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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Cannes 72/3. Pedro, la memoria commuove
Guzmán, la memoria mette i brividi


Il viale del tramonto di Almodóvar intenso come condizione esistenziale, la fantascienza glaciale di Jessica Hausner, il fascino e la memoria delle Ande di Patricio Guzmán: a Cannes ieri bella giornata di cinema, brutta giornata atmosferica, solita giornata di caos e disagi nella programmazione e nel rispetto eluso verso sta qui a lavorare.
DOLOR Y GLORIA di Pedro Almodóvar (Concorso) – Salvador Mallo è un regista in declino, la cui fama passata è legata soprattutto a un film, “Sabor”. Vive un momento particolarmente tormentato, tra difficoltà di scrivere e problemi fisici. E così tornano i ricordi dell’infanzia, della lavorazione di quel film e le persone di allora che riappaiono all’improvviso. La memoria come urto (e urlo) del tempo che passa, il riavvolgersi del nastro di una vita, dai primi turbamenti sessuali in quel paesino bianco ai primi veri amori, dal film della vita al ricordo della madre. Pedro non sarà più il ragazzo ribelle di un tempo, con quel suo cinema irriverente, sgraziato e folle, che non tornerà più e non è nemmeno giusto aspettarlo; oggi c’è la liturgia dell’età matura, con il corpo che rivendica l’usura e la forza che viene meno; con gli errori e i rimpianti; con quel senso malinconico del tempo che si assottiglia. Certo non è nuova questa declinazione fortemente autobiografica (da “La legge del desiderio” a “La mala educacion”), diversa è la percezione di un tempo sospeso (il film ha una sua “lentezza” significativa) e inconciliabile, tra un bacio assetato ritrovato dopo tanti anni, un quadro che ti spalanca il cuore, un film che ti faccia continuare a vivere (e il finale così scopertamente finzionale lo dichiara). Banderas, intenso e forse mai così bravo, è Pedro, che attraversa il film cercando l’ormeggio introvabile. Voto: 7,5.
LITTLE JOE di Jessica Hausner (Concorso)
– Alice lavora in un laboratorio che coltiva in serra piante modificate geneticamente, che attraverso il loro profumo dare felicità, con un potenziale di mercato enorme. Ma sembra esistere un effetto collaterale non insignificante: il profumo entra nel cervello e cambia le persone. Intanto Alice porta a casa, contro le regole dell’azienda, una piantina per il figlio Joe: in famiglia la piantina viene chiamata appunto Little Joe. L’austriaca Hausner continua a elaborare il suo cinema congelato, geometrico e anaffettivo, sradicando le regole, qui anche del genere (come lo fu l’anti horror “Hotel”), con una messa in scena implacabile, rigorosa e a suo modo affascinante. Si pone a un distanza di osservazione ambigua (come lo fu in “Lourdes”, a tutt’oggi il suo film migliore) e pur partendo da un’idea ormai quasi abusata (da “L’invasione degli ultracorpi” in giù), elabora un trattamento sulla percezione (dell’altro e anche di se stessi), non così banale. Voto: 6,5.
LA CORDILLÈRE DES SONGES di Patricio Guzmán (Seance Special)
– Il ritorno a Santiago del regista cileno, in un paesaggio dominato dalle Ande, maestoso nella sua stordente bellezza. Se l’acqua e la luce avevano accompagnato lo scandaglio della memoria, nei suoi precedenti documentari, stavolta è la roccia il mistero che la racchiude, perché tutta la vita della grande capitale parte da lì, da quella spina dorsale granitica, che protegge e imprigiona la vita. Guzmán, che accompagna il documentario con la propria voice over, ascolta i ricordi di amici e artisti, ricostruendo gli anni tragici della dittatura di Pinochet (qui attraverso le impressionanti immagini girate allora da filmmaker Pablo Salas) e mostrando come il benessere economico di oggi del Cile, figlio del neoliberalismo dove le disuguaglianze sociali restano enormi, discenda direttamente da quegli anni bui di terrore. Ed è ancora la natura a marcare il territorio e la Storia, perché come noi osserviamo ammirati la Cordigliera, essa ci guarda, probabilmente non altrettanto ammirata. Un nuovo grande documentario, dove le immagini stupefacenti della natura si alternano a quelle sconvolgenti degli umani, con le retate dei militari e violenza sui manifestanti, ai tempi della dittatura. Voto: 7,5.
 
 

Sabato 18 Maggio 2019, 15:45
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