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Passioni e solitudini di Alessandra Graziottin

Un reddito di cittadinanza per rendere l'Italia più pulita

«L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro»: così recita il primo articolo fondante della nostra amata Costituzione. Fondata sul lavoro, non sugli assegni di cittadinanza. «E se il lavoro non lo trovo?». «Ti offro il lavoro da fare. E l'assegno di cittadinanza». Lavoro per otto ore al giorno, come tutti gli altri. «Quale lavoro?». «Socialmente utile», in attesa di meglio. Per esempio, squadre di giovani a ripulire le città: dalla plastica, dallo sporco, dalle tonnellate di immondizie onnipervadenti. Quartiere per quartiere. E per inaugurare un circolo virtuoso, abbassiamo le tasse in quei quartieri urbani o quelle cittadine in cui tutti i cittadini si industriano nel mantenere alto il decoro pubblico: dal pulire il marciapiede davanti a casa il mattino al raccogliere l'immondizia in modo differenziato, al piantare due fiori sul balcone o ridipingere la facciata di casa. E a educare i figli ad amare e rispettare la casa comune, il quartiere appunto, o il paese. Dando l'esempio per primi.
Un concorso: «Premio di bellezza civica»: sì, diamo dei premi a livello provinciale, regionale, nazionale. Per esempio, in forma di borse di studio ai ragazzi o alle squadre più attive. O un posto di lavoro strutturato a chi si è distinto per impegno nel lavoro pagato con il reddito di cittadinanza. Il guadagno per il Comune, la Provincia e la Nazione sarebbe diretto e indiretto. Diretto, per tutti i soldi risparmiati da una nettezza urbana sempre in allarme rosso, in perenne deficit e con zone in cui la pulizia è al di sotto del minimo tollerabile. Indiretto, per il miglioramento della qualità della vita e della salute che tutti proviamo nel vivere nel bello, nel luminoso, come se ogni città fosse una grande villa con giardini ben curati, strade senza buche, e centri sportivi e culturali a disposizione di tutti. Con l'obiettivo di fare dell'Italia il Paese più bello, più curato, più felice del mondo.
Utopia? «Noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni, e la nostra vita è circondata da un sonno», lo scriveva già Shakespeare nella Tempesta. La vita è fatta di sogni. Belli, bellissimi, se diventano progetti, e poi realtà, nella vita personale e in quella della grande famiglia che è la nostra bellissima Italia (si capisce che la amo pazzamente, nonostante tutto).
Care Lettrici e cari Lettori, non vi viene un brivido di orrore nel vedere i filmati sugli accumuli di immondizie a Roma o Palermo? E non vi viene un grande sorriso quando vedete un paese curato? Un bel parco dove veder correre i vostri bimbi in bicicletta, in sicurezza? Una biblioteca dove c'è gusto a entrare, perché si sente nell'aria la gioia di quelli che stanno leggendo? Città belle, curate, in cui è (più) bello vivere. E anche il turismo rispettoso avrebbe un'accelerata in più.
Allora l'assegno di cittadinanza avrebbe uno motivazione di dignità e un grande merito. Unirebbe i cittadini, invece di dividerli. Il lavoro è un diritto, ma anche un dovere. Bene il lavoro di cittadinanza, di transizione verso un lavoro definitivo. Valido per gli italiani come per gli immigrati. Lavoro come via di autonomia e dignità, per canalizzare la rabbia e trasformarla pian piano in progetti di rinascita.
Dopo i sogni-progetto, un augurio per l'anno che verrà. Che ciascuno dia spazio nella propria vita al sentimento di gratitudine. Chi e che cosa mi ha dato gioia grande, nell'anno che sta fuggendo via? Chi mi ha reso felice? Chi ho reso felice? A chi ho fatto una telefonata, solo per dire: «Ciao, come stai? Ti stavo pensando con affetto. Super abbraccio! Ti voglio bene!», ancora più gradito se chi riceve la telefonata (che non deve avere alcuna richiesta!) è in un momento difficile. Se è malato, se è solo, se è anziano, che sia un genitore, un insegnante, una zia che da piccoli ci ha amato tanto. Non dimentichiamo! Ricordiamoci di dire «grazie»! Di dirlo con il cuore. Di dirlo inatteso, in un giorno semplice, senza anniversari di mezzo. Andiamo con i figli piccoli a trovare la nonna, con un mazzolino di fiori, in un giorno qualsiasi, per dirle grazie per tutto il bene che ci ha voluto. Il sorriso intenso e la gioia dell'abbraccio nel riceverlo, i vostri bambini lo ricorderanno per sempre. Divenuti grandi, lo faranno con voi, con i loro figli. Torniamo a casa con un fiore, o un pensiero bello, per chi ci è vicino. Diamo una gratificazione a un collaboratore che ha mostrato un'attenzione in più. Anche la gioia, la gentilezza, la gratitudine sono emozioni contagiose. E allora auguri per un Nuovo Anno che faccia dei segni di gratitudine il fiore all'occhiello per rendere più bella la vita, per tutti.
www.alessandragraziottin.it

Lunedì 31 Dicembre 2018, 12:18
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