che sappia essere un nuovo Virgilio, che li affianchi nella ricerca «per uscire dalla selva oscura, ché la diritta via era smarrita». Virgilio affianca e accompagna, ma non si sostituisce a Dante. Per uscire dalla crisi, dalla palude, dalla trappola interiore che inchioda i sogni e i progetti, ci vogliono ingredienti oggi poco amati o francamente detestati da molti giovani e dai loro genitori. Servono impegno quotidiano, e non accessi occasionali di velleitarismo. Serve capacità di sacrificio, parola scomparsa dal vocabolario dei giovani in crisi di identità. Serve disciplina, per impegnarsi quando se ne ha voglia, e soprattutto quando non se ne ha. Serve studiare, con curiosità aperta al mondo e al provarsi con il mondo, imparando da tutto e tutti, anche dai piccoli lavori estivi che allenano l'intelligenza emotiva, l'intelligenza sociale, la capacità di organizzarsi la giornata con ritmo e metodo, così da aver spazio per lo studio e il lavoro, ma anche per sport e passioni. È forte per troppi giovani la tentazione del conformismo, di adeguarsi a modelli di vita ciondolante, navigando a vista con il proprio gruppo di amici, tutti dentro alla stessa mancanza di senso, come se il futuro dovesse diventare improvvisamente luminoso per magia o colpo di fortuna. «Duce virtute, comite fortuna»: fai la tua parte impegnandoti a valorizzare i tuoi talenti, e ti accompagnerà la fortuna, dicevano i Latini, la buona sorte che premia chi è pronto e preparato per coglierla.

Allenarsi, fisicamente e mentalmente, sapere che ci sono fasi oscure e fasi carsiche in tutti i cammini luminosi, che si impara dal perdere, a volte più che dal vincere. Che bisogna sapersi mettere in discussione, sempre, con onestà e sincerità, soprattutto nei momenti di crisi e delusione. E che la tendenza o la pretesa di avere sempre ragione è la premessa dei fallimenti esistenziali più clamorosi. Riflettano i genitori sempre pronti a iperproteggere e a difendere a spada tratta i propri figli, rischiando di farne dei paralitici a vita. Per vivere una vita che abbia senso ci vogliono coraggio e disciplina interiore, quando la nostra verità ci porta fuori dagli schemi. In positivo, basti guardare quanto si impegnino i giovani che raggiungono i vertici nel lavoro, nella musica o nello sport. Ore di preparazione al giorno, senza alibi. «La vita non aspetta»: soprattutto, quando viviamo il tempo fuggente della giovinezza, un tempo essenziale in cui attraverso la scelta fra impegno appassionato o ciondolante conformismo poniamo le basi del nostro destino.

www.alessandragraziottin.it

Lunedì 20 Novembre 2017, 16:12
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