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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Del Degan e un Paradiso da trovare in Carnia
La storia di un uomo che vide troppo


Trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato: è un attimo come il destino possa
intrappolarti nelle sue spire, sabotando la tua vita
. È quello che è capitato a Calogero
che accidentalmente, in qualche angolo della Sicilia, assiste suo malgrado a un
delitto di mafia e decidendo di collaborare con la giustizia per identificare i colpevoli,
è costretto ad abbandonare identità, terra e famiglia, arrivando, come uno straniero
spaesato, in Friuli, a Sauris, ricominciando da zero.
“Paradise” è il primo lungometraggio di finzione di Davide Del Degan, quasi 50enne
regista triestino, fin qui segnalatosi con una serie di corti pluripremiati ai festival e
soprattutto per il documentario, firmato assieme al regista di origine greca Thanos
Anastopoulos, “L’ultima spiaggia”, che un paio di anni fa riscosse sorrisi e applausi a
Cannes, con quello stabilimento balneare a due passi dalla Slovenia chiamato
Pedocin, dove gli uomini e le donne prendono il sole ognuno col proprio spicchio di
sabbia e di mare, in una convivenza separata d’altri tempi.
A ridosso delle riprese, che inizieranno entro una decina di giorni proprio a Sauris,
Del Degan spiega i motivi che l’hanno spinto a raccontare una storia come questa,
che pone tra l’altro un forte quesito morale allo spettatore: io al posto di Calogero
che avrei fatto? “È una domanda fondamentale, alla quale non è per niente
semplice dare una risposta. Calogero è una persona comune, non appartiene alla
mafia, non è un pentito, un collaboratore di giustizia, ma solo un testimone di
evento criminale, come può disgraziatamente capitare a tutti, un incidente che ti
stravolge l’esistenza. In più ha una compagna, sta diventando padre e proprio
questo gli dà la forza per poter assicurare al proprio figlio un futuro migliore. Così
sceglie di finire sradicato dal suo territorio, dalla sua esistenza, una scelta che solo il
coraggio ti può dettare, sapendo che nascondersi è comunque impresa tutt’altro che
facile e automatica. Una specie di eroe dei giorni nostri”.
Dalla Sicilia al Friuli, mondi poi completamente diversi: “Anche questo disegna il
disagio al quale Calogero va incontro. Siamo in Carnia, in un paesaggio immerso tra i
monti e la neve, solitamente un po’ riservato, quindi ancora più ostico se vogliamo.
Sei costretto a guardarti dentro in condizioni non facili. Un percorso che Calogero
dovrà affrontare con una forza non comune”.
Eppure in questa storia cupa, Del Degan vuole trovare una sponda più lieve: “Sì, è
sempre stato un po’ nel mio stile: raccontare storie drammatiche anche con il tocco
leggero della commedia, del paradosso, insomma riuscire a strappare un sorriso con
l’ironia, che nella vita è fondamentale per sopravvivere. Un po’ come tutto il nostro
cinema”. Non a caso la sceneggiatura del film è di Andrea Magnani, anche lui
triestino, l’anno scorso sugli schermi con la commedia surreale “Easy”, in giro per
l’Europa con una bara e un cadavere.
Prodotto da Giampaolo Smiraglia, dalla Pilgrim e dalla slovena Atalanta, il film
dovrebbe vedere la luce a fine anno.
Intanto ecco gli ultimi ritocchi al cast: “Stiamo
facendo le scelte definitive. I protagonisti principali saranno attori professionisti,
decidiamo in questi giorni. Il resto è composto anche da gente del luogo, per dare
maggior credibilità, una ricerca che abbiamo portato avanti negli ultimi mesi”.

Domenica 4 Febbraio 2018, 08:41
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