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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Una stella torna a brillare: a loro modo
Lady Gaga e Bradley Cooper funzionano


Del film “A star is born” (in italiano “È nata una stella”) esistevano già tre versioni cinematografiche: la prima, firmata William A. Wellman è del 1937, la protagonista è Janet Gaynor, nominata all’Oscar, lui è Fredric March, fu girato in technicolor e vanta anche una presenza minima di Lana Turner; la seconda (1954), la migliore, è stata girata da George Cukor (il suo primo film a colori e musicale), lei è Judy Garland, lui James Mason ed è quasi sempre stata vista nella sua versione tagliata di 134’ anziché di 182’ (o 170’ in un copia restaurata negli anni ’80); la terza, la più debole, ha come regista Frank Pierson con la coppia Barbra Streisand (che vinse l’Oscar con la miglior canzone: “Evergreen”) e Kris Kristofferson, abbastanza dimenticabile a parte la voce della Streisand quando canta. Tutto comunque cominciò da un precedente film di George Cukor, come detto autore del primo remake, che nel 1932 diresse “A che prezzo Hollywood?”, con quella storia melodrammatica di un pigmalione famoso ma alcolizzato e in decadenza che si innamora di una umile ragazza con ambizioni artistiche, che diventerà a sua volta una vera star.
Presentato fuori concorso a Venezia come film d’apertura, il quarto film, che curiosamente mantiene nella versione italiana il titolo originale inglese, poggia su due elementi di interesse: la presenza di Lady Gaga come attrice principale e l’esordio alla regia dell’attore Bradley Cooper, qui comunque nella parte del controcanto divistico, in caduta libera. Davvero serviva un nuovo remake? Probabilmente no, ma tuttavia il risultato non è disprezzabile, tenuto conto di ciò che si va a vedere: una commedia romantica, buona per lacrimoni, con un sentimentalismo spiccio ma emozionante, belle canzoni, discreto intrattenimento. Tutto questo c’è e ha un suo perché di esistere. Tra l’altro la star newyorkese, da dieci anni punto di riferimento mondiale della musica pop esordì proprio sulla scena del piccolo schermo, in una puntata de “I soprano”, senza lasciare ovviamente traccia. Ma insomma non ci sono solo canzoni: basti ricordare la sua presenza in “Machete kills” e “Sin city”.
E adesso al fianco di Bradley Cooper funziona con questa superficialità sobria, questo spaesamento tra alcol e sesso, ascesa e decadenza, amore e tormento: un prodotto così perfetto per la corsa agli Oscar, che non distrae per un attimo la sua funzione incantatrice che sa colpire il pubblico più semplice. Si potrà dire che sembra un concertone di Lady Gaga (e d’altronde non era pensabile che non si attaccasse al microfono) e che Cooper è spesso gigione nelle scelte di regia e nella recitazione, anche se come cantante crepuscolare funziona e ha anche un suo carisma accettabile. Ma non ci si annoia e nell’insieme regge un film pensato e costruito per essere quello che è. E quindi va assolto.
Stelle: 3

 

Sabato 13 Ottobre 2018, 09:37
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