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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Partenza fredda a Cannes, tra zombi comici
rivolte sociali in Francia e violenze in Brasile

Cannes sta diventando un luogo delirante. Non solo per quello che accade con le proiezioni, dove la stampa è messa in condizioni di non lavorare più con i tempi necessari (a parte pochi Eletti, che vedono i film in proiezioni segrete: questo è il livello ormai di rispetto per il lavoro degli altri), ma anche sullo schermo, tra zombi, rivolte sociali e una specie di exploitation alla brasiliana.

THE DEAD DON’T DIE di Jim Jarmusch (Concorso) - Di paura si può morire. Di paura di può tornare anche in vita. Ma soprattutto di paura si può anche ridere, però questo risultato il primo film in gara non lo ottiene e “The dead don’t die” e la firma eccellente di Jim Jarmusch, apre immediatamente la lista delle delusioni. A Jarmusch, che proprio qui a Cannes qualche anno fa aveva saputo cogliere una struggente storia di vampiri, alla base del suo “Solo gli amanti sopravvivono”, non riesce il tratto parodistico tipo “Per favore, non mordermi sul collo!”, di polanskiana memoria, e si affloscia in siparietti al massimo simpatici, dove nemmeno la chiave politica riesce a trovare una forza decisiva. Certo il tema dell’Uomo che sta distruggendo il pianeta affiora (e non è un caso che l’unico Sopravvissuto sia un eremita che osserva la tragedia e che sta a contatto con la natura), il pessimismo regna sovrano, la critica all’America trumpiana è evidente, la Luna si mostra in cielo in modo inquietante, la Terra ha spostato il suo asse, ma il canovaccio è debole, le situazioni ripetitive e nemmeno l’ennesimo sguardo attonito di Bill Murray, il carnevale di teste tagliate con la katana da Tilda Swinton, la consueta inafferrabilità di Adam Driver, il ricorso a facce amiche come Steve Buscemi, Iggy Pop e Tom Waits, i riferimenti cinematografici a George Romero (del quale disperde tutta la sua carica sovversiva), tolgono il film da una spirale celebrativa e tutto sommato a vuoto. Dal 13 giugno in Italia col titolo "I morti non muoiono". Voto: 5.
BULL di Annie Silverstein (Un certain regard)
– In un sobborgo di Houston, Kris, una ragazzina di 14 anni che vive con la nonna e una sorella minore, perché il padre è scomparso e la mamma è in carcere, vive un rapporto complicato e ostile con il vicino di casa, un torero sul viale del tramonto. L’esordio nel lungometraggio di questa regista texana, che già aveva sbancato Cannes con il suo corto “Skunk”, è una immersione profonda ma piuttosto risaputa in territori umani, geografici e sociali complicati. Il film si fa apprezzare per come riesce a stare attaccato ai corpi dei protagonisti, ma la sceneggiatura approda spesso a tappe convenzionali; e il ricorso a un anti climax continuo, forse depotenzia la forza dirompente di due caratteri ribelli. E la metafora del rodeo non è certo originale. Nelle zone di Minervini, si direbbe, ma senza trasmettere la stessa rabbia, inquietudine e solitudine. Ma è un film che si vede, se non si chiede troppo. Voto: 6.
LES MISÉRABLES di Ladj Ly (Concorso)
– A Montfermeil, non distante da Parigi, il poliziotto Stéphane si aggrega a una coppia di colleghi, nello scandaglio quotidiano della zona, tenuta in equilibrio tra le varie etnie che la popolano con l’arroganza, dove i primi a usarla sono proprio quelli che dovrebbero mantenere l’ordine. Ma il furto di un cucciolo di leone scatena una bagarre, dagli esiti funesti, mentre all’alto un drone registra la quotidianità e anche qualcosa di pericoloso. Il primo film di finzione di Ladj Ly, dopo vari documentari (su tutti il notevole “A voce alta”, sulla forza della parola, passato qui a Cannes, due anni fa) è un’immersione nella tensione incendiaria delle periferie francesi, dove l’integrazione mostra il proprio fallimento e le rivolte sono sempre più frequenti e inarrestabili. Ma la sensazione è che la spettacolarizzazione di ogni contrasto sociale, che la dimostrazione di una “tesi”, che le logiche narrative degli opposti (poliziotto buono/poliziotto cattivo, così come per ogni gruppo sociale, etnico), l’insistenza dell’ormai insopportabile uso del drone (anche se nella prima parte giustificato, perché decisivo nel racconto), tolgano forza a un film che si accontenta spesso del fracasso. Un po’ il controcanto al borghese e ben più inquietante “Nocturama”, grandissimo film di Bonello, che Cannes rifiutò un paio di anni fa: qui è tutto un po’ più rozzo e retorico, anche se il finale, dove le giovani generazioni distruggono ogni equilibrio con la violenza, è la parte migliore di un film, che si apre con le strade di Parigi invase dalla festa per la vittoria nella finale 2018 del mondiale di calcio, perché il calcio sembra essere sempre l’unico elemento che fa sentire la folla veramente unita in una fratellanza pur fittizia. Voto: 5.
BACURAU di Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles (Concorso)
– In un futuro prossimo, nel villaggio sperduto di Bacurau si svolgono le esequie di Carmelita, la matriarca del luogo, morta a 94 anni. Ma accadono sempre più eventi incomprensibili (come la scomparsa del villaggio dal gps), mentre un gruppo non meglio identificato di turisti si trasforma in un’autentica minaccia nei confronti dei pochi abitanti della zona, con un’escalation impressionane della violenza. Dopo “Aquarius”, una potente lettura sulla trasformazione sociale ed economica del Brasile, Mendonça Filho, stavolta con il sodale Dornelles alla co-regia, firma un film altrettant politico, distopico, bizzarro, eccessivo, esplosivo, spesso incapace di reggere il gioco al massacro, illudendosi di affascinare con il martellamento continuo di musica, corpi massacrati e sangue. Pur in un contesto affascinante, e puntualmente retto da una lettura politica evidente, il mix di generi ingolfa un racconto anche inafferrabile (chi sono veramente questi seguaci di Michael/Udo Kier?). Da confrontare, per certi aspetti, con “Oro verde”, da poco uscito nelle sale italiane e passato a Cannes l’anno scorso, col quale perde nettamente la partita. Come sempre, il fascino di Sonia Braga si prende la scena. Voto: 6.
 
 

Giovedì 16 Maggio 2019, 12:27
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