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Passioni e solitudini di Alessandra Graziottin

Bilinguismo per tutti e benvenga il veneto, ma serve anche l'inglese

Buongiorno Dottor Zaia,
ottima l’idea di valorizzare ancor più l’identità e la magnifica tradizione veneta. Imperativo perseguire il federalismo fiscale, obiettivo che premierebbe la laboriosità e la maggiore onestà contributiva dei Veneti. Giustissimo! Mi ha lasciato invece perplessa la scelta della nostra Regione, che Lei governa, di portare la lingua veneta a lingua ufficiale, da insegnare a scuola.
Parlo da appassionata cittadina veneta. Sono bilingue: parlo fin dall’infanzia la lingua veneta, così dolce, concreta, musicale e divertente, e l’italiana, così ricca di colori, sfumature e profondità semantiche. Sono nata sorridendo nella Marca gioiosa, ben felice di essere approdata in questa terra luminosa. In provincia di Treviso, perla di terraferma della Serenissima Repubblica, ho la residenza. Sono orgogliosissima di essere veneta e seguo con molto cuore le vicende della mia terra natale. E dal cuore mi nasce questa riflessione sul bilinguismo.
A scuola ho imparato il francese. Con gli amici e in famiglia si parlava in veneto o in italiano. Ma quando iniziai medicina, mio padre mi disse: «Se vuoi essere cittadina del mondo, impara l’inglese!». Così cominciai, e fu la mia fortuna. Ecco il punto: benissimo mantenere viva la conoscenza della lingua veneta, che molti di noi continuano ad apprendere in famiglia e che con gusto continuiamo a usare nella vita quotidiana. Giusto valorizzare l’identità e la cultura venete. Ma a scuola lasciamo il veneto facoltativo. Benissimo invece pensare, sempre a scuola, a un bilinguismo aperto sul mondo: italiano e inglese, fin dalle materne, da continuare fino all’università per tutte le scuole di ogni ordine e grado. Se poi un ragazzo/a vuole studiare bene anche il veneto, lo spagnolo o il cinese, l’arabo o il russo, ben venga. Ma intanto garantiamo a tutti i bambini e gli adolescenti questo bilinguismo formidabile, indipendentemente dal reddito e dalla cultura dei genitori.
Questa sarebbe una scelta davvero d’avanguardia, per proiettare il Veneto, nei fatti, in una dimensione internazionale fatta non solo di industrie brillanti che delocalizzano all’est, ma di giovani con un futuro molto più competitivo e saldo nelle loro mani. I bimbi benestanti sono già bilingue, e di lingue che contano. La sfida è dare l’opportunità del bilinguismo a tutti, e in particolare proprio a quei bambini del livello sociale medio basso che altrimenti al bilinguismo competitivo non arriverebbero (quasi) mai. «Ma allora con il veneto facoltativo le lingue diventano tre!». Dov’è il problema? Meglio! Imparare le lingue è uno straordinario allenamento per il cervello, tanto più quando si inizia da piccoli: ne sono esempio vivente molti bambini ebrei, dall’identità solidissima, che parlano bene cinque lingue non correlate (ebraico, arabo, inglese, spagnolo e russo, giusto per citare il repertorio dei figli di alcuni amici e conoscenti). Dunque bilinguismo sì, per fare del Veneto una rampa di lancio di giovani talenti verso il mondo. Ma anche per dare a ogni turista la sensazione di sentirsi a casa («To feel home from home»): che si faccia il tassista, l’albergatrice, il parrucchiere o la commerciante, per non parlare dei cartelli stradali e dei monumenti, visto che il turismo è una nostra risorsa straordinaria.
Spendiamo i soldi pubblici per investire sul futuro di questa splendida terra. La Serenissima Repubblica era aperta sul mondo. Continuiamo in questa luminosa tradizione, invece di arroccarci su muri linguistici. L’identità veneta sarà tanto più forte quanto più avremo nel cuore la certezza di essere nati in una terra benedetta che ci ha dato le ali, anche del bilinguismo che conta, per volare lontano, alti, sicuri e competitivi, oltre i confini. Lo vivo ogni giorno. E ringrazio mio padre. Che bello sarebbe se i bambini di oggi potessero ringraziare questa Regione, domani: in veneto, in italiano e in inglese.
www.alessandragraziottin.it

Lunedì 12 Dicembre 2016, 14:51
COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 5 commenti presenti
2016-12-17 23:52:43
Signora Granzottin, ho trovato il suo articolo interessante e documentato, al di sopra di certe beghe di quartiere. Speriamo che certe orecchie intendano.
2016-12-14 10:19:29
Di quale "lingua veneta" parla? Probabilmente, signora Alessandra, lei parlerà in veneziano che nulla ha a che vedere con la cosiddetta lengoa venetista o "lingua veneta". Già la parola "veneto" è un termine che fu coniato dagli antichi romani per definire gruppi tribali costieri o lagunari che ritenevano "amichevoli". Questo termine non era utilizzato solo per la città di Venezia che fondarono, ma anche per svariati ceppi limitrofi o inclusi nell'impero, in Gallia e in Regioni baltiche, reniane. ecc. Nel 1970, questo termine è stato rispolverato arbitrariamente in funzione venezianocentrica, non solo per indicare (come sarebbe corretto) la sola città di Venezia, ma anche il territorio della regione che invece possiede numerosi altri dialetti che poco o nulla hanno a che vedere con il veneziano stesso. Le ricordo inoltre che precedentemente all'istituzione dell'attuale Regione, che porta il simbolo di origine sumero-accadica del leone alato della città lagunare, tutto questo variegato territorio con il Friuli, si chiamava Venezia-Euganea. Lei può vedere quindi che parlare di “lingua veneta (o lengoa venetista che dir si voglia) non ha alcun senso scientifico, storico, linguistico ma solo propagandistico pro domo di chi se l’è creata in solitudine, in un laboratorio di sconosciuta ubicazione.
2016-12-13 18:02:42
Anch'io sono orgogliosamente veneto soddisfatto del presidente Zaia che a differenza di altri vicini (vedi Serracchiani) pensa alla sua regione ma trovo un errore il voler imporre a scuola una "lingua", che non e' nemmeno ben definita (un veneziano e un bellunese non sempre si capiscono del tutto...). Meglio studiare l'inglese e a casa, in famiglia, coltivare la tradizione del proprio dialetto locale.
2016-12-13 13:42:08
Buongiorno,peccato che in alcune città del Veneto,la gente fa fatica ad esprimersi in italiano,non avendo rispetto per chi non conosce il vostro dialetto.E poi,nel Veneto ,come in Friuli,dovrebbero imparare a smettere di bestemmiare! Puoi sapere anche 5 lingue,ma se continui a dire bestemmie,come persona vali zero!
2016-12-13 08:43:42
Il Veneto si può benissimo imparare nelle strade e nelle case. Anche perchè ogni zona ha il "suo" Veneto, quindi cosa insegniamo? Io, che vengo dalle montagne della Lessinia, ho un Veneto diverso da Venezia, da Rovigo, da Legnago, da Belluno. L'unica cosa che ci accomuna è che, in qualunque posto andiamo, se ci sentono parlare ci chiedono se siamo veneti. Direi che tramandare la nostra lingua, con tutte le sue varianti, è compito nostro, non della scuola. Se ci teniamo lo insegniamo ai nostri figli, come i nostri padri l'hanno insegnato a noi. Alla scuola lasciamo l'inglese, magari con insegnanti madre lingua, e non come da mio figlio con una siciliana che lo parla anche peggio di Renzi.
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