BLOG
Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Venezia 76, giorno 4. Joker fa il capo rivolta
Spiazza Ema, una donna tra fuoco e danza

 
Un giornatona. Se fino a ieri film anche belli, se non molto belli, non avevano comunque sorpreso, nemmeno l’ottimo Polanski di “J’accuse”, che è tutto tranne che sorprendente, arrivano adesso due film che ribaltano le attese, uno sgomberando il terreno dall’ennesimo fracasso di supereroi in azione, l’altro sovvertendo in modo dinamitardo il cinema del proprio autore.
Joker” più che un anomalo cinecomix è un noir disperato che sprofonda nella psiche umana. Come tante figure che incarnano il Male, ha avuto un’infanzia difficile, senza padre, con una madre che forse era meglio non avere e oggi, adulto, oltre a essere deriso da tutti, ha gravi problemi di tenuta psichica, che lo portano a ridere sguaiatamente, come una malattia. Fa il clown per campare, vorrebbe essere un comico di successo, si chiama Arthur Fleck e in definitiva cerca solo un po’ di affetto e di amore, ogni tanto sognando situazioni più felici. Ma oltre a essere deriso, finisce spesso bastonato brutalmente. La dark Gotham City lo espelle continuamente e quando la goccia fa traboccare il vaso, in metropolitana, scopre la sua anima vendicativa, brutale e assassina. Se si accetta l’ennesima genesi tormentata, che sembra necessaria per diventare un Grande Cattivo, e se si sorvola su qualche evidente futilità, come spiegare alcune illusioni vissute dal protagonista, il regista Todd Phillips, fin qui estraneo al genere, sorprende con una regia muscolare, vertiginosa, efficacemente esplosiva, tracciando attraverso richiami anche ostentati (uno su tutti “Taxi Driver”, e non a caso ecco la presenza di De Niro, come una specie di David Letterman) una discesa agli inferi di un personaggio che abbraccia il Male, perché spinto dalla società, diventando per di più un’icona rivoluzionaria, accendendo nel finale la rivolta in strada, con la folla inferocita e mascherata da pagliaccio, in una flagrante declinazione politica. Joaquin Phoenix (e chi, se no?) è la maschera obbligatoria di Joker, che usa la mimica del corpo come elemento cangiante dello stato d’animo, in una performance strabiliante, anche là dove si annida il manierismo, costruendo una monumentale figura diabolica, che attraversa il film con la sua presenza tellurica, fino a uno svelamento impensato di fronte all’agnizione di Batman. Voto: 7.5.
Tutto ci si poteva aspettare da Pablo Larraín, regista di “Tony Manero” e “Post Mortem”, di “Il club”, “Neruda” e “Jackie”, tranne che questo “Ema”, oggetto affascinante, dissacrante e totalmente sfuggente, indecifrabile nel suo montaggio sconnesso volto alla frantumazione narrativa (specchio di quella che riguarda la famiglia tradizionale), minando il percorso con una evidente chiave parodistica. Chi è intanto Ema? Una ballerina legata a un coreografo (Bernal), con un figlio adottivo che le viene tolto per la sua innata stravaganza. Ma perso tutto, figlio e amore, Ema si getta per le strade di Valparaiso costruendo nuove relazioni, con uomini e donne, che sottendono però a un piano preciso. Il rigoroso Larraín, distrugge il proprio cinema, ricostruendolo a intarsi sporadici, beffando sempre lo spettatore alla sequenza successiva. Film spiazzante, sincopato, rapsodico nel modo in cui affronta tutto sommato una banale storia di amori e tradimenti, scatenato al ritmo di musiche martellanti, dove il corpo diventa l’ostentata manifestazione della propria libertà, come dice la protagonista, una straordinaria Mariana Di Girolamo, che mette vigore e forza in azioni e danza. Un personaggio femminile intenso, a suo modo indimenticabile, mentre il fuoco brucia, il sole arde e il mondo impazza e va fuori di testa, con il reggaeton o senza. Potrà lasciare storditi e il rischio di una stupidaggine intelligente esiste. Ma almeno una volta tanto in Concorso si va per sentieri meno convenzionali. Voto: 8.
 

Domenica 1 Settembre 2019, 08:06
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti