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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Cannes 71, giorno 6. Lazzaro davvero felice
Kore-eda prezioso, inutile il Papa di Wenders


Primo film italiano in Concorso e buon esito. E poi il remake di Fahrenheit 451, un inutile film sul Papa e l’ennesimo scandaglio sulla famiglia del quotato Kore-eda.
LAZZARO FELICE di Alice Rohrwacher (Concorso) – In una comunità contadina, dominata dalla mezzadra marchesa De Luna vive Lazzaro, un giovanotto così buono da sembrare quasi idiota. L’arrivo del figlio della marchesa, Tancredi, fa nascere un’amicizia, che si interrompe in modo sconvolgente. Lazzaro finisce ai bordi di una ferrovia in un ambiente metropolitano, dove a distanza di anni trova persone con le quali aveva diviso l’adolescenza. Solo che gli altri sono invecchiati.  Un film sull’Italia di oggi, sulla bontà che non paga mai, sulla santità di quelle persone che attraversano il Bene e il Male anche senza rendersene conto, tracciando la vita contadina che sparisce e quella metropolitana che stritola. Scritto e diretto con una libertà sorprendente, una narrazione che si lascia sedurre dai personaggi e non viceversa, è un film bislacco, ma anche coraggioso, sganciato dai soliti rituali di un cinema aggrappato ai codici sicuri. Certo sul crinale realtà/fantasia della fiaba non tutto sempre funziona, ma tra richiami nobili al cinema di Olmi e Pasolini, la Rorhwacher mostra una capacità non comune di scandagliare ambienti e corpi. Lazzaro felice, Alice felice. Voto: 7.
POPE FRANCIS di Wim Wenders (Fuori Concorso)
– La vita sacerdotale di Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco. Quel che resta di Wenders si vede poco. Un biopic troppo didascalico e incapace di affrontare la complessità di un ruolo e di una persona all’interno di una Chiesa, più che mai in contraddizioni con lo stesso Pontefice. Un film inutile, nel suo dispiegarsi senza un’indagine interessante. Voto: 4.
FAHRENHEIT 451 di Ramin Bahrani (Fuori Concorso)
– Oltre mezzo secolo dopo Truffaut, si torna a bruciare i libri, ai quali stavolta vengono aggiunti anche vinili, vhs e quant’altro esprima il pensiero e la memoria nell’arte. Tocca a Ramin Bahrani, con l’aiuto nella sceneggiatura di Amir Naderi (ma si fatica a ritrovarlo), aggiornare le dinamiche politiche ed esistenziali, ma il tutto finisce in una specie di action prodotto dal canale Hbo, dove i personaggi rischiano di diventare solo figure molto stereotipate, come l’ennesimo Michael Shannon di cattiveria esagitata. L’adattamento da Ray Bradbury si risolve quindi in un giocattolone a tratti divertente, ma spesso piatto e lontano dalle intenzioni distopiche dell’originale, in assenza di vero furore e fuoco. Voto: 5.
SHOPLIFTERS di Kore-Eda Hirokazu (Concorso)
– In una famiglia di taccheggiatori, dedita a piccoli furti per sopravvivere, un incidente inatteso rivela ulteriori segreti. Kore-eda continua la sua perlustrazione nel cuore della famiglia, stavolta all’interno di un nucleo che non è esattamente stretto da legami biologici. Rovesciando quasi per paradosso il suo “Nobody knows” (a tutt’ora il suo film migliore), con il suo consueto stile rarefatto immerso in una quotidianità normale, Kore-eda stratifica una storia piena di sorprese, dove il nero che affiora nella seconda parte non cancella il candore anche assistenziale della prima, mostrando come Bene e Male possano non sempre identificarsi in azioni risapute. Un cinema dei sentimenti ancora una volta capace di essere struggente e commovente. Voto: 7.   

Lunedì 14 Maggio 2018, 15:24
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