Adriano De Grandis
OGGETTI DI SCHERMO di
Adriano De Grandis

Il cinema in casa: tra i film in streaming
Favolacce e Tornare, top e flop italiano

Mercoledì 6 Maggio 2020
In tempi di chiusura dei cinema, spostiamo lo sguardo sulle piattaforme in streaming. Molti dei film che dovevano uscire in sala, stanno pian piano affollando le offerte di Netflix, Amazon, Sky eccetera.  Ecco alcuni film, tra i più attesi e i più interessanti, disponibili.

 
FAVOLACCE dei Fratelli D’innocenzo (Sky, Timvision, Chili, Google play, Infinity, CG Digital, Rakuten) – In una periferia romana, in villini a schiera, vivono alcune famiglie piccolo borghesi, che trascorrono la giornata in cerca di soddisfazioni personali che riempiano la vita, ma in realtà nascondendo malesseri e fallimenti. I figli, spesso ancora bambini, covano sempre più uno stato d’animo di distacco, quando non di ribellione. Nelle pieghe di una infelicità strisciante, scoppiano le tragedie. Straordinario ritratto corale dei gemelli d’Innocenzo, al loro solo secondo film, ma che dimostrano una padronanza della scrittura e della messa in scena matura e sorprendente. Una favola nera, un film impietoso e cupo come raramente in Italia, di questi tempi, se ne fanno. Tra i Grimm, Lynch e Tim Burton; tra Rossellini e Raymond Carver: non si salva nessuno e il gesto estremo è la dissonanza verso un mondo inaccettabile. Bravi tutti gli attori, a cominciare da Elio Germano. Miglior sceneggiatura all'ultima Berlinale, dove avrebbe meritato qualcosa in più. Dall'11 maggio. Voto: 8.
L’UOMO INVISIBILE di Leigh Whannell (Amazon Prime)
– Cecilia si sveglia di notte in una casa lussuosa davanti al mare e abbandona Adrian, con il quale ha una relazione. L’uomo tenta di fermarla, ma non ci riesce. Spaventata dalla possibilità che Adrian possa trovarla e ucciderla, Cecilia si tranquillizza soltanto alla morte dell’ex compagno. Ma purtroppo sembra che Adrian continui a spaventarla anche come fantasma. Un revenge film di chiara vocazione femminista, attento alle architetture e agli spazi, un po’ meno alla credibilità della narrazione. Whannell, dopo “Upgrade”, si conferma regista attratto dalle dinamiche socio-personali, con un’inclinazione ossessiva per la tecnologia. Un po’ troppe situazioni sono figlie di una sorpresa volutamente spiazzante, ma la sintassi della tensione e della paura è abilmente condotta, con un finale, anche se a un certo punto piuttosto evidente, in linea con l’effetto desiderato. Voto: 6,5.
IL BUCO di Galder Gaztelu-Urrutia (Netflix)
- Un uomo si sveglia chiuso dentro una costruzione verticale, con un baratro nel mezzo e un numero enorme di piani. Un uomo gli spiega che dovrà nutrirsi, attraverso una tavola-ascensore imbandita, con quello che resta man mano dai piani superiori; e così faranno anche quelli che sono rinchiusi più sotto. Un horror claustro-metaforico che richiama “The cube”, sostituendo il fascino e il mistero con la grezza rappresentazione della società. Tra Dante e de Cervantes, la simbologia è fin troppo scoperta e facile (il cibo come metro di ricchezza eccetera), quando non banale (quel piano 333 a metà percorso verso l’Inferno); ma pur basica è anche un’opera sullo spazio, sulla crudeltà e sulla sopravvivenza, non facendosi mancare nessun disgusto. Voto: 6.
TORNARE di Cristina Comencini (Sky, Timvision, Chili, Infinity, Rakuten)
– Dopo tanti anni Alice torna a Napoli da New York, nella casa che l’ha vista bambina. Oggi è una giornalista e il rientro è dovuto ai funerali del padre. Ma Alice decide di restare: tra le mura di quella villa ritroverà la memoria, facendo emergere episodi drammatici della sua vita, dall’infanzia ai giorni attuali. Comencini tenta l’ardua strada del thriller dell’anima, ma nei corridoi si perde in manierismi e fredde geometrie dei ricordi, un’altra “bestia del cuore” da elaborare, mal sorretta dalla recitazione catatonica di Giovanna Mezzogiorno, che si moltiplica in modo meccanico per tre (infanzia, giovinezza, età adulta), anche in un'unica inquadratura. Ambiziosamente, fin dal titolo (“Volver”), lanciata a specchiarsi in Almodóvar, non riesce nemmeno a trovare qualche palpito ozpetekiano, ingabbiando i traumi in un eccesso di scrittura e senza un sguardo capace di evitare la stanchezza di un cinema troppo vecchio e fintamente elaborato. Voto: 4.
TIME TO HUNT di Yoon Sung-hyun (Netflix)
– In una Corea del Sud, quattro ragazzi tentano il colpo della vita, con la speranza di partire per lidi lontani dove fare la bella vita. Ma l’azzardo è mal calcolato e un misterioso personaggio è presto sulle loro tracce, desideroso di fargliela pagare. Un noir notturno ansioso e bulimico, spettacolare e violento, che sbaglia il dosaggio di un immaginario tra frastuono ed esasperazione. Così se la prima parte è già un fluviale racconto di fatti, rincorse, sparatorie e morte, la seconda, non più incalzante, si limita a un situazionismo ripetitivo, dove anche l’esplosiva regia s’ingabbia, perdendo invece l’occasione per una doppia, avvincente caccia all’uomo, dove l’inseguitore diventa inseguito. Voto: 6.
 
Ultimo aggiornamento: 16:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA