BLOG
Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Venezia 75 giorno 9. La Capri nuda di Martone
La Tasmania insidiosa di Jennifer Kent


Un’altra giornata dedicata alle donne, entrambe desiderose di libertà. Con risultati piuttosto deludenti.
Ultimo film in Concorso per l’Italia, “Capri-Revolution” racconta la storia, nella celeberrima isola campana, di un gruppo di giovani adoratori del Sole, della Natura e del Nudismo, in un luogo ideale per la pace, l’arte, la danza. Siamo agli inizi del Novecento, a ridosso dall’avvio della Grande Guerra e il nucleo di giovani, ovviamente tutti bellissimi e guidati da una specie di Cristo, viene spiato da una giovane capraia dell’isola, Lucia (altrettanto bellissima e con abiti sempre clamorosamente lindi e perfettamente ordinati), che abituata a essere trattata da serva dai fratelli, ora che il papà è morto, s’invaghisce di quella vita libera all’aria aperta, abbandonando la casa e diventando anche vegetariana, dopo aver rifiutato il matrimonio con un ricco vedovo del luogo. Nel frattempo arriva sull’isola anche un giovane medico, che crede nella scienza e nell’intervento bellico, che probabilmente si innamora di Lucia.
Martone porta “en plein air” il suo sguardo teatrale decodificando le varie tracce del secolo scorso (soprattutto anni ’60 anticipati di mezzo secolo) in una sorta di presente storico, nel quale possano essere accettate anche tutte le incongruenze presenti nella sceneggiatura, altrimenti incomprenibili. Cerca di ottenere una consacrazione del corpo e della terra (le nudità, quasi tutte femminili, abbondano), dello spirito e dell’arte (tutti suonano, danzano…) mostrando l’emancipazione di una giovane donna che individua la possibilità di sentirsi libera, ma il film appare sterile nelle contrapposizioni che si creano, con la carnalità plastica e mai sensuale (soprattutto nell’unico accoppiamento visibile, piuttosto brutto), la bellezza patinata (va beh che siamo a Capri, ma qui nemmeno la vecchia madre appare provata dagli anni e dalla fatica), girando dopo mezzora sempre su stesso, con le azioni ripetitive, gli snodi telecomandati (compreso il desiderio di fuga finale), che mostrano come l’ultimo Martone non riesca più a trovare una chiave forte e rigorosa come i suoi primi lavori. Voto: 5.
Va peggio con l’altro film in Concorso, l’unico girato da una donna, l’australiana Jennifer Kent. È la storia tragica di una detenuta irlandese in Tasmania, a cui un crudele e bastardo ufficiale britannico uccide marito e bambina appena nata. La giovane si mette così sulle tracce del tenente, cercando, assieme a una guida indigena, di portare a termine la sua vendetta. Se “The Babadouk”, il suo film cult d’esordio, mostrava l’abilità delle sfumature, con “The nightingale” (L’usignolo) siamo di fronte a un western nella foresta, spesso grezzo e manicheo (i cattivi sono oltremodo perfidi), basico e raccontato per tappe troppo programmate, dove la violenza esplode con un accanimento volutamente scioccante. Brava comunque Aisling Franciosi nella parte di Clare, che usa la voce armoniosa in contrapposizione alla rabbia furibonda della vendetta. Voto: 4.
Infine il ritorno a Venezia di Zhang Yimou, già due volte Leone d’oro (“La storia di Qiu Ju” e “Non uno di meno”), ci porta dentro gli intrighi di Corte, dove gli uomini Ombra (“Shadow” è il titolo in inglese) sostituiscono pubblicamente re e potenti, per salvarne l’integrità fisica in caso di attacco. Tratto dal classico epico cinese “Romanzo dei tre sogni”, affronta il tema del doppio con un fantasma che prende il sopravvento nella storia. Desaturato nei colori e magnificamente raggelato in architetture mirabili, è il consueto vorticoso roteare di armi, in una danza continua di corpi in battaglia. Voto: 6,5.

Venerdì 7 Settembre 2018, 07:43