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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

In lotta contro se stessi: Peele firma "Noi",
un horror a specchio tra sosia e incubi


Due anni fa la sua opera prima, “Scappa-Get out”, gli dette immediata fama mondiale e non pochi scorsero in lui un nuovo cantore di una rappresentazione politica ed economica, dove diversità di classe e razza definivano, in chiave thriller con sfumature horror, le attuali criticità sociali negli Stati Uniti (non a caso il titolo originale “Us” si legge anche come “United States”) e di conseguenza nel mondo.
Jordan Peele, newyorkese neo 40enne di colore, continua il suo percorso dialettico sulle conseguenze delle dinamiche statunitensi, portandoci con “Noi” dentro il cuore maligno di un Paese che amministra il proprio potere attraverso la costante mistificazione della realtà, riproducendosi costantemente in forme ciclicamente ripetitive: la sua è una lettura sociale agghiacciante, che disegna un quadro di impietosa sopraffazione, dove la doppiezza è l’immagine deformata di ogni equità mancata.
Adelaide Wilson, che nel breve prologo è una bambina, torna nella sua casa in California per le vacanze estive: è sposata e ha due figli. Una sera, dopo una spensierata giornata al mare, i quattro Wilson scorgono sul viale di casa quattro figure inquietanti nell’ombra che si tengono per mano e sembrano in qualche modo formare il loro stesso nucleo familiare. Non hanno un’aria rasserenante e infatti è l’inizio di un incubo, che scopriremo presto essere collettivo.
Nel gioco degli specchi e dei sosia (i doppelgänger, come si dice più appropriatamente oggi), Peele scava nell’orrore del Sotto/Sopra, tra il mondo reale e quello in catene, partendo dalla manifestazione del 1986 “Hands across America” (un appuntamento popolare che portò oltre 6 milioni di persone a tenersi per mano in nome di una democratica visione del mondo) e quindi ponendo un ponte tra l’America reaganiana di allora a quella trumpiana di oggi, in un flusso temporale che le accomuna, portando gli americani a dover far i conti con se stessi e con le loro paure: chi siete voi viene chiesto a questa specie di zombi vestiti di rosso tornati alla luce e pronti alla vendetta? “Siamo americani”, è appunto la lapidaria risposta.
Scopertamente simbolico fin dalla sequenza dei titoli di testa, dopo il breve prologo, con quel carrello all’indietro che scopre come il coniglio in gabbia sia in realtà mille e uno; non privo di alcuni, improvvisi accenti ironici, “Noi” sembrerebbe, almeno inizialmente confrontarsi col “Funny games” di Haneke, ma in realtà il congegno è più indirizzato a un desiderio di vendetta generale che non alla scellerata perversione dei singoli; e se indubbiamente la fascinazione della battaglia con il proprio “uguale” risalta fin dal primo attacco, forse l’eccessivo spiegone finale toglie quella misurata cadenza misteriosa, nonostante un colpo di scena ultimo che sembra un frammento shyamalaniano, troppo sorprendente e spiazante, emerso a scompaginare le certezze e dar fiato all'ambiguità.
Stelle: 3

L'EDUCAZIONE DI REY
- A Mendoza, a ridosso delle Ande, il giovane Rey(naldo), assieme al fratello e a un altro ragazzo, tentano il furto in un ufficio notarile. I due ragazzi vengono arrestati, Rey fugge con la refurtiva. Nel tentativo di nasconderla, cade nel patio di una guardia giurata in pensione, distruggendo la serra. L’uomo lo raccoglie in casa e in cambio della libertà, gli fa riparare la serra. L’esordio di Santiago Esteves è un secco noir, che coniuga la corruzione della polizia, con il caritatevole desiderio di educazione della gente per bene. Storia un po’ risaputa, sceneggiatura un po' zoppicante, ma ruvida atmosfera e una desolazione esistenziale giovanile palpabile. 
Stelle: 2½
 

Venerdì 5 Aprile 2019, 00:03
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