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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Cannes 71, giorno 4. Le immagini di Godard
il melò di Jia Zhang-ke, la sorpresa "Girl"


GIRL di Lukas Dhont (Un certain regard) – L’adolescente Lara, che vive col padre e un fratello minore, è imprigionata nel corpo maschile di Victor. Il suo desiderio è potersi operare per diventare donna a tutti gli effetti. Nel frattempo inizia un corso a una scuola di danza. Sorprendente e per ora autentico “colpo al cuore” di Cannes, un’opera prima di rara sensibilità, capace di descrivere il calvario di un corpo e di un anima sospeso in una frontiera drammatica tra l’essere e il non essere. Mai patetico, trova nell’esibizione della danza l’ulteriore scandaglio di un corpo in continua tensione. Entusiasmante la prova attoriale del giovane Victor Polster. Ah, il regista belga ha solo 27 anni. Meditiamoci su. Voto: 8. 
MON TISSU PRÉFÉRÉ di Gaya Jiji (Un certain regard) –
A Damasco nel 2011, all’inizio della rivolta siriana, la giovane Nalha vive con la mamma e le sorelle. Mentre un ragazzo siriano espatriato negli States torna e chiede a una delle sorelle minori di sposarlo, Nalha intreccia un rapporto con una condomina, che due piani sopra gestisce una casa d’appuntamenti. Nel frattempo gli scontri in strada aumentano. Se è interessante la dinamica delle vicende familiari e l’avventurosa vita alternativa di Nalha, l’intreccio con le vicende politiche e la rivolta appare soltanto appoggiato, come elemento forte d’interesse, pur in una situazione di costante pericolo. Film onesto, ma niente più. Voto: 6.
ASH IS PUREST WHITE di Jia Zhang-ke (Concorso)
– Qiao (una bravissima Zhao Tao, che molti ricorderanno in “Io sono Li”) è la donna del boss Bin. Salvandogli la vita durante un’aggressione, Qiao finisce in prigione per 5 anni. Al suo ritorno trova Bin con un’altra donna. Successivamente Bin si rifà vivo e i due tornano assieme, ma Bin alla fine sparisce di nuovo. Jia Zhang-ke resta fedele alla divisione in tre parti, cronologicamente progressive, com’era successo anche nel precedente “Al di là delle montagne”, ma all’idea manca quella significativa ed evidente diversità sociale e culturale, che stavolta è soltanto accennata, come altri temi ricorrenti del suo cinema.  In realtà qui si racconta una storia d’amore tormentato, in chiave melodrammatica, vissuta dalla parte di un bel personaggio femminile. Tuttavia il film di uno dei registi cinesi più opportuni di oggi appare la copia debole di altri suoi lavori. L’unica scena che vibra sul serio è il lungo dialogo all’interno dell’hotel, nella seconda frazione. Voto: 6.
LE LIVRE D’IMAGE di Jean-Luc Godard (Concorso)
– L’ulteriore riflessione sullo stato dell’Immagine, della Parola e di tutto ciò che aiuta il pensiero a esprimersi, attraverso frammentazioni cinematografiche, folgorazioni di montaggio e assonanze geniali, cut sonori, schermi neri. Un film saggio per niente imprevedibile, nel senso che c’è tutto quello che ti aspetti. I moltissimi fan grideranno all’ennesimo miracolo, i più tiepidi e rispettosi suggeriranno di aver visto una specie di ”Fuori orario” d’eccellenza (ovviamente c’è anche il frammento de “L’atalante”). Enciclopedico e affascinante, ovviamente lontano dal resto del cinema. Forse avventata la presenza in Concorso, ma qui dove Godard campeggia dal manifesto a una santificazione continua (come nella serata inaugurale, decisamente non corretta visto che il film corre per la Palma) non si può discutere. Senza voto (perché qualsiasi voto non avrebbe senso).
 

Sabato 12 Maggio 2018, 17:45
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